{"id":878,"date":"2016-06-14T16:04:56","date_gmt":"2016-06-14T14:04:56","guid":{"rendered":"https:\/\/lavianova.laterra.org\/2016\/06\/14\/i-carrettieri-di-perano\/"},"modified":"2016-06-14T16:04:56","modified_gmt":"2016-06-14T14:04:56","slug":"i-carrettieri-di-perano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/i-carrettieri-di-perano\/","title":{"rendered":"I Carrettieri di Perano"},"content":{"rendered":"<p><b><i>I ricordi di chi portava al paese i prodotti agricoli delle loro ricche contrade<\/i><\/b><\/p>\n<p><em style=\"font-size: 12.16px; line-height: 15.808px; text-align: justify;\">di Maria Delli Quadri<\/em><span style=\"font-size: 12.16px; line-height: 15.808px; text-align: justify;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14 giugno 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un flashback che ricorre spesso nella mia mente, quando scendo sotto casa a fare la spesa e trovo l\u2019uva del Sud Africa o del Cile anche a gennaio: \u00e8 domenica mattina, \u00a0nel dormiveglia, mi pare di sentire, molto presto, proveniente \u00a0dalla strada, un rumore di ruote di carri che strisciano e cigolano sul fondo sconnesso del corso: cosa sar\u00e0 mai? \u00a0Ma certo, sono i carrettieri di Perano che portano al paese i prodotti agricoli delle loro ricche contrade. Vanno a \u201cru burg\u201d (la piazza del mercato) a prendersi ciascuno lo spazio loro assegnato ed iniziare cos\u00ec la giornata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ricordo risale agli anni del dopoguerra quando i carrettieri partivano nella notte con i carri stracolmi di cose buone da vendere agli abitanti \u00a0di Agnone e dintorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perano \u00e8 un paesino \u00a0dell\u2019Abruzzo, a pochi chilometri da Bomba, dove si \u00a0produce molta frutta di primissima qualit\u00e0. \u00a0Nel passato, \u00a0i rapporti tra questa zona del chietino e l\u2019Alto Molise erano molto intensi, con scambi \u00a0reciproci di prodotti \u00a0dell\u2019una e dell\u2019altra parte. In particolare noi agnonesi \u00a0ci rifornivamo di frutta, pomodori, peperoni e altre derrate che mancavano nei nostri campi dove pure le donne andavano e raccoglievano ci\u00f2 che potevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa era certa: non mangiavamo mai \u00a0prodotti esotici come kiwi o ananas, ma solo frutti della nostra terra. Le fragole e i lamponi si trovavano nei boschi ed era un piacere coglierli e mangiarli. Non c\u2019erano i cestini di plastica con quei \u201cpalloncini\u201d rossi belli a vedersi, ma senza sapore. Il medico, dottore Luigi D\u2019Onofrio, sosteneva (a ragione) che se questo tipo di frutta fosse stato a noi necessario, il Padreterno \u00a0l\u2019avrebbe \u00a0fatto crescere \u00a0anche \u00a0nelle nostre contrade, \u00a0spontaneamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mia infanzia c\u2019era un tempo per ogni tipo di frutta: le ciliege di Sant\u2019Onofrio, i fichi (fioroni, in dialetto \u201cr ficaccian\u201d) \u00a0della Madonna del Carmine; le \u201cpercoche\u201d \u00a0e \u201cprezzichelle\u201d tra agosto e settembre, \u00a0l\u2019uva al tempo della vendemmia la cui parte pi\u00f9 sana, appesa alle canne e leggermente appassita, durava fino alla vigilia di \u00a0Natale quando \u00a0veniva mangiata \u00a0col \u00a0pane. Anche le pere avevano le loro stagioni: si cominciava con \u201cle pere San Giuann\u201d tra giugno e luglio, quindi le \u201cpere a un mucceco\u201d \u00a0perch\u00e9 le si poteva mangiare con \u00a0un solo boccone; quindi era il turno della \u201cpere zuccarine\u201d e \u00a0delle \u201cpere spina\u201d in agosto; in autunno, infine, \u00a0si trovavano le \u201cpere n\u2019dorse\u201d, variet\u00e0 ormai \u00a0del tutto introvabile, \u00a0detta cosi perch\u00e9 impossibile da ingoiare senza che si fermasse in gola. E poi, le mele \u201custinelle\u201d (agostane), i gelsi (ziaveze), \u00a0le more (m\u2019ricula) settembrine, \u00a0le sorbe a novembre. La frutta era stagionale, ma ne avevi quante ne