• 19/10/2026

Fatti di quotidiana oppressione

di p. Antonio Germano Das, sx. –

Racconti dalla missione bengalese di P. Antonio Germano

Back

 

 

 

Mi trovo fuori stazione, in un villaggio chiamato Alomtolla, dove sono arrivato ieri per iniziare i lavori di sistemazione della pompa di acqua potabile. Approfitto di una pausa dei lavori per stendere queste due righe. Alomtolla è un villaggio che si trova ad una quindicina di km. a Sud di Borodol, che è la sede centrale di questa Missione situata ai margini della giungla sulla riva del Kopotokko, il fiume che si identifica un po’ con la storia della nostra gente. Durante la stagione asciutta Alomtolla si può raggiungere in un’oretta con la moto; ma nella stagione delle piogge occorrono 4/5 ore di barca.

Anche qui, come dappertutto in Bangladesh, ci sono Musulmani, Indu’ e Cristiani, separati fra di loro, in quanto ogni gruppo abita nella propria para (=raggruppamento di capanne). Il bazar è l’unico luogo dove tutti si incontrano e si ritrovano senza barriere. I Cristiani di qui (una quarantina di famiglie) sono ex-intoccabili, fuoricasta. Ma l’acqua battesimale versata sulla loro fronte una trentina di anni fa non ha ancora operato il miracolo della trasformazione. Essi vengono ancora designati con il loro nome di estrane Muci, che è la categoria di fuoricasta a cui essi appartengono. I ragazzi Musulmani e Indu’, quando mi vedono spuntare nel villaggio, mi danno il benvenuto gridando: “Sta arrivando il padre dei Muci”.

Proprio il giorno di Natale si e’ verificato un ennesimo episosodio di sopruso e violenza nei loro confronti. Di ritorno da un altro villaggio ancora più lontano, in cui avevo trascorso la notte di Natale, avevo sostato ad Alomtolla per celebrare anche qui la nascita di Gesù. Ero rimasto con la mia gente fino a mezzogiorno e poi ero partito alla volta di Borodol. Ma la mia partenza da Alomtolla doveva aprire la porta ad episodi di violenza. La notte successiva infatti, mentre i miei Muci per esternare la gioia mettono in scena un piccolo teatro, nel vivo della rappresentazione un gruppo di Musulmani fanatici fa irruzione nella para, creando scompiglio e seminando panico: distrutto il presepe, rotte le statuine di fango, costruite dall’artista locale, malmenati quanti oppongono resistenza, alcune capanne diroccate.

La ragione di questo odio scatenato non è di ordine religioso, ma ha radici di ordine socio-economiche e di casta. In occasione del Natale, i miei Muci vanno vestiti un po’ meglio del solito: le donne portano splendidi shari, gli uomini sfoderano qualche camicia in più e qualche lungi (l’abito nazionale bengalese) nuoo. In più hanno preso in affitto un alto parlante a batteria (qui manca l’elettricita’) per dare voce alla gioia interna del cuore. Tutto questo naturalmente non può essere accettato da chi li ha sempre calpestati e non ha mai voluto considerarli uomini: “Dove vogliono arrivare questi Muci?” È un atteggiamento scontato e spesso dicono a noi: “Non state a perdere tempo con loro, tanto essi no diventeranno mai uomini!” L’esplosione di violenza invece ha messo in evidenza l’attitudine di fondo di quelli che ragionano in questo modo: “I Muci non dovranno diventare mai uomini, dovranno rimanere “muci”, legati per sempre al loro mestiere di scuoiatori di vacche e mangiatori di carogne”, perchè così fa comodo a loro!

Questa volta però noi non abbiamo potuto accettare questa esplosione di violenza esercitata sulla pelle degli indifesi e di chi non ha voce, anche perchè i fatti si sono ripetuti per 4/5 giorni di seguito. P. Piero Colombara, che da più di qualche anno si trova con me a Borodol a condividere la sorte della nostra gente, è particolarmente sensibile a questi problemi di giustizia primordiale e si è assunto in prima persona il rischio della ribellione a questa situazione di oppressione.

Il catechista del villaggio ha esteso un resoconto dettagliato di come si sono svolti i fatti, che P. Piero ha provveduto a mandare ai vari dipartimenti di polizia con una lettera di accompagnamento nella quale si dice che se non si prendono in seria considerazione, siamo costretti a rivolgerci al Ministero degli Affari Religiosi e a far pubblicare all’estero i fatti stessi. La lettera è stata come una bomba ed ha avuto una risonanza incredibile. I grossi papaveri locali si sono precipitati sul posto. Era quello che volevamo, per ridare un po’ di speranza ai nostri e avvertire gli altri di stare più attenti la prossima volta!

Questa è solo una pagina della non-storia dei nostri Muci, che noi per eufemismo chiamiamo “Rishi”. Essi, come esponenti di quella categoria di poveri, oppressi ed emarginati, sono i primi ad aver diritto all’ascolto della Parola di Salvezza e sono diventati perciò il luogo privilegiato della nostra presenza e azione missionaria in Bangladesh.

Borodol, 10.01.1982

di p. Antonio Germano Das, sx. (antoniogermano2@gmail.com)

 

lì 19 Ottobre 2026