• 08/06/2026

Sandwip – Ultima parte

di p. Antonio Germano Das, sx. –

Diario di un viaggio nell’isola dei cicloni (3 giugno – 13 giugno 1991) in Bangladesh

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SANDWIP: L’ISOLA RIEMERSA. Poche note introduttive.

Geograficamente, l’isola si colloca in pieno Oceano Indiano, anche se gli abitanti identificano ancora le acque dell’Oceano con quelle del grande fiume Megna. Si trova a Nord-Ovest di Chittagong, da cui dipende amministrativamente. È una Upozilla (=entità amministrativa creata dal presidente Ershad, deposto solo qualche anno fa e corrispondente ad un sub-distretto) con sede ad Harispur, dove c’è anche il posto di polizia. Comprende 15 Union o comuni, l’ultimo dei quali, URIR-CHAR, a Nord Ovest, è un’isoletta.

Secondo i dati fornitici dal posto di polizia, l’isola ha una superficie di 87 miglia quadre; la lunghezza massima si aggira intorno alle venti miglia e la larghezza intorno a dieci. Dati precisi sulla popolazione è quasi impossibile averli, ma il numero dovrebbe aggirarsi intorno ai 300 mila abitanti.

La pesca è la prima risorsa dell’isola. Ci sono molti pescatori, tra cui gli Hindu, Jele (pescatori) di casta, i quali spesso sfidano l’Oceano, andando per questo incontro a grossi rischi. L’agricoltura è piuttosto misera. All’interno (una estensione quindi molto limitata) si possono avere 2 o 3 raccolti di riso l’anno, ma gran parte del territorio è costiero e quindi, data la salinità dell’acqua, è possibile solo un raccolto all’anno, quello che si effettua dopo la stagione delle piogge.

Una buona percentuale lavora all’estero (Medio-Oriente, USA, Europa) e le rimesse in valuta sono un buon cespite per l’economia dell’isola. La comunicazione all’interno è molto difficile, soprattutto nella stagione delle piogge. Le poche strade, con fondo solido, già dissestate, sono diventate un susseguirsi di buche dopo il ciclone. La gente si muove a piedi o in ricksaw; ci sono poche moto private o di enti. I trasporti sono effettuati con i gorugari (carri trainati da buoi). Nell’isola c’era anche la corrente elettrica, ma la rete è andata quasi completamente distrutta con il ciclone. I collegamenti con la terraferma sono effettuati da uno steamer (grosso battello), che, in condizioni normali, va e viene tre volte la settimana. Altre navette sono abbordabili, ma con grosso rischio.

 

CRONISTORIA DI UN GRUPPO.

Il gruppo si è costituito dopo che P. Tedesco, Fratel Gamba e Suor Filomena si erano portati sulla zona del disastro per sondare la possibilità di inserimento e di intervento in appoggio ad altre organizzazioni gi operanti sul posto. Al gruppo, su segnalazione di P. Bob, fu assegnata l’isola di Sandwip, in appoggio alla NGO (organizzazione non governativa) NIGERA KORI.

Il gruppo si costituiva come Health Team (gruppo sanitario), in quanto era formato tutto da infermiere. Esse erano: Sr. Filomena, delle Suore Luigine di Alba, Sr. Emilia, delle Blue Sisters (così sono chiamate in Bangladesh le Piccole Sorelle di Charles de Foucauld), Sr. Martha, bengalese, delle Suore Luigine e una laica, Miss Antonia, infermiera bengalese del Fatima Hospital. Tutte donne quindi che, in un paese come il Bangladesh, avrebbero avuto difficoltà a muoversi. Saputa la cosa, mi sono aggregato al gruppo che mi ha accolto volentieri.

 

PARTE II

NOTE DI VIAGGIO: IMPRESSIONI E RIFLESSIONI SU FATTI E PERSONAGGI.

 

IL PERSONAGGIO BOB
Lo avevo incontrato tanti anni fa, ma di lui non ricordavo più neppure la fisionomia. La prima impressione che ho ricevuto da lui, incontrandolo a Sandwip è stata quella di un uomo libero, dotato cioè di quella libertà propria dei figli di Dio. Si muove con una bicicletta presa in noleggio di giorno in giorno. Contratta i ricksaw e non si arrende finché non ottiene il prezzo normale degli altri bengalesi. In una ventina di giorni che è stato qui, ha girato dappertutto e tutti lo salutano e lui risponde. Con il suo accento pronunciatamente americano, egli risponde a tutti e non si preoccupa affatto del modo con cui magari la gente si diverte alle sua spalle, come di solito fanno i bengalesi con gli stranieri.

