• 03/11/2026

Campobasso e la sua storia

di Luca Di Toro –

Quelle torri che lo stemma non racconta

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– VIAGGIO TRA LE SENTINELLE DIMENTICATE ~

In quanti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare del leggendario passaggio segreto che da Campobasso arriva fino a San Giovannello? E in tanti, me compreso, hanno percorso almeno un pezzo di quei cunicoli. Ma la verità, come sempre, è molto più complessa e affascinante del mito. Ed è proprio da queste fondamenta di pietra e di verità nascoste che riparte il nostro viaggio.

Tutto quello che faccio nasce da un unico, grande desiderio… far riscoprire alle persone il senso di appartenenza al proprio luogo, alla propria terra. Lo faccio con passione e dedizione, senza secondi fini. Perché la storia non è solo un elenco di date, è l’anima di una comunità.

~ A CAVALLO DEL PONTE – IL SEGRETO DELLE DUE SENTINELLE ~

Partiamo dalle torri che tutti vedono, ma che pochi conoscono davvero. Le due torri anteriori, ai lati del ponte levatoio del Castello Monforte. La torre di destra, nella foto che ho pubblicato, aveva una conformazione diversa da quella attuale. Me la ricordavo così, e quel ricordo si collegava esattamente con un pezzo di muro che ancora è lì. È chiaro che fu una modifica durante qualche fase di consolidamento. Ma perché era così? Fu modificata per farci una rampa? Quale era davvero la funzione di quella torre? Cosa nasconde? La torre di sinistra, invece, nasconde un ENNESIMO STEMMA DEI MONFORTE di cui pochi sono a conoscenza. Sono le prime sentinelle del maniero.

Possiamo per ora parlare solo di queste due torri anteriori, perché delle due posteriori si sa pochissimo. Sicuramente furono erette dal Conte Monforte e dal fratello che rafforzarono le difese del castello. Ma in tante foto, soprattutto in quelle precedenti alla ricostruzione e in quelle della Prima Guerra mondiale, le due torri posteriori non sono visibili. In qualche antico disegno, nella torre di Sud-Ovest, si vede una specie di ingresso. È uno dei tanti misteri a cui non sapremo mai dare una risposta certa. Posso avanzare una mia ipotesi. Non molto tempo fa, nel piazzale del castello, erano stati effettuati degli scavi in linea, proprio adiacenti a quella torre. Fu ritrovato qualcosa, ma gli scavi sono stati sospesi. Credo che lì ci fosse un ingresso diretto al cortile, e che per arrivare al cortile posteriore si passasse proprio dalla torre. Rimane la mia suggestiva ipotesi.

~ QUANDO IL CONTE FECE DECAPITARE LE SUE TORRI ~

Ma c’è un dettaglio storico che pochi conoscono. Nel 1463, durante il rafforzamento della fortezza contro le truppe aragonesi, il Conte Cola Monforte fece eseguire la CIMATURA DELLE QUATTRO TORRI ANGOLARI CILINDRICHE. Vennero abbassate a mezza altezza rispetto alla cortina per evitare che costituissero un bersaglio facile per le prime bombarde da fuoco, lasciando svettare al centro soltanto il mastio quadrato, la Torre Tramontana.

~ IL RUDERE SILENZIOSO CHE FA PARLARE IL TEMPO ~

Affacciandosi proprio dalla torre sud ovest, se non ci fosse la boscaglia, che prima degli anni cinquanta non era presente, avremmo visto, come si può vedere in tutte le cartoline dell’epoca, la torre più antica della città… la TORRE JALUONGO, di costruzione longobarda. Ha una pianta tozza, adattata allo sperone roccioso, e conserva una caratteristica FERITOIA A PIANO DI CAMPAGNA. Era un posto d’osservazione avanzato, un ROMPITRATTA essenziale lungo un versante impervio, ma vulnerabile a sortite di scalatori o guastatori.

Oggi è difficile localizzarla e osservarla. Per incuria e abbandono è quasi totalmente crollata, dispersa tra la boscaglia. Tutte le amministrazioni hanno contribuito a cancellarne le tracce. Ma se avete un po’ di spirito temerario e curiosità, prima che crolli del tutto, potreste addentrarvi dove c’è l’ingresso per l’asilo ed il parcheggio della soprintendenza, e scorgerla tra i ruderi del vecchio muro e la vegetazione. Potreste provare a rivivere quel camminamento adiacente a Porta Fida, che un tempo era uno degli ingressi alla parte fortificata sotto al maniero e al loco Crucis.

~ LA TORRE DEL POPOLO – TURRIS COMMUNIS ~

Proprio in corrispondenza di Torre Jaluongo, risalendo la vecchia muraglia, che non è un muro qualunque ma è quello eretto da Ugone de Molisio, si trova la TURRIS COMMUNIS, la Torre Comunale ai Monticelli. Posizionata lungo la rampa sopra la Salita San Bartolomeo. A differenza delle torri del maniero, che appartenevano al signore feudale, questa era l’antica VEDETTA CIVICA DELL’UNIVERSITAS, il Municipio. Veniva usata dalle guardie cittadine per controllare gli accessi al borgo e per suonare l’allarme in caso di incendi o assedi. Quando perse la sua funzione difensiva, il Comune la vendette a privati tra il 1730 e il 1737. Oggi anch’essa come la dirimpettaia Jaluongo, è ridotta a rudere e abbandonata, risulta quasi incastonata nel muro di sostegno alla strada sotto l’acquedotto.