volevi! La mettevamo nei vecchi cestini dell\u2019asilo e ci facevamo \u00a0merenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La provvista per l\u2019inverno era fatta \u00a0da \u201cmele annurche\u201d e \u201cmele limoncelle\u201d che dovevano essere \u201cspase\u201d sulla paglia, al buio, in soffitta. Col tempo, si raggrinzivano come il volto di una vecchia signora, ma profumavano sempre per tutte \u00a0le scale fin sopra alla soffitta all\u2019ultimo piano della nostra casa. Qui, a turno, noi figli andavamo, \u00a0non senza qualche paura del buio, a riempire il paniere, dopo aver dato una sbirciata alle mele marce che inevitabilmente \u00a0si trovavano sparse tra le altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Perano che c\u2019entra con tutto questo ben di Dio? \u00a0C\u2019entra perch\u00e9 \u00a0la domenica mattina, presto, molto presto, i carri in carovana sfilavano, come gi\u00e0 detto all\u2019inizio, per la strada, con un fracasso assordante, diretti verso il mercato, dove la merce (che noi non producevamo se non in modica quantit\u00e0), fresca e profumata, veniva esposta \u00a0sui banchi e nelle cassette. \u00a0Era tutto un fervore di acquisti: \u00a0pomodori per la salsa, cassette di verdure particolari, cocomeri, \u00a0peperoni rossi, fichi grandi e dolcissimi che la gente comprava e portava a casa; \u00a0\u201cpercoche\u201d \u00a0giallo\/ rosate, \u00a0\u201cpersiche\u201d bianche, succose e dolci, oltre ai \u201cdiavrilli\u201d \u00a0infilati a mo\u2019 di collana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi sempre, accanto agli uomini di Perano, c\u2019erano le donne di Poggio Sannita, vestite di nero, con grossi fazzoletti in testa che, \u00a0nelle ceste foderate con foglie \u00a0larghe di colore verde scuro, vendevano i fichi, bianchi o neri, sventolandovi sopra uno straccio per impedire alle mosche affamate \u00a0di aggredire il prezioso frutto. \u00a0I fichi oggi sono una rarit\u00e0 e costano molto, ma io me li ricordo come companatico costante del pane, spiaccicati su una fetta o una crosta. Una bont\u00e0! \u00a0Qualcuno di noi ragazzi chiese una volta: \u201cChiss\u00e0 che cosa mangia il papa?\u201d Io risposi pronta: \u201cO pane, uoglie ( olio) e zuccare (zucchero) o pane e fiquera ( fichi)\u201d. Anche le albicocche (crsomera), erano una loro specialit\u00e0: gialle e dorate, profumate e succose, avevano al \u00a0loro interno una mandorla dolce \u00a0che \u00a0usavamo \u00a0per fare l\u2019orzata negli assolati pomeriggi estivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una piccola schiera di queste donne, pi\u00f9 dimessa, sostava nei pressi della mia casa con i cesti semi vuoti, vendendo la merce a prezzi stracciati \u00a0insieme a qualche ovetto fresco. Sospetto che mio padre comprasse sempre tutto per \u00a0piet\u00e0 verso le poverine che, con poche lire, tornavano a casa con almeno un \u00a0minimo per campare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle due del pomeriggio tutto era finito e i carri ripassavano vuoti in processione, con la bilancia appesa di lato che, sbatacchiando contro le \u201cstanghe\u201d produceva un suono quasi affaticato e stanco. Il passo era lento. Ci voleva tempo per \u00a0tornare \u00a0a casa cos\u00ec come ce n\u2019era voluto la mattina per arrivare. \u00a0Il rumore delle ruote sulla strada, delle voci smorzate, del ritmo dei passi cadenzati mi procuravano, al mattino, grande letizia; al pomeriggio, quando andavano via, quasi un senso di abbandono.Mi consolavo pensando tra me che mio padre aveva comprato qualcosina delle prelibatezze di Perano da mettere poi sulla tavola. Era una festa vera, una giornata diversa dalle altre, con \u00a0movimento di persone e animali \u00a0che rendeva allegra e gioiosa la domenica, quasi quanto una gita fuori porta. La frutta comprata era buona e mio padre non la faceva mai mancare. La nostra colazione era a base di pane e fichi, quando c\u2019erano, \u00a0pane e mele, \u00a0pane e uva. La prelibatezza era pane, un filo d\u2019olio e pomodoro; la