Fin dall’inizio ha fatto parte del team della Caritas, facendosi accettare pienamente e divenendo anzi l’animatore e l’ispiratore del gruppo, come si è potuto chiaramente vedere nel giorno di addio: lo chiamano affezionatamente Bob bhai! E cioè fratello Bob! Ho avuto una sola occasione di scambiare punti di vista con lui. P. Bob, dei Missionari di Mary Knoll (una fondazione irlandese), è in Bangladesh dal 1975. In precedenza era stato nelle Filippine. Vive al Nord, tra i Musulmani. Non ho chiesto precisamente come svolge la sua attività. Quello che ho potuto percepire è che lui è contrario a strutture di Chiesa parallele a quelle governative. Secondo il suo punto di vista, noi dovremmo agire attraverso le strutture governative presenti dappertutto nel paese. Circa l’aiuto ai malati, per esempio, per i quali spende gran parte del suo tempo, egli si serve delle strutture governative e se ne dimostra soddisfatto, dicendo che medici ed ospedali tantissime volte hanno curato gratis i suoi ammalati.

Ho avuto con lui una battuta, che meritava un approfondimento, ma non c’è stato tempo. Ho detto che l’unica ragione che può spiegare la nostra presenza in Bangladesh è una ragione di fede. Io sono stato specifico intendendo la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Su questo punto penso che la sua visione si diversifichi e confini in quella parte della teologia, che è portata ad essere teocentrica. Ma i nostri punti di vista non hanno avuto modo di esplicitarsi compiutamente. Ciao, Bob bhai! al nostro prossimo incontro, che sia però fuori dello spessore di un ciclone.

 

PERSONAGGI DEL NOSTRO GRUPPO: DUE PER VOLTA.

 

  1. – LE DUE INFERMIERE DEL FATIMA HOSPITAL: Sr. MARTHA ED ANTONIA. Al vederle fin dal giorno, in cui siamo partiti, con i loro bagagli ed i loro vestiti, sembra che vadano per un viaggio di piacere e non si rendono conto di dove si va e di quello che le aspetta. Appaiono demotivate e questo emerge subito quando ci troviamo immersi nella realtà di Sandwip.

Loro pensavano di fare qualcosa, magari distribuire medicine ai malati, come sono abituate a fare all’ospedale. E invece qui si tratta di fare niente, perché sono già tanti quelli che fanno. Si tratta non di fare qualcosa fuori di noi, ma di dare qualcosa di noi stessi: essere presenti tra la gente, stare con loro, ascoltarla, far capire che siamo solidali con loro soffrendo qualcosa sulla nostra pelle. Daremo anche quelle poche medicine che abbiamo portato con noi, ma questo è molto marginale e vale solo se c’è il resto della sostanza. Tra l’altro, Sr. Martha non ha portato con sé né la Bibbia né alcun altro libro di preghiera. Come faccia a pregare, è un mistero. Ma, da quello che appare, senza voler giudicare, non penso che questa sia una cosa molto importante per lei. A tutto il resto infatti ha pensato: mangiare, vestire, ecc. Evidentemente queste sono cose importanti che non si dimenticano.

Però, dopo le frustrazioni dei primi giorni, man mano che si entra in situazioni difficili e si parla fra di noi, qualcosa cambia dentro di loro, anche se evidentemente hanno una voglia matta di tornare indietro. La molteplicità dei disagi e la difficoltà delle situazioni, in cui siamo venuti a trovarci, insieme allo spirito di pieno abbandono e di fiducia nel Signore, con cui si è cercato di vivere tutti gli avvenimenti, penso che abbiano contribuito a trasformare questi giorni passati a Sandwip in una esperienza indimenticabile della loro vita, che per tanti altri aspetti ancora ha arricchito la loro personalità.

 

  1. – Sr. FILOMENA E Sr. EMILIA: UN CAPITOLO A PARTE.
    Sr Filomena con i suoi 30 di Bangladesh, celebrati proprio a Sandwip, e Sr. Emilia sono un capitolo a parte. Dall’inizio alla fine, mi hanno profondamente edificato. Sr. Filomena è stata un po’ la locomotiva del gruppo, sempre pronta a captare gli umori dentro e fuori di noi, a farsi promotrice di iniziative e a stimolarci un po’ tutti.

Sr. Emilia sempre serena, tranquilla, sorridente, presente dappertutto, senza mai tirarsi indietro, ma anche con gli occhi aperti su tutto, pronta a intervenire con qualche battutina umoristica, che faceva emergere una particolare situazione. Con suore come loro è un piacere lavorare e si può andare anche oltre Sandwip. Le loro motivazioni di fede sono profonde ed emergono al tempo giusto come qualcosa di naturale ed hanno il sapore delle cose dello Spirito.

NIGERA KORI: L’N. G. O. CHE CI HA OSPITATI A SANWIP.                     C’è da dire che se siamo a Sandwip e abbiamo potuto restarci per quasi dieci giorni, questo è perché Nigera Kori ci ha ospitati. In precedenza questa N. G. O. era stata segnalata da P. Bob, quando P. Tedesco, Fr. Gamba e Sr.Filomena si erano recati a Chittagong per sondare le possibilità di lavoro a Sandwip.

