Sepino
di Franco Valente – fb –
Perché il Ministero della Cultura, con l’aiuto dei suoi Boiardi, sta distruggendo definitivamente la storia di Sepino?
In questi giorni si sta consumando il più scellerato intervento di trasformazione del sottosuolo archeologico.
I Boiardi a Sepino sono letteralmente impazziti perché stanno effettuando una cementificazione e una plastificazione che comporta la definitiva cancellazione di ogni possibilità di capire cosa sia avvenuto nel suo territorio tra il momento della definitiva sconfitta del 291 avanti Cristo e l’anno della sua trasformazione in città fortificata tra il 2 avanti Cristo e il 2 dopo Cristo.
È un periodo particolarmente importante che solo l’indagine archeologica avrebbe permesso di capire. Sono tre secoli durante i quali Roma decide di modificare il modo di controllare gli abitanti del luogo, alcuni dei quali erano gli eredi dei Sanniti sconfitti e molti altri erano ex combattenti a cui venivano assegnati lotti di terra da coltivare.
L’archeologia è una scienza che va amministrata con particolare sensibilità e con una cultura adeguata.
Cerco di far capire, in maniera molto sintetica, dove sta sbagliando il Parco Archeologico di Sepino e perché gli stravolgimenti che sta operando offendono i più elementari principi della tutela archeologica. Che è uno dei motivi fondanti del Ministero della Cultura.
Dopo la sconfitta del 291 avanti Cristo le terre conquistate furono assegnate alle famiglie degli stessi soldati che avevano combattuto contro i Sanniti. Erano le cosiddette assegnazioni viritane. Cioè ad personam, si direbbe oggi. La quantità di terreno variava da zona a zona e dipendeva dalla capacità produttiva del terreno.
I lotti assegnati potevano essere ereditati dai familiari dell’assegnatario originario ma ogni lotto successivo non poteva essere inferiore a un “heredium”. Che era la quantità di terra che poteva essere arata in un giorno da una coppia di buoi aggiogati. Poco più di mezzo ettaro di superficie.
Le cose cambiano sostanzialmente quando il territorio viene assegnato a una colonia. Le assegnazioni sono effettuate sempre da Roma, ma gli assegnatari dei terreni dovevano avere il doppio requisito di essere cittadini di Roma (o loro alleati) e dovevano essere soldati.
La quantità di terra assegnata variava in funzione del grado militare.
I coloni erano divisi in tre classi: gli “equites” (cavalieri), i “pedites” (fanti) e i “centuriones” (centurioni). La distinzione in classi veniva tenuta in considerazione anche per le assegnazioni di terra. Ai militari di grado superiore, che potevano servirsi di manodopera locale, venivano destinati lotti di maggiori dimensioni.
Le colonie di diritto romano avevano un carattere militare ed erano costituite solo da cittadini di Roma che godevano dei diritti civili e politici. Le colonie romane avevano funzioni anche militari di controllo e sorveglianza della città e del territorio. I coloni (in numero non inferiore a 300) proprio perché impegnati nel territorio assegnato, non avevano l’obbligo del servizio militare nelle legioni.
Questo è il motivo per cui la città di Sepino ha il carattere di una fortezza militare con 36 torri e quattro porte dotate ognuna di doppio sistema di controllo.
Dovere dei rappresentanti della cultura è quello di conservare le tracce del passato. A cominciare dalle centuriazioni agrarie che per Sepino sono la base di ogni studio. Come ha dimostrato
Giacinto Libertini con le sue ricognizioni sui “Gromatici Veteres” (Gli Antichi Agrimensori) analizzati da Karl Lachmann (Berlino 1848).
Tutto questo doveva consigliare un intervento di razionalizzazione dei percorsi in terra battuta, la conservazione epidermica dei monumenti, l’esaltazione della patina del tempo.
Invece un insolente e ingiustificato trattamento della storia.
E c’è pure qualche “quisque de populo” che ci invita a non fare polemica…
di Franco Valente – fb
lì 3 Settembre 2026

