• 12/10/2026

Come dare un senso alla vita

di Umberto Berardo –

Riflessione per cercare di comprendere quale può essere per lui il significato della sua esistenza all’interno della realtà in cui vive

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Dal momento in cui ogni essere umano acquista l’abilità di pensare credo si ponga in riflessione per cercare di comprendere quale può essere per lui il significato della sua esistenza all’interno della realtà in cui vive e si relaziona con gli altri ma anche in riferimento all’intero universo.

 Da Socrate alle neuroscienze tale volontà di consapevolezza è stata sempre presente soprattutto nella speculazione filosofica, teologica e psicologica ma anche nella narrativa, nella poesia, nel teatro e nelle varie forme di arte.

Nella filosofia greca il senso della vita era individuato nella ricerca della verità e nella cura dell’anima orientata sempre al bene e al bello.

Immanuel Kant lo trova nel cielo stellato e nella legge morale connessi con la coscienza dell’esistenza.

La prospettiva di questo grande filosofo risiede nel collegamento tra la sublimità dell’universo e gli imperativi etici i quali risiedono per lui nell’essenza umana e diventano il fondamento per affrontare le complessità dei problemi che siamo chiamati a risolvere.

Attivando la coscienza morale egli sostiene che riusciamo a perfezionare la possibilità di sapere, di agire e di sperare.

In una bellissima pagina conclusiva della “Critica della ragion pratica” scrive: “la legge morale mi rivela una vita indipendente dalla animalità e anche da tutto il mondo sensibile”.

Vito Mancuso nel suo saggio “Destinazione speranza” sottolinea che, anche se non lo dichiara apertamente, Kant qui parla della sua apertura all’attesa del divino e dell’immortalità che avremmo bisogno di presupporre per dare realtà oggettiva a un’intelligenza assoluta e al sommo bene.

Con l’esistenzialismo la problematicità del senso della vita viene posta in relazione al nichilismo.

Il pensatore e teologo danese Søren Kierkegaard sostiene al riguardo che “La vita non è un problema da risolvere, ma una realtà da sperimentare” vivendo con libertà e originalità.

Mentre per Jean-Paul Sartre ogni persona è libera di dare un significato alla propria vita, Albert Camus nel saggio “Il mito di Sisifo” parla dell’assurdità degli esseri umani condannati a vivere senza un obiettivo finale anche se per lui bisogna vivere con coraggio e dignità proprio come atto di ribellione all’assurdo.

Oscar Wilde poi scrive che lo scopo della vita è nello sviluppo pieno della propria individualità.

Il Cristianesimo ricerca il significato dell’esistenza nella Bibbia e in particolare nel messaggio di Gesù di Nazareth che non è incentrato solo sul trascendente, ma in particolare su quanto viene ritenuto incorruttibile e giusto ed è delineato soprattutto nei comandamenti e nelle beatitudini.

Sia i cristiani che i mussulmani percepiscono la vita terrena come una relazione con Dio di cui osservano i principi etici aspirando alla salvezza dal male.

Nelle religioni orientali l’Induismo vede il compito dell’essere umano nell’ottenere la liberazione spirituale dal ciclo della reincarnazione mentre il Buddismo lo cerca nel superamento dei desideri per raggiungere il nirvana ovvero uno stato di pace che rappresenterebbe il culmine della vita ascetica.

La biologia già con Charles Darwin si limita a raccontare la storia dello sviluppo naturale secondo il meccanismo della selezione senza interrogarsi sul significato dell’esperienza umana. 

La psicologia al contrario ci offre studi di grande rilievo sull’origine e la crescita della motivazione al vivere.

Secondo Sigmund Freud la vita si basa su cause ed effetti; dunque anche il senso che ad essa si dà ha in gran parte origine dalle esperienze del passato.

Alfred Adler nei suoi saggi “La scienza del vivere”, “Il senso della vita” e “Il coraggio di non piacere” sostiene di non credere molto in questa tesi del pensiero freudiano perché a suo avviso la condotta umana, più che guardare ad eventi preesistenti, deve studiare le strategie per proiettarsi nel futuro.

A suo avviso ogni individuo dà un significato proprio alla vita. ma l’aspirazione comune è quella di superare il sentimento d’inferiorità per raggiungere uno stato personale di perfezione risolvendo tre tipi di problematiche legate alla propria realizzazione che sono l’occupazione lavorativa, l’amore e quindi la famiglia e infine la vita sociale come relazione agli altri.