Questa N. G. O., operante in molte zone del Bangladesh, ha il suo quartiere generale a Dhaka come tutte le altre N. G. O. La sua origine è legata ad un certa Carol, una canadese operante in Bangladesh negli anni ’70. Non ho informazioni precise sui suoi scopi e attività, ma sembra che si muova soprattutto a livello di villaggio, promuovendo somity ed iniziative di lavoro, miranti alla self-sufficiency, da cui il nome Nigera Kori (fare da sé). E’ appoggiata ad organizzazioni straniere, soprattutto Olandesi e Canadesi. A Sanwip è presente fin dal ciclone del 1985. Ha l’ acquartieramento ad Haramia in una costruzione a due piani, presa in affitto, dove siamo stati ospitati anche noi in questi giorni. Nell’isola dispone di 6 centri di distribuzione in 6 diverse Union: Harispur-Haramia-Shiberhat-Alborhat-Urir Char-Gupta Char. Ha in programma 3 mesi di relief. Per quel che riguarda la seconda fase di intervento, che è quella della ricostruzione, pare che non abbia ancora un piano preciso.

In un primo momento infatti si parlava della costruzione di 6 mila case del valore di 25 mila Taka (pressappoco un milione di lire). Ma ultimamente si parlava di mille case del valore di 10 mila Taka ciascuna. L’impressione che abbiamo ricevuta è stata di gente che ha lavorato senza sosta in questa situazione di emergenza e si vedono visibilmente affaticati per lo sforzo sostenuto. Quello che si nota è l’assenza di un organigramma: non si vede una cartina dell’isola, un quadro delle casualità occorse, degli interventi fatti e da farsi.

Nei nostri confronti sono stati abbastanza gentili, ma evidentemente ci hanno considerato un corpo estraneo, fino a farci capire, anche se indirettamente, che sarebbe ora che ce ne andassimo fuori dai piedi. Le ragioni? Ovviamente non sono palesi, bisogna cercare di indovinarle. Una prima ragione potrebbe essere quella che si sentissero un po’ controllati da noi, temendo magari anche un nostro eventuale report nei loro confronti. Un’altra ragione potrebbe essere di carattere logistico: il fatto che occupassimo due stanze creava loro dei problemi, perché ogni giorno c’era gente che veniva da Dhaka o da Chittagong e che bisognava perciò ospitare. Tutto sommato, l’impressione ricevuta è positiva e penso che Nigera Kori sia una N. G. O. con cui mantenersi in contatto e con cui collaborare nelle zone in cui è presente.

 

LA CARITAS A SANWIP.
L’intervento della Caritas nella zona estesa del ciclone è stato sostanziale ed efficace. Il quartiere operativo è a Chittagong, dove c’è la sede regionale. Si nota subito come la Caritas abbia una lunga esperienza di intervento in situazioni del genere. Non appena, infatti, si entra nell’ufficio, appaiono subito manifesti i grandi cartelloni con le cifre del disastro, la documentazione fotografica, le zone di operazione scelte, interventi effettuati, materiale distribuito, ecc. Il personale, cominciando dal Direttore Regionale, è stato molto attento a noi, apprezzando il significato della nostra presenza e mettendoci a disposizione addirittura una jeep per i nostri spostamenti a Chittagong.

Anche la Caritas è presente a Sanwip dal ciclone del 1985. Durante il primo mese di emergenza era presente nell’isola con un team di 35 persone, molte delle quali provenienti dalla capitale Dhaka. L’intervento della Caritas a Sandwip è stato molto tempestivo e molto apprezzato dia dalle autorità locali sia dalla gente. Al nostro arrivo, il team cominciava a dare segni di stanchezza, perché aveva operato in condizioni di estremo disagio e, praticamente, senza tregua, notte e giorno. La Caritas ha sospeso l’intervento di relief e pensa al programma di riabilitazione. Uno dei punti forti nei suoi programmi è la costruzione di due grandi rifugi, Ciclone shelter in punti strategici dell’isola.

 

AGENZIE DI RELIEF: PRO E CONTRO.
I primi giorni dopo il disastro devono essere stati terribili, da quanto si è sentito raccontare, perché l’isola era andata tutta sotto acqua ed i primi soccorsi sono letteralmente piovuti dall’alto, dagli aerei e dagli elicotteri mentre erano in volo. Abbiamo sentito con i nostri orecchi che tanti sono morti proprio mentre andavano a raccogliere i soccorsi, colpiti dai pacchi che piovevano dal cielo. Poi l’assistenza è cominciata ad organizzarsi e le varie agenzie e associazioni governative e non governative hanno cominciato a programmare e a dividersi i compiti e le zone di intervento.

Quando siamo arrivati noi, il relief era ancora in pieno svolgimento. In ogni villaggio era dato di vedere file interminabili, che andavano avanti dal mattino alla sera dinanzi ai centri di distribuzione. Poi, qualche associazione, come la Caritas, ha chiuso, altre vanno avanti con un programma di tre mesi. L’impressione complessiva è che di materiale ne è stato distribuito tanto e tutti abbiano ricevuto. Eppure giorno dopo giorno si incontrava gente che diceva di non aver ricevuto niente: Amra kicciu pai ni! Commentando questa espressione, gli stessi bengalesi dicevano: “Questa è la nostra indole (shobhab), noi siamo fatti così, dobbiamo sempre lamentarci!”

 

VV: 1.a Parte – 2.a Parte – 3.a Parte – 4.a Parte

di p. Antonio Germano Das, sx. (antoniogermano2@gmail.com)

lì 8 Giugno 2026

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