• 04/06/2026

Sandwip – 3.a parte

di p. Antonio Germano Das, sx. –

Diario di un viaggio nell’isola dei cicloni (3 giugno – 13 giugno 1991) in Bangladesh

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SANDWIP: L’ISOLA RIEMERSA. Poche note introduttive.

Geograficamente, l’isola si colloca in pieno Oceano Indiano, anche se gli abitanti identificano ancora le acque dell’Oceano con quelle del grande fiume Megna. Si trova a Nord-Ovest di Chittagong, da cui dipende amministrativamente. È una Upozilla (=entità amministrativa creata dal presidente Ershad, deposto solo qualche anno fa e corrispondente ad un sub-distretto) con sede ad Harispur, dove c’è anche il posto di polizia. Comprende 15 Union o comuni, l’ultimo dei quali, URIR-CHAR, a Nord Ovest, è un’isoletta.

Secondo i dati fornitici dal posto di polizia, l’isola ha una superficie di 87 miglia quadre; la lunghezza massima si aggira intorno alle venti miglia e la larghezza intorno a dieci. Dati precisi sulla popolazione è quasi impossibile averli, ma il numero dovrebbe aggirarsi intorno ai 300 mila abitanti.

La pesca è la prima risorsa dell’isola. Ci sono molti pescatori, tra cui gli Hindu, Jele (pescatori) di casta, i quali spesso sfidano l’Oceano, andando per questo incontro a grossi rischi. L’agricoltura è piuttosto misera. All’interno (una estensione quindi molto limitata) si possono avere 2 o 3 raccolti di riso l’anno, ma gran parte del territorio è costiero e quindi, data la salinità dell’acqua, è possibile solo un raccolto all’anno, quello che si effettua dopo la stagione delle piogge.

Una buona percentuale lavora all’estero (Medio-Oriente, USA, Europa) e le rimesse in valuta sono un buon cespite per l’economia dell’isola. La comunicazione all’interno è molto difficile, soprattutto nella stagione delle piogge. Le poche strade, con fondo solido, già dissestate, sono diventate un susseguirsi di buche dopo il ciclone. La gente si muove a piedi o in ricksaw; ci sono poche moto private o di enti. I trasporti sono effettuati con i gorugari (carri trainati da buoi). Nell’isola c’era anche la corrente elettrica, ma la rete è andata quasi completamente distrutta con il ciclone. I collegamenti con la terraferma sono effettuati da uno steamer (grosso battello), che, in condizioni normali, va e viene tre volte la settimana. Altre navette sono abbordabili, ma con grosso rischio.

 

CRONISTORIA DI UN GRUPPO.

Il gruppo si è costituito dopo che P. Tedesco, Fratel Gamba e Suor Filomena si erano portati sulla zona del disastro per sondare la possibilità di inserimento e di intervento in appoggio ad altre organizzazioni gi operanti sul posto. Al gruppo, su segnalazione di P. Bob, fu assegnata l’isola di Sandwip, in appoggio alla NGO (organizzazione non governativa) NIGERA KORI.

Il gruppo si costituiva come Health Team (gruppo sanitario), in quanto era formato tutto da infermiere. Esse erano: Sr. Filomena, delle Suore Luigine di Alba, Sr. Emilia, delle Blue Sisters (così sono chiamate in Bangladesh le Piccole Sorelle di Charles de Foucauld), Sr. Martha, bengalese, delle Suore Luigine e una laica, Miss Antonia, infermiera bengalese del Fatima Hospital. Tutte donne quindi che, in un paese come il Bangladesh, avrebbero avuto difficoltà a muoversi. Saputa la cosa, mi sono aggregato al gruppo che mi ha accolto volentieri.

 

DIARIO DELLA SPEDIZIONE – 3.a PARTE

  1. 6. 91.DOMENICA. Dopo la giornata campale di ieri, oggi Domenica, ci riposiamo e il tempo sembra assecondare la nostra decisione, perché piove e la pioggia si fa sempre più insistente e si fa fiume. Si prega individualmente, perché l’Eucarestia è nel pomeriggio, al centro della Caritas. Con Sr. Filomena e Sr. Emilia si fa un salto ad Harishpur, per incontrare l’O. C. e l’U. N. O., per avere dati più precisi sulle casualità accorse. L’O. C. è molto gentile. Il quartiere residenziale della Thana (posto di polizia) è stato piuttosto malmenato dal ciclone ed è stato rimesso in qualche modo in funzione. Le lamiere dei tetti sono ancora accatastate nel cortile interno in attesa di sistemazione. Secondo l’O. C., il totale dei morti di Sandwip si aggirerebbe intorno ai 23. 000, cifra confermata dall’U. N. O., dal quale ci rechiamo subito dopo. Gli uffici dell’Upozilla sono molto affollati e l’U. N. O. non può darci molta retta Si stanno preparando i dati relativi al disastro. Gli chiediamo una cartina dell’isola, ma non ne ha a disposizione. Ci conduce nella sala attigua, dove c’è una cartina murale di Sandwip, apprestata forse per l’occasione e da lì la rileviamo sui nostri fogli. Usciamo dall’Upozilla che piove a torrenti. Aspettiamo che l’acqua cada meno violentemente e partiamo in ricksaw.