I tre passaggi per raggiungere tali obiettivi sono per la psicologia adleriana accettare la propria condizione con le potenzialità possedute, saper vivere nel presente senza proiettarsi istintivamente con scorciatoie verso il futuro e dare infine con le proprie azioni un contributo alla realizzazione della vita degli altri per il bene dell’intera collettività.

Adler precisa che tutto ciò che non produce utilità sociale e mira solo al vantaggio del singolo non ha nulla di positivo perché manca del “senso di comunità” che invece rappresenta il principio chiave per dare senso al proprio vivere.

Per questo grande psicologo austriaco in un tale percorso di vita è fondamentale un’educazione adeguata che può portare una persona ad accettarsi, ad avere un ruolo nel mondo e a vivere bene realizzando l’evoluzione propria e quella comunitaria.

Secondo la psicologia transpersonale di Abraham Harold Maslow occorre creare una gerarchia nella soddisfazione dei bisogni per l’autorealizzazione dell’individuo che avviene attraverso quelle che egli definisce peak experience (esperienze di picco) e che esemplifica nel fare l’amore, nella fruizione artistica, nella creatività, nel rapporto con la natura, nell’ascesi e nella riflessione intellettuale.

Lo psichiatra austriaco Viktor Frankl esplicita una sua tesi originale che è quella secondo cui l’esistenza è mossa proprio dalla volontà di ricerca di senso che si può raggiungere con la logoterapia domandandosi cosa la vita ci chiede di fare in ogni situazione particolare senza tradire la nostra coscienza.

Si tratta di un approccio psicoterapeutico di decentramento dell’attenzione da sé concentrandosi su un’idea significativa per il proprio percorso esistenziale.

Sul piano letterario molti autori si sono occupati del senso della vita.

Potremmo citare il “Carpe Diem” di Orazio, il “De Brevitate Vita” di Seneca che invita a disporre bene di ogni momento dell’esistenza, il Leopardi nello Zibaldone che pone la gratificazione massima nella capacità di comporre, Fëdor Dostoevskij che esorta: «Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso» o infine il monologo nel terzo atto della tragedia “Amleto” di William Shakespeare.

Tanti i poeti che si sono occupati del tema.

Tra essi mi piace ricordare Pablo Neruda, Alda Merini. Rudyard Kipling, Langston Hughes solo per citarne alcuni.

Di sicuro le diverse forme d’indagine e di riflessione possono aiutare la consapevolezza sul senso della vita, ma credo che ciascuno realizzi autonomamente un proprio concetto in merito perché non credo ce ne sia uno universale.

L’epoca in cui stiamo vivendo non aiuta molto in tale direzione giacché il buio etico, l’irrazionalità dilagante, la deresponsabilizzazione, la disumanizzazione da cui siamo circondati e i bisogni indotti dalla pubblicità e dalla propaganda ci spingono a dare rilevo nella vita unicamente all’affermazione dell’ego attraverso l’arricchimento, il prestigio o la ricerca della notorietà.

Abbiamo allora la necessità di cercare ciò che può dare un significato alle nostre azioni in relazione al mondo, agli eventi e alla società in cui viviamo verso i quali abbiamo la responsabilità e il dovere di sostenere la verità e di promuovere il bene comune.

In tutti i saggi e i romanzi di cui sono autore ho affrontato il tema che sto qui sviluppando e che sempre pongo al centro della mia attenzione e riflessione come credo faccia ciascuno di voi, cari lettori.

Ciò che mi aiuta al riguardo è la ricerca culturale, il confronto aperto sulle idee e la necessità che impongo sempre a me stesso di valutare concetti e azioni con umiltà, spirito critico ma soprattutto senza pregiudizi.

Non è un caso che uno dei miei romanzi porti proprio il titolo “Il senso dei giorni”.

Ognuno di noi è un soggetto unico e irripetibile che si rapporta certo al sapere, alle elaborazioni culturali, alle ideologie, alle religioni, ma che secondo lo psicologo clinico canadese Paul TP Wong dev’essere poi capace di costruire individualmente un sistema cognitivo e valoriale per dare un significato personale alla propria vita che deve avere allo stesso tempo componenti di tipo razionale, affettivo, motivazionale ma anche relazionale.

Secondo tale teoria di psicologia cognitivo-comportamentale bisogna individuare in tale direzione un percorso di quattro componenti del significato individuate da Wong in: scopo, comprensione, azioni responsabili e valutazione.

