• 19/10/2026

Pronao, portico o protiro questo è il dilemma

di Francesco Manfredi-Selvaggi –

Si esamina di seguito qual è il termine giusto per definire il corpo di fabbrica che antecede l’ingresso della Cattedrale di Campobasso.

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Si esamina di seguito qual è il termine giusto per definire il corpo di fabbrica che antecede l’ingresso della Cattedrale di Campobasso. Incidentalmente si parlerà anche dell’area antistante, una specie di sagrato in qualche modo desacralizzato dai tavolini dei dehors che affiancano la chiesa

Pronao, protiro o portico, sicuramente non porticato termine che si adatta quando si ha una galleria delimitata dal lato esterno da sostegni verticali e dal lato interno fiancheggiante più fabbricati, non uno solo come nel nostro caso, e neanche colonnato, parola che potrebbe usarsi anche quando, talmente ampio è il suo campo di applicazione si è di fronte ad una serie di colonne in fila svincolate da edifici e, magari, non connesse a camminamenti. Scartate per quanto visto queste due ultime categorie di opere caratterizzate dalla presenza di elementi che si sviluppano in alzato in modo puntiforme, rimane da valutare quale delle prime tre tipologie di manufatti è la più appropriata per definire il corpo di fabbrica che antecede la Cattedrale di Campobasso. Portico è un vocabolo che ha il limite dell’indeterminatezza, cosa che ha in comune con porticato cui assomiglia molto salvo che nella lunghezza, piuttosto che versatilità in relazione all’uso, pubblico, semipubblico ovvero misto, privato, rimanendo sempre, comunque, un filtro tra interno ed esterno, mediazione tra ambiente aperto e chiuso. Al contrario pronao e protiro sono strutture integrate nell’architettura religiosa, mai civile, il passare al di sotto di tali, per così dire, pensiline, significa essere in procinto di varcare la soglia dello spazio sacro.

Il pronao differisce dal protiro perché lo si può considerare un modulo dell’impianto chiesastico, non qualcosa di figurativamente autonoma e, inoltre, il pronao di regola deve svilupparsi lungo l’intero fronte dell’edificio ecclesiale, il protiro si antepone all’entrata, non viene a coinvolgere la sua presenza il resto della facciata se non come una emergenza singolare della stessa; i caratteri stilistici del protiro possono non richiamare quelli del fabbricato retrostante, lo si ribadisce. Il protiro, per capirci, è accennato perché schiacciato nella chiesa romanica di San Bartolomeo sui “monti”, nella Cattedrale che sta nel Nuovo Borgo il termine giusto da adoperare è pronao. Ci siamo avventurati in una questione terminologica assai complicata per individuare il nome giusto di questa specie di foyer, quello del Savoia che è a due passi risulta “interiorizzato” nel volume teatrale, il quale non può essere proprio quello di portico privo com’è di ogni valenza urbanistica e questa è una motivazione aggiunta della nostra tesi. Nessuno si sognerebbe di prenderlo, se non in riguardo all’estetica, come il fondale della piazza coordinato con questa ovvero il luogo, una sorta di “attrezzatura” urbana, dove mettersi al riparo durante un temporale, ad esempio, per coloro che vi stazionano. Incidentalmente, questo discorso volendo lo si può allargare perché di grande attualità anche al sagrato il cui valore semantico di area deputata a particolari momenti dei riti liturgici e della vita dei credenti, dalla partenza e rientro delle processioni, al saluto alla bara nei funerali, al festeggiamento dei neo-sposi, è affievolito, il largo viene in un certo qual modo desacralizzato per la funzione ludica assegnata ad una porzione dello slargo il che crea disagio anche agli avventori dei dehors lì vicino. Il pronao, a differenza del protiro, è un seguito della discussione fatta in precedenza, non si limita ad anteporsi alle porte bensì, per ragioni di continuità, poiché le porte sono tre, al fine di evitare di essere costretti a più interruzioni, si sviluppa lungo l’intero prospetto della Cattedrale.

Una precisazione doverosa al riguardo è che nelle chiese importanti la pianta è a triplice navata da cui i 3 ingressi con quello mediano dotato di un portone non di una semplice porta perché corrisponde alla navata maggiore. Che il pronao sia partecipe dell’organismo architettonico nel suo complesso è presto detto: le colonne del pronao sono della stessa taglia, non il materiale, di quelle che dividono le navate, il sistema costruttivo è di tipo trilitico sia nel pronao sia nell’aula, in comune hanno la trabeazione, i capitelli e le basi. A questo punto è da notare che nella chiesa salvo che nel presbiterio non sono presenti arcate, tutto è rettilineo, financo, per dire della rettilinearità, il soffitto non è voltato bensì a cassettoni. In definitiva, non si avverte alcuna discontinuità passando dal fuori al dentro, pronao e chiesa sono entrambi a livello del suolo, nel medesimo piano che è peraltro quello della piazza, gradini compaiono solo fra la zona presbiteriale e la sala. Se c’è una discrasia essa è la seguente: il tetto del pronao è a capanna, mentre il tratto terminale della copertura della navata principale è a padiglione. Per quanto riguarda il modello ispiratore dell’opera del Musenga esso non è il templio dentro il quale c’è una cella, niente di equiparabile per funzione alla sala all’interno delle chiese cristiane, piuttosto è la basilica, vedi quella di Altilia, che non prevede il pronao e che, però, è il riferimento, per la scansione planimetrica in navate della chiesa la quale copia lo schema, appunto, basilicale.

Nella già nominata basilica di Altilia le colonne hanno un diametro inferiore e proprio per questo possono essere formate con la sovrapposizione di rocchi anulari, mentre nel pronao della nostra Cattedrale esse derivano dall’assemblaggio di più conci lapidei incastrati fra loro. Per la loro notevole circonferenza, non per l’altezza, le colonne del pronao in questione costituiscono un unicum, niente di simile si era mai visto nel Molise e non si vedrà più. Tra le colonne poste al di qua e al di là dell’entrata la differenza è che le une sono in pietra calcarea, a faccia vista, le altre rivestite in stucco, nelle une e nelle altre sono assenti rastremazioni, entasi, ecc. il che ne fa dei cilindri allo stato puro.

di Francesco Manfredi-Selvaggi

 

lì 19 Ottobre 2026