Sulla via di ritorno, facciamo una sosta all’ospedale di Harispur. Si trova nel punto centrale della cittadina e in un posto facilmente accessibile. L’ospedale è pieno di ammalati, ricoverati in gran parte per dissenteria vacillare, diarrea e colera. Le Suore danno un po’ delle loro medicine, che vengono consegnate dal medico stesso agli ammalati in nostra presenza. Ritorniamo a casa sotto la pioggia battente ed un forte vento. Nel pomeriggio c’è l’appuntamento nella sede della Caritas per la celebrazione della S. Messa alle 5. Per tempo, sempre sotto la pioggia, ci portiamo di nuovo ad Harispur. Ma, arrivati all’ufficio della Caritas, vediamo che è in pieno svolgimento l’opera di relief. Entriamo comunque e ci sediamo perché alle cinque manca ancora un po’ di tempo. Presto, però, ci rendiamo conto che l’operazione andrà avanti fino a tarda sera e certamente non ci sarà tempo per la Messa, tanto più che quelli che l’avevano richiesta non sono presenti, essendo partiti per Chittagong, come poi veniamo a sapere. Il materiale che viene distribuito, ci dicono, è destinato a 300 famiglie membri del locale somity (gruppo di risparmio e credito) della Caritas. Vengono distribuiti biscotti di vario tipo, chira (riso trattato in un certo modo che i Bengalesi mangiano di solito a colazione), latte in polvere, fiammiferi. Resici conto delle impossibilità di celebrare con loro, ritorniamo a casa sempre sotto la pioggia.

La sera, conversando fra di noi, si avverte nell’aria qualche difficoltà. Da vari accenni si capisce che la nostra presenza comincia a diventare un po’ pesante per quelli che ci ospitano. In effetti, noi praticamente occupiamo due stanze e tanti che vanno e vengono da Dhaka e Chittagong sono costretti a sacrificarsi per noi. Di fronte a questa situazione emergente, ci convinciamo ad anticipare la partenza. Domani si andrà al campo della Task Force, acquartierata di fronte a noi per chiedere di interessarsi per noi presso la Navy (Marina Militare) per il nostro ritorno a Chittagong.

 

  1. 6. 91. Alle 6.30: celebrazione dell’Eucarestia. C’è il Vangelo delle Beatitudini, che scaturiscono dal cuore nuovo donato dallo Spirito. Cominciamo con i migliori auspici: la forza delle beatitudine evangeliche. Dopo colazione con Sr. Filomena mi reco al quartiere generale della Task Force per contattare il Major Robin, il quale, a sua volta, dovrebbe contattare il quartiere della Navy per garantirci 5 posti sulla nave, che nel pomeriggio di oggi torna a Chittagong. Invece del Major Robin, che ci era stato indicato dalla Caritas, troviamo il Major Shariph Uddin, che ci accoglie cordialmente offrendoci anche il tè. Esponiamo la nostra richiesta e lui si mette in contatto telefonico con l’U. N. O. Non è in grado di darci una risposta immediata e ci invita a ritornare un’ora dopo.

Sr. Filomena e Sr. Emilia vanno verso la zona costiera di Harispur; Sr. Martha ed Antonia nella zona vicino a noi. Partono portandosi dietro le medicine opportunamente preparate ieri sera. Io rimango da solo in casa in attesa di una risposta da parte dei militari. Ritorno poi al campo, ma ancora niente. Anzi ho l’impressione che il Major Shariph Uddin non abbia preso a cuore la cosa. Mi dice che la nave, partita da Chittagong verso mezzogiorno, ripartirà da Harispur verso sera. Ad ogni modo, mi comunicherà lui stesso la risposta. Intanto Sr. Martha ed Antonia sono di ritorno. Nella zona dove si sono recate i danni non appaiono così gravi come altrove. Hanno avuto comunque modo di distribuire le medicine che si erano portate dietro. Poco dopo ritornano anche Sr. Filomena e Sr. Emilia. Loro si sono fermate in una para Hindu, che si trova in una situazione miserevole; dicono che sia la peggiore che abbiano visto finora. E dire che pensavamo che di situazioni peggiori di quelle che avevamo viste non se ne potessero trovare! Le condizioni igieniche sono di estrema precarietà. Sono assistiti dalla Caritas e, a quanto dicono, sembra che questo sia diventata una colpa agli occhi degli altri, in maggioranza musulmani, e per questo non ricevono aiuti da altre organizzazioni.