~ IL TUNNEL DEL TEMPO: DOVE PORTA DAVVERO IL PASSAGGIO SEGRETO? ~

Arriviamo ora alla TORRE TERZANO. Per anni è stato al centro di due miti. Il primo, in questo caso, ci interessa poco, perché è stata una pura invenzione folcloristica. Negli anni 90, non si sa bene da quale penna o amministratore, si era modificata ulteriormente la parte della reclusione e ci hanno raccontato che questa torre fosse la prigione di Delicata Civerra, e la storia ha fatto il giro della popolazione, alimentata dal romanzo di Albino e da una tradizione che voleva la fanciulla rinchiusa lassù. Ma il romanzo di Albino racconta altro. E i documenti raccontano altro ancora. Delicata fu rinchiusa dal padre esclusivamente in una stanza oscura della casa paterna, il palazzetto di famiglia dello zio canonico Nunzio Civerra ai Monticelli. NON UNA TORRE, NON UNA PRIGIONE FEUDALE, MA UNA CASA, UN DEBITO, UNA MALATTIA. Le torri non erano prigioni. Restituire la verità al romanzo di Albino non è necessariamente separare la storia dal folklore, ma è dare il giusto contesto ai fatti troppo modificati nei secoli che stravolgono la sapiente storia uscita dalla penna di Albino, fatta di tisi, di debiti del padre Raimondo, di un sequestro conservativo della dote. Molto meno poetica, molto più vera, se pur sempre di romanzo si tratta.

Il secondo mito riguarda il collegamento con la collina di San Giovannello. E qui la verità è un’altra. Questa non è la torre che porta al colle, bensì la torre che si collega direttamente con la POSTERULA DI VICO COLONNA. E probabilmente segue la stessa linea della torre misteriosa che si intravede da Via Ziccardi.

Il nome Terzano le viene da chi ci abita oggi. Ma negli anni ha avuto vari nomi, tra cui quello di TORRE DEL LUPO.

Io in quella torre ci entrai da ragazzino. Ricordo il buio, un buio che non era semplice assenza di luce, ma una materia densa che ti avvolgeva appena varcata la soglia. Ricordo il freddo, un freddo che non veniva dalla stagione, ma dalla pietra. E ricordo l’umidità, quella che ti si appiccicava addosso, nei capelli, sulle mani, nei polmoni. Dopo una decina di metri, quel cunicolo svoltava a destra. Non lo sapevo allora, ma quella svolta andava esattamente in direzione di quello che poi avrei scoperto essere la posterula di Vico Colonna. Un ragazzino che camminava nel buio senza sapere di stare dentro una pagina di storia.

~ L’OMBRA NEL GIARDINO – IL MISTERO DI VIA ZICCARDI ~

C’è una struttura misteriosa, visibile da Via Ziccardi, chiusa dentro un giardino privato. Nessuno sa dirlo con certezza. Era una torre di guardia? Un pozzo? Una cisterna per il ghiaccio? A quanto risale? E, soprattutto, era collegata anche lei alla posterula di Vico Colonna? Si trova perfettamente in linea d’aria con essa. Un altro enigma che si aggiunge al mistero.

Di questa torre misteriosa di Salita San Paolo, in pochi conoscono la vera essenza. L’ingresso non si trova su Via Ziccardi, ma si apre direttamente su Salita San Paolo. È un volume murario cieco, chiuso e privo di intestazioni trasparenti nei catasti ordinari. Ma osservando il profilo esterno della parete orientale, c’è una perfetta e curiosa corrispondenza visiva in linea d’aria con la posterula di Vico Colonna e con la Torre Terzano. Una continuità prospettica che avvalora l’ipotesi di una vera e propria CATENA TATTICA DI AVVISTAMENTO, segnalazione e difesa interna, che permetteva di dominare a vista la costa orientale del monte.

~ LA TORRE PIÙ MACABRA OGGI È SAGRESTIA ~

Addossata al versante posteriore dell’abside della chiesa di Santa Maria de Supra, c’è poi la QUINTA TORRE, definita anche Quinto Torrazzo. Viene chiamata Torre di Mezzanotte esclusivamente dallo storico Vincenzo Eduardo Gasdía. Ed è L’UNICO E AUTENTICO OSSARIO SOMMITALE DELLA CITTÀ. Nel 1824, a seguito dei decreti di igiene che imponevano lo svuotamento delle sepolture nei luoghi di culto, i sepolcri pavimentali della chiesa di Santa Maria del Monte furono svuotati e i resti ossei vennero trasportati a ceste e versati all’interno della cavità di questa torre.