Questo cammino può a suo avviso portare anche all’autotrascendenza come capacità di uscire dai confini personali per sentirsi parte integrante dell’universo con esperienze spirituali d’impegno altruistico acquisendo un alto grado di giustizia nel comportamento.

In questo mondo dominato dal potere finanziario e tecnologico ma anche dalla forza piuttosto che dal diritto si fa sempre più fatica a ricercare un significato autentico alla propria esistenza e tuttavia occorre lottare pure in questa direzione per rimanere fuori da ogni condizionamento ideologico e rifuggire dall’indifferenza verso il male conservando così la propria libertà di pensiero e di condotta.

Anche in questo ci viene in aiuto Adler che ci stimola a riconoscere e migliorare le nostre potenzialità per rivolgerci ai bisogni degli altri sviluppando quello che egli chiama “il sentimento sociale”.

Wittgenstein nel suo “Tractatus logico-philosophicus” pubblicato nel 1921 scrive: “Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto una risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure toccati” e ancora che “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”.

Io penso al contrario che la ricerca culturale, nonostante i suoi limiti, debba in ogni caso rimanere sempre pervicacemente aperta in ogni campo dello scibile anche quando pensiamo in un determinato momento di avere delle limitazioni nella conoscenza.

L’importante è mantenere l’apertura mentale capace di liberarci da ogni retropensiero come da dogmatismi e totalitarismi a volte addirittura disumani.                                             

Credo che per ricercare dunque in modo adeguato un senso della vita si debba fare tesoro di tutte le riflessioni che ci giungono dal mondo intellettuale, ma è fondamentale partire dai propri valori profondi ovvero da ciò che dà ispirazione e significato al nostro agire dando allo stesso degli scopi concreti e una direzione coerente con gli indirizzi dettati dalla propria coscienza.

Dopo aver chiarito chi siamo e cosa vogliamo essere, occorre poi realizzare gli obiettivi attraverso attività concrete ispirate a mio avviso alla verità, al bene ed alla giustizia sociale.

È ormai convinzione acclarata che un tale percorso di vita possa produrre benefici notevoli ma anche resilienza e gratificazione per la salute e la serenità dell’esistenza che indiscutibilmente ha un fondamento connaturato, meccanismi soggetti alle leggi del mondo fisico e logiche proprie nel suo fluire biologico; non ha tuttavia un significato intrinseco, ma quello che ognuno di noi le dà con lo stile di contegno che sceglie per attraversare questo evento straordinario e meraviglioso che va arricchito con il nostro contributo personale.

È mia convinzione allora che il senso della vita si possa sicuramente individuare anche con l’aiuto di messaggi di carattere culturale, spirituale, politico e sociale, ma fondamentalmente ci viene dalle scelte che facciamo e dai gesti che compiamo ogni giorno non senza chiederci se essi abbiano utilità per raggiungere il bene comune ovvero la dignità e la realizzazione piena per ogni essere umano.

La domanda da porsi pertanto è cosa ci viene chiesto di fare in positivo nella situazione che stiamo vivendo.

Di sicuro l’egocentrismo, la prepotenza, la negazione dei diritti altrui, l’esercizio della forza e della violenza, le diseguaglianze, i genocidi e la distruzione dell’ecosistema sono la negazione di ogni significato umano per un’esistenza degna di essere vissuta.

Le scelte da fare talora ci mettono in conflitto con il pensiero unico dominante, ma nel corso della storia tante persone giuste e oneste ci hanno insegnato che occorre obbedire con coerenza alla propria coscienza e ai valori cui ci ispiriamo i quali motivano le nostre azioni e rendono possibile l’empatia ovvero la capacità di comprendere e condividere i sentimenti e le necessità altrui per aiutare la costruzione del bene intorno a noi.

Il messaggio di Francesco d’Assisi ad esempio testimonia proprio la possibilità di vivere per qualcosa di più grande rispetto al denaro o al potere.

Non so se quanti erano presenti fisicamente ad Assisi domenica 4 ottobre 2026 per celebrare il patrono d’Italia sappiano cogliere e soprattutto vivere il suo messaggio di povertà, di pace e di rispetto del creato o se certe cerimonie al contrario si frequentino prevalentemente nell’ipocrisia di una vita condotta tra privilegi e ricchezze di cui nessuno cerca di liberarsi.

di Umberto Berardo

 

lì 12 Ottobre 2026