Forzando un po’ le cose, mi reco di nuovo al campo per sentire se ci sono novità. Il Maggiore mostra di essere un po’ seccato per il fatto che io sia ritornato e ribadisce che sarà lui a comunicarci la risposta. Torno a casa a comunicare il risultato dell’impresa al resto della compagnia. Verso le due del pomeriggio arriva la notizia che la nave non può prenderci a bordo, presumibilmente, come sapremo dopo, perché la Navy hal’ordine tassativo di non prendere donne a bordo per inconvenienti verificatisi in precedenza. Alle 3 con Sr. Filomena mi reco di nuovo al campo per una ulteriore chiarificazione. Ci viene ripetuto dal Maggiore quello che ci era stato già comunicato.

Su due piedi si decide di andare ad Harispur dall’U. N. O. per vedere se con il suo intervento è possibile trovare un posto per sulla Navy ship. Quando arriviamo al quartiere della Upozilla, vediamo che è in corso una manifestazione di studenti, che reclamano il proseguimento del relief. Ci rechiamo dall’U. N. O., il quale ci accoglie molto benevolmente e quando gli diciamo la ragione per cui siam venuti da lui, ci ripete quello che già ci è stato detto e cioè che la Navy non prende donne a bordo. Nel frattempo arriva anche l’O. C., evidentemente chiamato per fronteggiare la situazione di emergenza alla Upozilla. Ci saluta molto cordialmente. Gli diciamo il nostro problema e lui dice che domani andrà a Chittagong con una nave che parte da Gupta Char, minimizza le difficoltà che ci sono partendo con questa nave e ci invita ad andare con lui.

Intanto l’U. N. O. ha telefonato a sua moglie, che ci invita a casa per una benedizione (sic!) al bambino che è ammalato. Si va così a casa dell’U. N. O., che si trova nel quartiere della Upozilla, passando attraverso la folla tumultuante degli studenti. In casa veniamo accolti molto cordialmente. Con la signora U. N. O. c’è anche un’altra signora buddista. Ci siamo appena seduti che arriva anche un medico del medical team dell’ospedale, che si trova a Sandwip da quando è scoppiato il ciclone. E’ un tipo che si dà delle arie, che non apre bocca se non per parlare in inglese ed io sistematicamente gli rispondo in bengalese. Dopo la cerimonia del tè, ci congediamo dalla signora U. N. O., che, da parte sua, ci sconsiglia di partire con la nave da Gupta Char. Particolare interessante è che nella casa U. N. O. eravamo come un piccolo summit religioso, in quanto con noi il medico, un musulmano, la signora U. N. O., hindu e l’altra dama di compagnia, una buddista.

Sulla via del ritorno ci fermiamo all’ufficio della Caritas, dove comunichiamo la nostra decisione di partire domani con la nave da Gupta Char. Anche Flavian, il responsabile locale, verrebbe con noi domani. La sera sistemiamo le cose con il responsabile d Nigera Kori. Lo ringraziamo per l’ospitalità e lasciamo 6 mila taka (=cento dollari) come compenso dell’ospitalità ricevuta. Il signor Thakur dapprima si schernisce e non vuole accettare, ma poi intasca e si sbottona un po’ parlando della sua posizione in Nigera Kori: la maggior parte dei membri è musulmana e lui è praticamente isolato e molto contrastato; ci svela il proposito di lasciare Nigera Kori e trovarsi un’altra attività. Sua zona di provenienza è Bogra, nel Nord del Bangladesh; sembra un bravo ragazzo, che, pur in mezzo alla sfibrante attività di questi giorni, ci ha mostrato sempre grande deferenza, nascondendo nel sorriso le varie pressioni che gli vengono dagli altri per la nostra presenza qui a Nigera Kori. (Continua)

VV: 1.a Parte – 3.a Parte

di p. Antonio Germano Das, sx. (antoniogermano2@gmail.com)

 

lì 4 Giugno 2026

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