• 22/09/2026

“Paga ca sci d’Agnéune!”

di Paola Giaccio – fb –

Il detto che racconta Agnone

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“Paga ca sci d’Agnéune”.

Bastano queste poche parole per riconoscere uno dei motti popolari più curiosi legati ad Agnone. Significa semplicemente “Paga, che sei di Agnone”, ma dietro quella frase c’è una storia che il tempo ha conservato in più versioni.

Il detto appartiene a quei blasoni popolari con cui, un tempo, gli abitanti dei paesi vicini si prendevano bonariamente in giro,

attribuendo a ciascuna comunità un particolare difetto o una caratteristica.

Agli agnonesi toccò la fama di essere particolarmente attenti al denaro.

La testimonianza più antica che oggi possiamo indicare con precisione è quella di Eugenio Cirese, che nel 1939 pubblicò Tempo d’allora. Figure, storie e proverbi.

Cirese racconta che, per raggiungere un paese, era necessario attraversare un fiume.

Un contadino aveva costruito una passerella di legno e, poiché le piene invernali la distruggevano spesso, aveva stabilito un piccolo pagamento per chi la utilizzava.

Erano esentati dal pedaggio i forestieri.

Un giorno arrivò un uomo a cavallo.

Alla richiesta di pagare, dichiarò di essere milanese e quindi di non dover nulla.

Il contadino, però, ascoltandolo parlare, riconobbe il suo accento.

 E allora gli rispose con la frase rimasta nella memoria popolare: “Paga ca sci d’Agnéune!”

Ma la storia non finisce qui.

Un’altra tradizione racconta infatti di un agnonese che custodiva un ponte a Milano.

 Un suo compaesano, per evitare il pagamento, avrebbe cercato di farsi passare per milanese. Il custode lo riconobbe e gli intimò di pagare proprio perché era di Agnone.

Una terza versione, raccolta da Arnaldo Brunale nel volume Campuasciane assélute del 2008, porta invece la vicenda nella Roma del Settecento.

 Un soldato agnonese, diretto verso il Vaticano, avrebbe cercato di evitare un pedaggio fingendosi romano.

Ma tra le guardie del ponte c’era, secondo il racconto, un suo compaesano che lo riconobbe immediatamente. Anche in questo caso arrivò la stessa sentenza: “Paga ca sci d’Agnone”.

Tre racconti diversi, dunque, ma tutti costruiti intorno alla stessa idea.

E proprio questa pluralità rende difficile stabilire quale episodio abbia dato davvero origine al detto. Possiamo però dire con certezza che la frase era già documentata nel 1939, quando Cirese la raccolse nella sua opera dedicata alla memoria popolare molisana.

Oggi “Paga ca sci d’Agnéune” può far sorridere,

ma conserva qualcosa di prezioso: il modo in cui un paese veniva raccontato dagli altri e, attraverso una semplice battuta, come il campanilismo trasformava piccoli episodi quotidiani in storie destinate a durare nel tempo.

E forse è proprio questo il fascino dei vecchi detti: non sempre possiamo sapere quale sia stata la prima volta in cui qualcuno li pronunciò, ma possiamo ancora ascoltare, dentro poche parole, la voce di un paese

 

(Foto: Agnone agli inizi del Novecento in una suggestiva veduta panoramica dalle Civitelle)

di Paola Giaccio – fb

 

 

lì 22 Settembre 2026