Valerio e le sue capre lasciano Capracotta
di Emanuele Valeri (da neveappennino.it) –
Il ritorno a casa, a Duronia, lungo le vie della transumanza
Dai pascoli dell’Alto Molise verso Duronia, il ritorno stagionale di un allevatore riporta l’attenzione su un mestiere che unisce animali, territorio e comunità. Una storia che accompagna il nostro viaggio settimanale nella transumanza con Giancarlo Sociali.
Le stagioni della montagna e le storie dei suoi paesi accompagnano anche il Calendario Neve Appennino 2027, un percorso fotografico attraverso i luoghi e la vita dell’Appennino.
A Capracotta l’autunno si racconta anche attraverso una partenza. È quella di Valerio Berardo e delle sue capre, che il 23 ottobre hanno lasciato i pascoli montani per tornare a Duronia. A darne notizia è l’associazione Amici di Capracotta: termina così la permanenza cominciata il 16 maggio, al termine di un viaggio di tre giorni dalla località Vigne Vecchie. Il rientro segue tratti dei tratturi Castel di Sangro–Lucera e Celano–Foggia. Per chi alleva, cambiare pascolo significa prendere decisioni concrete: valutare le risorse disponibili, le condizioni degli animali, il tempo che cambia. Dietro un viaggio che può apparire suggestivo c’è un lavoro che richiede continuità, conoscenza e responsabilità.
La scelta di tornare
Dopo esperienze lavorative in Italia e all’estero, Valerio ha scelto Duronia e l’allevamento. Amici di Capracotta ricorda che la sua prima transumanza a piedi verso Capracotta risale al maggio 2021. Da allora il legame tra i due territori si rinnova con il sostegno dell’associazione culturale APS La Terra.
La sua vicenda pone una domanda che riguarda molti paesi appenninici: quali possibilità esistono per chi vuole costruire qui il proprio futuro? Tornare è una decisione personale; riuscire a restare dipende anche dalle condizioni in cui si lavora. Servono pascoli accessibili, servizi, collegamenti e un riconoscimento economico del lavoro degli allevatori.
Raccontare queste scelte significa allora guardare alla montagna come a un territorio abitato, dove si produce e si affrontano difficoltà quotidiane.
Che cos’è la transumanza
La transumanza è lo spostamento stagionale degli animali, accompagnati dagli allevatori, tra aree che offrono condizioni diverse di clima e pascolo. Nelle forme legate alla montagna, la primavera conduce verso le quote più alte; l’autunno segna il ritorno verso territori più bassi. Esistono anche percorsi orizzontali, tra regioni e ambienti differenti.
Il viaggio risponde alla necessità di utilizzare le risorse dei pascoli nel corso dell’anno. Per compierlo occorre conoscere il territorio: sapere dove trovare acqua, individuare le soste, riconoscere le difficoltà del percorso e adattare il cammino agli animali.
Nell’Appennino centro-meridionale questa mobilità ha trovato nei tratturi una rete di collegamenti. Lungo quelle direttrici si sono mossi anche conoscenze, prodotti e relazioni tra comunità lontane. La geografia della pastorizia ha unito territori che oggi tendiamo a raccontare separatamente.
Il viaggio che raccontiamo ogni settimana
È dentro questo mondo che si muove il percorso dedicato alla transumanza che stiamo raccontando ogni settimana su Neve Appennino insieme a Giancarlo Sociali. Un approfondimento che ci porta a conoscere animali, mestieri, lana, percorsi e trasformazioni della vita pastorale.
La storia di Valerio aggiunge a questo racconto una dimensione contemporanea. La transumanza continua attraverso le scelte di chi la pratica, con esigenze che appartengono al presente: organizzare gli spostamenti, curare gli animali, sostenere i costi dell’attività e trovare un mercato per i prodotti.
Anche per questo merita attenzione durante tutto l’anno. Il passaggio di un gregge è il momento più visibile di un impegno che prosegue prima della partenza e dopo l’arrivo.
Una montagna che continua a essere abitata
La discesa autunnale rende evidente quanto la vita pastorale dipenda dal rapporto tra luoghi diversi. Il pascolo estivo e quello del ritorno fanno parte della stessa attività; il sentiero che li collega è uno spazio di lavoro.
Seguire questo cammino aiuta a leggere il paesaggio con maggiore attenzione. Dietro un prato aperto, un percorso ancora utilizzato o un allevamento che continua a produrre ci sono persone, competenze e tempo.
Valerio e le sue capre riportano così al centro una questione essenziale per l’Appennino: dare continuità alla presenza di chi lo abita. Il futuro di queste montagne passa anche dalla possibilità di partire a ogni cambio di stagione, sapendo di poter tornare.
di Emanuele Valeri (da neveappennino.it)
dì 26 Ottobre 2026

