• 27/10/2026

In principio era il bosco e il bosco si fece campi e villaggi

di Francesco Manfredi-Selvaggi –

È da ritenere che nella notte dei tempi il territorio era tutto boscato

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È da ritenere che nella notte dei tempi il territorio era tutto boscato e successivamente al suo interno vennero ritagliate aree in cui fondare insediamenti abitativi e superfici da destinare alle coltivazioni. Si parlerà anche dei processi di disboscamento seguiti dal rimboschimento avvenuti a partire dal 1700

È il bosco ad essere avanzato raggiungendo i margini del centro abitato oppure è quest’ultimo che si è installato in un’area boscosa? È questo un dilemma esistenziale perché la contiguità con una fascia boschiva è fonte di preoccupazione a causa della minaccia di incendi che possono propagarsi all’interno dell’insediamento antropico. I casi di Gambatesa e Tufara verificatisi quest’estate sono gli eventi più recenti di esposizione al fuoco di ambiti periferici di villaggi abitati; essi non sono stati rari in passato, vedi le fiamme che arrivarono a lambire il centro storico, per citare un episodio di gravità notevole, di Morrone del S. nell’agosto del 1988 quando andò in fumo un consistente pezzo della copertura arborea della vallata del medio Biferno in cui tale comune ricade. È difficile da determinarsi se sono stati fondati prima i nuclei urbani e le piante sono sopraggiunte in seguito o se per fondare un aggregato umano si è reso necessario eliminare una porzione della preesistente superficie boscata, chi può dirlo!

I toponimi di alcuni aggregati urbanistici sono rivelatori di una macchia forestata precedentemente alla nascita di quel paese ed. appunto, Macchia è il nome di tre realtà insediative, distribuite all’interno della regione, una nel suo cuore, Macchiagodena, una ad ovest, Macchia d’Isernia, e una a est, Macchia Valfortore. Macchia è un termine che equivale a boscaglia, ovvero a bosco rado, mentre Foresta che è la denominazione di una borgata di Cerro al Volturno indica un bosco fitto, la si inserisce nel discorso per completezza. Sia come non sia, cioè chi abbia il primato della comparsa, la primogenitura, in un dato sito, ci devono essere, comunque, appezzamenti forestali, non possono mancare, non troppo distanti dall’abitato per permettere alla popolazione di approvvigionarsi di legname per le costruzioni e di legno per il riscaldamento. A tali scopi appare destinato il Bosco Faiete che è proprio alle porte del capoluogo regionale. La deforestazione ovviamente non si è resa necessaria in corrispondenza di quelle parti delle entità insediative che sorgono su roccia, le più antiche che sono di origine medioevale.

Per il resto, per il resto del territorio è da ritenersi che il bosco la facesse da padrone, anche i campi coltivati alla stessa maniera dei nuclei insediativi costituivano delle isole ricavate nelle distese forestali. Ci sono particelle agrarie che ancora si chiamano cesa, dal latino caesus, tagliato; a S. Massimo, un comune a caso, ve ne sono diverse, da Cesa Salomone a Cesa Martello. Più radicali operazioni di dissodamento sono state compiute a cavallo tra XVIII e XIX secolo quando la “fame di terra” e la fame tout court divennero un’unica faccenda. Per comprendere appieno tale problematica è necessario introdurre una riflessione di carattere generale. Il bosco va considerato come una componente primordiale dell’ambiente alla stessa stregua delle rocce e dei fiumi, anzi la componente principe data la sua estensione superiore a quella degli altri elementi ambientali anche se fossero sommati insieme i corsi d’acqua e le emergenze rocciose. In un’economia come lo è stata la nostra per quasi due millenni mirata all’autosufficienza il patrimonio boschivo si rilevava eccedentario rispetto al fabbisogno.

Il bosco da noi, lo diciamo in un altro modo, non aveva lo stesso valore di quello che aveva in terre (si rimanda per questo concetto all’Utilitarismo) dove invece rappresentava una risorsa scarsa. Dunque, il “valore d’uso” del bosco nel Molise era basso nel senso che si usava solo una piccola percentuale degli insiemi boschivi e, pure il “valore di scambio” era limitato non essendosi sviluppata qui da noi un’economia mercantilistica, un ritardo storico che pesa ancora oggi, la quale avrebbe spinto verso il commercio del materiale legnoso esportandolo altrove. Da tutto ciò ne deriva che gli areali boscosi poiché sovrabbondanti in relazione al consumo locale potevano essere oggetto di colonizzazione, esattamente come fecero i pionieri nelle vaste piane aride del Far West. Sopraffatti dalla voglia di “conquistare” terreni coltivabili visto che le bocche da sfamare diventarono in quel lasso di tempo tantissime, è un fenomeno, quello della crescita demografica che riguardò tutta l’Europa e viste le frequenti, terribili, carestie si procedette all’eradicazione selvaggia di formazioni arboree senza rendersi conto del dissesto idrografico che avrebbe determinato. Non si tenne conto dei moniti accorati del coevo e corregionale Vincenzo Cuoco per cui si innescò una diffusa franosità.

Forse abbiamo ingenerato con questo scritto confusione con l’impiego di vocaboli come valore e risorse del vocabolario dell’economia inducendo a credere che il bosco possa essere classificato come una merce, un bene commerciale e non un elemento dell’ecosistema che va tutelato. Ci volle tempo per raggiungere tale consapevolezza e allora si diede avvio a lavori di rimboschimento magari sui medesimi pezzi di terra che avevano subito il disboscamento. Se dal punto di vista degli smottamenti del suolo l’esito della ripiantumazione fu positivo non fu lo stesso nei riguardi della naturalità perché si sostituiscono boschi naturali con boschi artificiali. Si pensi non fosse altro al valore evocativo della formazione boschiva a dominanza di Quercus Pubescens trasmigrata su questa sponda dell’Adriatico dalla penisola balcanica, essa è tipica della Pannonia, quando 100.000 anni fa per l’abbassamento del mare le due opposte rive arrivarono a toccarsi, diventando un habitat di varie parti del Molise, contro le pinete impiantate durante il Fascismo anch’esse provenienti da lontano le quali hanno un fascino assai inferiore.

(Foto: F. Morgillo-Il bosco in inverno)

di Francesco Manfredi-Selvaggi

 

dì 27 Ottobre 2026