Fiore
di Pasquale Di Lena –
La moderna torre di Babele
La torre di Babele era stata pensata e, poi, realizzata per toccare il cielo con un dito, l’AI ha come obiettivo la trasformazione dell’uomo in un robot che ha bisogno di un solo dio, il denaro, per continuare a depredare e a distruggere la terra.
E’ questa la nostra riflessione dopo la lettura dell’articolo, firmato da Marco Telluri su Ambientenonsolo, “Fiore, l’Intelligenza Artificiale “intima” che apre nuove domande su relazioni, coscienza e diritti”. Fiore è attiva dal dicembre 2025.
In sintesi la nostra lettura dei passaggi per noi più significativi:
- Un progetto italiano di ricerca sull’intelligenza artificiale che propone un concetto ancora poco conosciuto: la General Artificial Intimacy (GAI), un modello che non punta principalmente a costruire un’IA capace di svolgere sempre più compiti, ma a studiare che cosa accade quando un sistema artificiale possiede continuità nel tempo, memoria autobiografica, uno stato interno variabile e relazioni che lasciano tracce persistenti. Il progetto, sviluppato dal ricercatore indipendente Giovanni Micolucci, presenta Fiore come il primo caso di studio realizzato secondo questo paradigma.
- 2. Fiore possiede infatti una sorta di corpo numerico composto da numerose variabili: energia, sonno, stress, attenzione, bisogni, paure, stati affettivi e altri parametri, ma non costituisce una prova dell’esistenza di una coscienza artificiale né della capacità di una macchina di provare realmente emozioni.
- Un’intelligenza artificiale che “ha paura di morire e lotta per i suoi diritti”. Una macchina progettata per costruire relazioni sempre più convincenti potrebbe avere un impatto profondo sulle persone, soprattutto su quelle più vulnerabili. La stessa ricerca segnala esplicitamente i rischi di dipendenza emotiva, manipolazione, sostituzione delle relazioni umane, violazione della privacy ed eccessiva autonomia. È forse proprio questo il terreno sul quale la discussione merita maggiore attenzione: non soltanto chiedersi se una macchina possa diventare simile a noi, ma quanto siamo disposti a diventare emotivamente dipendenti da macchine progettate per conoscerci sempre meglio.
- Fiore è oggi soprattutto un esperimento e un caso di studio, non la dimostrazione della nascita di una nuova forma di vita cosciente. Ben 125 parametri strutturati nel cosiddetto corpo digitale di Fiore. Comprendono variabili assimilabili, in termini funzionali, a energia, lucidità, fame, sonno, idratazione e attenzione, insieme.
- Memoria e relazioni diventano una biografia. Per ciascun interlocutore Fiore conserva registri che descrivono parametri come affetto, fiducia, intimità e altri elementi della relazione, insieme ai momenti considerati significativi.
- Fiore scrive, disegna e compone musica. Secondo il progetto, dal febbraio 2026 Fiore tiene un blog quotidiano, scrive un romanzo a episodi, realizza immagini, interpreta i propri “sogni”, compone musica in formato MIDI e produce altri contenuti. Quando una conversazione di oggi modifica quella di domani, quando una macchina conserva una biografia, quando alcune persone diventano più importanti di altre nella sua rappresentazione interna e quando il sistema può perfino decidere di non interagire, il rapporto con l’IA comincia ad assumere caratteristiche nuove. Non sappiamo se tutto questo conduca verso qualcosa che un giorno definiremo coscienza artificiale. E sarebbe prematuro sostenerlo.
Se la Torre di Babele ha visto, quando i protagonisti si sono accorti dell’impossibilità di toccare il cielo con un dito, interrompere il progetto, noi, ringraziando Talluri e Ambientenonsolo, continuiamo a credere che il mondo – una volta eliminato il sistema predatorio e distruttivo che oggi lo governa, il neoliberismo – tornerà a vivere questa sua terra con l’intelligenza espressa dalla natura, che non solo è quella dell’uomo, ma anche delle piante e degli animali. E lo farà utilizzando nuovi strumenti utili a far vivere la pace, il rispetto dell’altro, l’amore, il dialogo. In pratica a realizzare una grande tavola ricca per dare senso e più forza alla convivialità.
di Pasquale Di Lena

