• 22/10/2026

Come costruire nuove comunità?

di Paolo Piacentini (da italiachecambia.org) –

Se ne parla alle pendici dell’Amiata

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Credo che a ognuno di noi nel corso della vita potrebbe capitare di incontrare luoghi che emanano una particolare energia, quasi misteriosa. Per molti può essere il luogo natio ma può accadere che quel determinato spazio fisico arrivi all’improvviso e magari in un territorio che in un primo momento lo hai pensato consueto. Quella nulla di speciale da offrire invece diventa, per una serie di inspiegabili concause, uno dei luoghi dell’anima.

È quello che mi è accaduto con il Monte Amiata e in particolare con il suo “fratello minore”, il Monte Labbro. A dire il vero, qui non è stato tanto il caso ma la conoscenza di padre Ernesto Balducci, uno dei migliori figli dell’Amiata, arrivata attraverso la lettura della sua biografia francescana a scatenare il futuro amore. Dalle frequentazioni di Balducci alla Badia Fiesolana al tuffo nell’oceano verde amiatino, alla sua amata Santa Fiora ed infine a Davide Lazzaretti e il Labbro il passo è stato breve. 

La prima salita alla montagna dei giurisdavidici purtroppo arrivò quando Ernesto Balducci non era più tra noi, una vita stroncata troppo presto a seguito di un tragico incidente. Provai un forte dispiacere nel non potergli raccontare le emozioni provate, quel desiderio profondo di passare più tempo possibile a respirare un’energia, che fin da subito, mi apparve strana e misteriosa. Da quella prima volta le salite sulla montagna del “Cristo dell’Amiata” non le ho contate più e ogni volta ho provato delle sensazioni particolari. Accadimento dopo accadimento è arrivato anche il progetto del Cammino per un Nuovo Umanesimo per collegare il Monte Labbro con l’altro luogo simbolo della storia lazzarettiana, l’eremo di Sant’Angelo nel comune di Montorio Romano. 

Una riscoperta quella di Lazzaretti che, dopo la lettura degli scritti di Lucio Niccolai sulla figura dell’eretico arcidossino, riprese vigore con l’incontro del monaco zen Pino Soden Palumbo. L’amicizia e la stima reciproca con Pino è stata molto fruttuosa e proprio partendo da questo virtuoso rapporto personale nasce il Manifesto per un nuovo Umanesimo. Una sorta di carta degli intenti profondamente ispirata da Lazzaretti e padre Ernesto Balducci che ebbe modo di definire il Davide, in occasione della sua riabilitazione arrivata dopo un secolo dalla morte, come una sorta di anticipatore della non violenza gandhiana. 

Così arriviamo all’oggi e al bellissimo rapporto che, attraverso l’esperienza del Cammino per un Nuovo Umanesimo, si sta creando con le persone che con sfumature culturali diverse, stanno rianimando le pendici del Monte Labbro. L’energia che avevo provato per tanti anni accompagnando gruppi o con salite solitarie in vetta mi sta tornado tutta attraverso l’incontro e il confronto con una dimensione spirituale che è fonte di nuovo arricchimento. 

Da questa nuova storia, inaspettata ma forse inconsapevolmente cercata fin dal primo momento, nasce il progetto delle bellissime giornate di riflessione e di camminate che avranno come centro propulsore il centro di Roccalbegna (GR) dove, da qualche anno, opera la cooperativa di Comunità Davide Lazzaretti: alla fine tutto ritorna. Dal 6 all’8 novembre si terrà il convegno dal titolo: Comunità, Spiritualità e Territorio che sarà curato, in gran parte, dagli amici dell’associazione Anima Antica. 

I relatori tratteranno temi molto legati al come costruire nuove comunità che mettano al centro una inedita dimensione spirituale che per me, in particolare, vuol dire anche la riscoperta della tenerezza come modalità più profonda d’incontro con l’altro. La domenica mattina è prevista una bella escursione esplorativa di cui ho l’onore d’essere l’animatore insieme agli organizzatori del convegno. In un mondo sempre più segnato dalla violenza e dall’assenza di confronto, schiacciati in un angolo da una polarizzazione che non lascia spazio ad una sana dialettica, il nostro tentativo è quello di provare a tracciare nuovi sentieri dello spirito e della cultura. 

Non abbiamo certo la pretesa di poter cambiare il corso della grande storia ma, nel contempo, non possiamo tirarci indietro dall’assumerci la responsabilità di provare a cambiare le cose dal basso e in modo anche radicale. L’Amiata ha avuto i suoi profeti che hanno lasciato alla nostra difficile contemporaneità una memoria importante da raccogliere, sta a noi continuare a seminarla fino alla nascita di un Nuovo Umanesimo. Non ci interessa vedere l’alba ma la costruzione quotidiana giorno dopo giorno, di quel percorso individuale e comunitario tracciato dall’eresia profetica di Lazzaretti e Balducci. 

Il nostro compito più difficile ma affascinante, è comprendere come attualizzare un lascito straordinario alla luce di una perdita di senso che affonda le radici nel distacco, sempre più drammatico, dal mondo reale per lasciarsi ammaliare dal dominio della tecnica e delle non cose, come ci ricorda il filosofo Byung Chul Han. Ci farà piacere avervi in tanti per passare insieme momenti di riflessione profonda in un luogo bellissimo avendo anche l’opportunità di degustare dell’ottimo cibo preparato dalle ragazze dell’Albergo la Pietra, nel cuore di Roccalbegna. 

di Paolo Piacentini (da italiachecambia.org)

 

dì 22 Ottobre 2026