• 19/06/2025

La ballata del saltimbanco

di Pierluigi Giorgio –

La ballata del saltimbanco
“Il mio carro percorre ben altre strade”

 

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LA BALLATA DEL SALTIMBANCO

Le parole giungevan come fiume spento,

eran nuvole vane sparse nel vento,

mosaico di tessuti inquieti e squilibrati,

tutt’altro che poemi magici e dorati.

Il mio carro percorre ben altre strade,

pieno di crepe ma con ruote forgiate.

Ha attratto vagando gente di ogni sorte,

anime sincere e finte gatte morte.

Chi con nel cuor lo zucchero o nella testa il sale

e che si cela col dito o “la posizione sociale”,

salvo poi assecondar per altre note vie

il suo vero essere, le proprie pruderie.

Ad aspettar impaziente pria, ora o poscia

qualcuno o qualcuna in attesa che “la scioscia”.

Il mio cocchio ambulante ha sempre la porta aperta

anche a chi nasconde la sua, ma sbircia sempre in allerta.

Ha condotto danzatrici, musici e cantautori

che per il canto “proprio” han ricevuto onori,

a differenza di coloro che sbiascicano note d’altri

e credon d’esser furbi, originali e scaltri.

O nell’ansante abbrivio d’affannosa rincorsa

non hanno verbo elevato, ma improperi in borsa.

Poi c’è il narrator che raccoglie proprio tutto,

storie pregiate o del povero putto,

ma scrive di suo pugno quel che trova per via

e trasforma anche la merda in poesia.

Ed altro tanto ancora in quel suo fare eclettico,

in barba a chi s’affanna, limitato e asettico.

Meglio esser saltimbanchi, prestigiatori e attori

che fasulle delatrici o insulsi delatori.

Raccontar la vita un po’ di qua e di là,

piuttosto che vacui, insignificanti “quaquaraquà”.

Un detto dice pure: “Chi si somiglia si piglia”

quando di falsità e fellonia s’è fratello e figlia.

Come “il camminar con un piede in due scarpe strette”

che ti fanno strisciar nel buio ma non volar per vette.

Tutto all’insaputa degli stretti parenti

che hanno vista corta privati delle lenti.

“Ma tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”,

l’occultato è scoperto, della fandonia ne è colmo il tino

che prima o poi si rovescia ad un arrangiato “do” di petto

lasciando lamenti e lacrime da scompisciare un letto;

o notturne musichette offerte e dedicate

a bocche che s’accontentano di rime masticate,

così racimolando like e abbracci d’approvazione,

o d’un tratto falsi silenzi, lunghi d’apprensione.

Ed ora attendiam repliche e non di tasca propria,

ma certo un copia e incolla di frase poco sobria!

di Pierluigi Giorgio

 

li 19 Giugno 2025

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