Viene riportato in alcuni testi che da questa torre si sviluppava un passaggio che era il diretto collegamento alla chiesa di San Mercurio. In effetti, si può pensare ad un collegamento sotterraneo, la FALSA BRAGA, che partiva proprio dalla torre per arrivare a percorrere la cinta muraria che si collega con la parte bassa.

~ LA TORRE DELLE CARNI E IL FALSO MITO DELL’OSSARIO ~

Infine, scendiamo verso lo snodo logistico inferiore. Qui si trova la TORRE DEL CARNAIO. Il suo nome ha alimentato per anni un macabro equivoco. Non deriva da una fossa di resti umani, ma dalla sua originaria e prosaica funzione di DEPOSITO DELLE CARNI e MACELLO D’EMERGENZA per il rifornimento della guarnigione militare. La vicinanza con la cosiddetta STANZA DELLA MORTE, l’edificio usato come lazzaretto durante la peste del 1656, ha fatto sì che la memoria popolare ottocentesca sovrapponesse i concetti, trasformando un deposito di carne in una presunta e macabra fossa carnaria.

~ QUELLO CHE LE PIETRE ANCORA NASCONDONO ~

E qui il viaggio sembrerebbe finito. Ma non lo è.

Perché sotto queste torri, sotto questi nomi, sotto queste leggende e favole, c’è ancora qualcosa che aspetta. Il collegamento difensivo e logistico tra la vetta, con Porta Fida e la Quinta Torre, e il borgo basso di San Mercurio, non era un’invenzione. Era la FALSA BRAGA. Un camminamento protetto, incassato tra doppi muri a scarpata e supportici, una ferita nascosta nella pietra che per secoli ha permesso agli uomini di muoversi nel buio senza essere visti.

Lungo questo percorso, come documentato anche dal disegno autografo di Mons. Angelo Rocca del 1583, figurava una serie di piccole TORRETTE CIRCOLARI ROMPITRATTA. Le indagini archeologiche, come quelle condotte sulla posterula di Vico Colonna nel 1973, confermano che l’intercapedine tra le muraglie parallele aveva una larghezza ridotta di appena 1,5 – 2 metri. Questo tracciato stretto in trincea permetteva alla guarnigione di transitare e compiere sortite in fila indiana, a persona sola, rimanendo del tutto coperta alla vista e ai tiri degli assedianti. Attraverso questa rete di camminamenti protetti, ai civici 21 e 35 di Via San Mercurio, recanti i dischi lapidei del grano abbattuto, le scorte alimentari potevano risalire in sicurezza fino ai magazzini della rocca alta.

Ma quante altre torri mancano all’appello? Quante altre ne sono state cancellate dall’incuria, dall’indifferenza, da amministrazioni che hanno preferito dimenticare invece di conservare? E quante altre, come quella di Via Ziccardi, sono ancora lì, chiuse dentro un giardino privato, invisibili a tutti, in attesa che qualcuno si ricordi di loro?

Queste torri non sono solo pietre. Sono le sentinelle silenziose della nostra storia, custodi di segreti che meritano di essere raccontati. E nel prossimo report vi porterò alla scoperta di NUOVI STEMMI E CURIOSE INCISIONI, tra pietre che parlano e simboli che nessuno ha mai guardato davvero.

Se passeggiando per la città avete mai notato dettagli simili a questi, o avete ascoltato altri racconti interessanti, scrivete nei commenti. Ogni tassello può aiutare a ricostruire la verità. E se questa storia, come le altre, vi ha incuriosito, condividete passando queste righe a chi saprà apprezzarle. La divulgazione è preziosa, e la conoscenza non è mai davvero tale finché resta chiusa in un cassetto.

Campobasso medievale – Oltre la leggenda

Campobasso controstoria – La verità che va oltre.

~ RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E D’ARCHIVIO ~

D’Andrea, Uberto, Notizie sul Castello di Campobasso, Campobasso, 1978.

Trombetta, Ada e Alfredo, Le chiese di Campobasso e Arte nel Molise attraverso il Medioevo.

Gasdía, Vincenzo Eduardo, Storia di Campobasso, Voll. I, II, III e IV, Verona, 1955-1960.

Albino, Pasquale, Delicata Civerra (in Racconti Molisani d’Appendice), 1848.

Nauclerio, Luigi (1688) e Stendardo, Giuseppe (1732), Apprezzi feudali della Città di Campobasso, Regia Camera della Sommaria.

Archivio di Stato di Campobasso, Fondo Notarile, Catasti Onciari e Pianta di Mons. Angelo Rocca (1583).

Catalogo Generale dei Beni Culturali, scheda sullo stemma Monforte.

Nota dell’autore.

Quanto riportato nei report nasce da una ricerca appassionata, non da una perizia tecnica. I riferimenti a luoghi, a oggetti, a manufatti, numeri e relazioni sono verificati con attenzione, ma a volte potrebbero non corrispondere fedelmente alla realtà. L’obiettivo è divulgare una storia poco nota e affascinante, non redigere un inventario. Ogni riferimento è frutto della passione per la ricerca, non di un censimento tecnico.

di Luca Di Toro – fb

dì 3 Novembre 2026