La decadenza dei piccoli comuni
di Micaela Fanelli – fb –
L’agenda politica ed i media mainstream ignorano la crisi in atto ormai da decenni
L’Italia dei piccoli comuni (sotto i 5000 abitanti) sta affrontando una crisi strutturale silenziosa, ignorata dall’agenda politica e dai media mainstream. Secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore, appena il 19,6% di questi centri garantisce i quattro servizi di base: farmacia, sportello bancario, ufficio postale e distributore di carburante. Oltre il 60% dei paesi è privo di una banca e più della metà non ha un benzinaio; per raggiungere scuole, stazioni o ospedali si impiegano in media 35 minuti d’auto. Questa carenza è il frutto di una visione “urbanocentrica” che lega la sostenibilità dei servizi alla sola densità demografica, innescando un circolo vizioso in cui la chiusura dei presidi accelera lo spopolamento.
Mentre i territori soffrono, il dibattito pubblico è monopolizzato da una retorica tossica — definita nel testo come “vannaccismo” — focalizzata su migrazioni e diritti di genere. Si tratta di una narrazione scollata dalla realtà locale: in comunità come Riccia non si registrano tensioni con i migranti e le donne rappresentano la spina dorsale della società. Le vere emergenze quotidiane riguardano l’assenza di assistenza per anziani, malati e disagiati.
Il tema delle aree interne viene ignorato dai talk show perché non genera audience. Nonostante le forze di centrosinistra e il PD propongano misure dedicate (come la “legge sulla restanza” e clausole sociali per i comuni svantaggiati), queste istanze non trovano spazio nei telegiornali. Questo vuoto comunicativo e politico rischia di spianare la strada alla “vendetta dei luoghi che non contano”, alimentando la peggiore antipolitica. Custodire il 16% della popolazione — che tutela risorse vitali come acqua, biodiversità e identità — non è una scelta, ma un dovere di sopravvivenza nazionale.
di Micaela Fanelli – fb
lì 17 Giugno 2026

