• 06/13/2025

Dopo la debacle nei referendum

di Umberto Berardo –

Rafforzare il senso e i fondamenti di questo strumento di democrazia

 

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L’8 e 9 giugno siamo stati chiamati a referendum su cinque quesiti relativi ad alcune questioni sociali di grande rilevanza.

Sono stato tra quanti hanno sollecitato la partecipazione al voto nella convinzione che l’assenza di decisioni razionali in merito da parte del Governo e soprattutto del Parlamento richiedesse un impegno dei cittadini con uno strumento di democrazia diretta previsto nella Costituzione Italiana.

Abrogando così alcune leggi previste oggi sul lavoro e facilitando il diritto alla cittadinanza si sperava quantomeno di spingere il potere esecutivo e soprattutto il Parlamento a dare dignità e sicurezza alle attività lavorative e tempi meno lunghi per ottenere la condizione di cittadino a chi ne ha i requisiti previsti dalle leggi nazionali.

Purtroppo maggioranza e opposizione hanno trasformato un evento di partecipazione democratica in una sorta di prova identitaria per contare i propri consensi; la prima pertanto ha invitato i cittadini all’astensione sia pure con tecniche diverse e la seconda ha pensato di servirsene come uno strumento di prova di forza contro il governo.

Tale ideologizzazione di uno strumento di partecipazione democratica è stato un boomerang soprattutto per le forze progressiste perché nelle decisioni future su tali temi l’attuale Governo di destra potrà farsi scudo della volontà popolare rispetto a eventuali provvedimenti sui temi dei cinque quesiti referendari.

Dunque ha votato meno di un terzo degli italiani e non è stato raggiunto il quorum.

La sinistra si aggrappa ai quattordici milioni di votanti mentre la destra in modo stucchevole e vergognoso si intesta l’altissimo numero di astenuti come se si trattasse di un plebiscito silenzioso.

Così una prova di decisione democratica viene scambiata per una sorta di sondaggio!

Soprattutto sul quesito relativo alle modalità per ottenere la cittadinanza il risultato del referendum ha rappresentato una vera debacle dimostrando che in generale nell’opinione pubblica persistono al riguardo perplessità se non addirittura forme marcate di xenofobia anche perché nessun governo finora è riuscito a costruire canali d’ingresso regolarizzati.

Dunque per le forze cosiddette progressiste gli esiti della consultazione rappresentano una sconfitta che infatti non viene negata se non da distinguo incomprensibili da parte di alcune forze politiche.

Quali le cause che hanno portato a tale disfatta?

La prima è rappresentata dalla mancata unità delle confederazioni sindacali a sostegno dell’iniziativa.

Un’altra va a mio avviso ricercata nell’organizzazione tecnica e linguistica dei quesiti che sicuramente ne hanno limitato la comprensione visto che, secondo un sondaggio Swg, solo il 54% degli italiani si è dichiarato consapevole in merito e questo anche a causa di una campagna informativa assai limitata soprattutto da parte di alcuni partiti e dei mass media.

Molti ancora hanno sentito ambigua e contraddittoria la proposta referendaria da parte di forze politiche di centrosinistra che non solo non hanno realizzato politiche progressiste e inclusive su lavoro e immigrazione, ma in alcuni casi hanno esse stesse proposto le leggi che oggi si chiedeva di abrogare.

Infine le forze politiche e il sindacato hanno perso la sintonizzazione con la base e dunque non riescono più a incidere sull’elettorato, ma al più raggiungono solo una ristretta nicchia di persone coscientizzate e non sempre in linea con le decisioni politiche assunte dalle segreterie dei partiti.

C’è chi sostiene che la campagna di sensibilizzazione per i referendum avrebbe ricostituito un blocco sociale di politica attiva in favore dei diritti.

Ce lo auguriamo tutti, ma le piazze hanno visto davvero una scarsa presenza di popolazione interessata e in particolare è mancato l’impegno dei giovani.

Ora si sta animando sulla stampa e tra le forze politiche il dibattito sulla possibile modifica dello strumento referendario.

Alcuni parlano di alzare il numero delle firme dei richiedenti, altri di un abbassamento della soglia del quorum per la validità parametrandolo all’affluenza al voto delle ultime elezioni politiche tenute nel Paese.

Certo non possiamo permettere che campagne di propaganda astensionistica permettano a chi deserta i seggi di bloccare le decisioni emerse nelle votazioni da parte di chi si reca alle urne, ma è anche vero che leggi votate dal Parlamento non possono nemmeno essere abrogate da una ristretta minoranza di cittadini.

Abbassare il quorum sarebbe anche un po’ arrendersi all’astensionismo dilagante che è il vero nemico della democrazia come ho più volte sostenuto.

La destra ha chiamato i suoi elettori all’astensione e questo è stato davvero grave sul piano politico perché invitare alla rinuncia al voto significa penalizzare il sistema democratico alimentando le decisioni verticistiche che certo non portano alla difesa dei diritti dei più deboli.

Di sicuro non possiamo permetterci di svuotare il senso e i fondamenti di uno strumento di democrazia diretta come il referendum, ma dobbiamo rafforzare al contrario non solo quello abrogativo immaginando e disegnandone anche uno propositivo.

I problemi in un mondo del lavoro sempre più precario e insicuro come quelli presenti tra la marginalità voluta soprattutto per alcuni migranti esistono e sono reali; pertanto vanno affrontati con senso di responsabilità e spirito umanitario.

Al di là dei quesiti referendari, che se non altro sono serviti a porre nel Paese la riflessione sui diritti sociali, occorre ora riportare nell’opinione pubblica il dibattito politico su tali temi e progettare una società egalitaria e inclusiva che certo non può essere quella che da anni sta portando avanti un neoliberismo sempre più egoistico e legato alle logiche della competizione per raggiungere unicamente potere, ricchezza e prestigio.

Auguriamoci allora che nel futuro si lavori a trasformare il tema lavoro in una piattaforma politica per evitare la sua precarizzazione che spinge molti giovani a emigrare dall’Italia.

Il grande problema della democrazia è oggi soprattutto l’astensionismo in tutte le competizioni elettorali, ma non riusciremo a risolverlo senza dare un po’ di speranza a una popolazione che ha perso ogni fiducia nella politica nella quale vede sempre più autoreferenzialità.

Mi auguro allora con tutto il cuore che in questi giorni, invece di arroccarsi su velleità identitarie di stampo ideologistico ravvivando scontri della peggiore specie, si torni a fare politica come servizio e si animi dalla base la partecipazione non solo nelle elezioni, ma soprattutto con la capacità di elaborazioni culturali e politiche in grado di risolvere i problemi aperti e di rendere la società più giusta e umana.

Spero anche che i tanti che vivono unicamente nel mondo virtuale del web tornino a fare politica nella società reale impegnandosi nella lotta per la garanzia dei diritti civili e sociali per tutti.

di Umberto Berardo

      

li 13 Giugno 2025

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