Appaesamento
di Maria Gianfilippi – fb –
Intervista al prof. Pazzagli: “l’Italia è un Paese di paesi che ha dimenticato i paesi”
Da ascoltare, questa piccola intervista a Rossano Pazzagli, in cui si parla di paesi spaesati e di nuovi percorsi per orientarsi.
Nei paesi con pochi abitanti spesso si cercano soluzioni spicce imitando modelli “cittadini” che però non funzionano; anzi, sono proprio quei modelli che hanno portato all’abbandono, allo spaesamento, alla perdita dell’orientamento.
Chi proviene da una città e sceglie di abitare in un paese, spesso ha già vissuto questo spaesamento nel proprio luogo di origine, dove il centro storico cittadino si è completamente snaturato, perdendo gli abitanti e i negozi di prossimità, per diventare una specie di luna park invivibile.
Si aggiunge spesso, aggiungo io, una cementificazione sconsiderata che snatura l’aspetto dei paesi lasciando i centri storici abbandonati e utilizzati come semplice cornice o scenografia: il cosiddetto “borgo”, questa parola così turistica e priva di sostanza.
Una rigenerazione è possibile, dice il professor Pazzagli, quando si cerca di trasformare i piccoli centri in laboratori di innovazione sociale, sostenibilità e accoglienza.
I paesi sono contenitori di futuro quando sanno accogliere realmente i nuovi abitanti e sanno proporre modelli diversi da quelli che hanno portato alla marginalizzazione dei paesi stessi.
Garantire i servizi fondamentali per l’istruzione, la salute, i trasporti, la cultura, lo sport, il tempo libero, a mio avviso potrebbe essere possibile anche badando a una maggior collaborazione con i paesi limitrofi.
Se ci si limita ad applicare i modelli del turismo di massa, quello delle città d’arte, se ci si dimentica delle reali necessità dei giovani e degli anziani, se si punta soltanto al turismo estivo, può darsi che i turisti aumentino, ma diminuiscono gli abitanti.
I turisti dovrebbero essere invitati a vivere i luoghi, i musei diffusi, gli ambienti naturali, perché desiderano un contatto vero, un dialogo con la comunità. Gli spazi pubblici, le vie, le piazze, devono essere luoghi di incontro, utilizzati dalla comunità che abita il paese, senza la necessità di spendere ingenti somme di denaro pubblico per i cosiddetti “eventi”, che spesso sono esclusivi proprio perché escludono, e poi lasciano il tempo che trovano.
Considerando, poi, che i mesi estivi diventano sempre più caldi e il turismo non è più soltanto quello agostano.
Per i piccoli centri è ancora possibile progettare seriamente il proprio futuro, se si favorisce il dialogo e si accolgono le diverse opinioni. Perché chi offre una visione diversa non è necessariamente un avversario da bannare.
di Maria Gianfilippi – fb
lì 4 Settembre 2026