sera un pomodorino, un filo d\u2019olio e un pezzetto di frittata, se in casa c\u2019erano le uova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I viaggi dei peranesi erano limitati alle stagioni intermedie e cominciavano con le prime fiere. Essi cessarono del tutto con \u00a0l\u2019avvento dell\u2019automobile e con la nascita dei negozi al minuto. Non so ad Agnone ma a Capracotta arriva ancora \u00a0d\u2019estate l\u2019uomo di Perano: 5 euro, 3 kg di percoche. Fino a qualche anno fa arrivava ancora \u201cMingantonio\u201d \u00a0col \u00a0tre ruote da Villa Canale, con le \u201cpere zuccarine\u201d, \u00a0le \u201cpere spine\u201d e le \u201cvrangl\u00f2\u201d (\u201creine Claude\u201d, \u00a0regina Claudia, \u00a0retaggio francese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi le fruttiere a tavola son piene di mele giganti della Val di Non, di pere cosce, di kiwi, di banane; quando \u00e8 tempo, di clementine e di arance, \u00a0senza semi per carit\u00e0, frutta \u00a0che dopo pochi giorni va a male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tornare ai carrettieri di Perano, \u00a0il titolo scelto per questo racconto \u00e8 l\u2019emblema di un costume che \u00e8 durato per molto tempo, fino agli \u201970 del secolo scorso. Costume che ho voluto dipingere perch\u00e9 simbolo di un\u2019epoca ormai \u00a0tramontata del tutto; \u00a0oggi i negozi di frutta sono scintillanti, hanno le insegne luminose e nomi accattivanti: \u201cL\u2019angolo delle primizie\u201d, \u201cL\u2019oasi della frutta\u201d, \u201cL\u2019oro della terra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il luogo del rifornimento \u00e8, per le nostre zone, sempre Perano e paesi vicini (Piane d\u2019Archi, Piazzano), ma la produzione ormai \u00a0\u00e8 omologata anche qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talvolta capita ancora di trovare frutta nostrana sulle bancarelle di qualche contadino, ma le signore che fanno la spesa la guardano con sospetto se non addirittura con disprezzo e passano oltre perch\u00e9 i loro figli non la mangerebbero mai e poi mai, cos\u00ec brutta, macchiata e bitorzoluta com\u2019\u00e8. Le pi\u00f9 consapevoli \u00a0acquistano \u00a0quella \u201cbiologica\u201d, illudendosi che lo sia, e pagandola un occhio della testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di Maria Delli Quadri<\/em> (Molisana di Agnone (IS), gi\u00e0 Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l\u2019espressione scritta dei suoi sentimenti) &#8211; da altosannio.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b><i>I ricordi di chi portava al paese i prodotti agricoli delle loro ricche contrade<\/i><\/b><\/p>\n<p><em style=\"font-size: 12.16px; line-height: 15.808px; text-align: justify;\">di Maria Delli Quadri<\/em><span style=\"font-size: 12.16px; line-height: 15.808px; text-align: justify;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14 giugno 2016<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":877,"comment_status":"","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[357],"tags":[520],"class_list":["post-878","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-tradizioni","tag-tradizioni"],"aioseo_notices":[],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16.jpg",462,321,false],"landscape":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16.jpg",462,321,false],"portraits":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16.jpg",462,321,false],"thumbnail":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16-300x208.jpg",300,208,true],"large":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16.jpg",462,321,false],"1536x1536":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16.jpg",462,321,false],"2048x2048":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/tradizioni_07_16.jpg",462,321,false]},"rttpg_author":{"display_name":"laterra","author_link":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/author\/laterra\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/category\/la-vianova-news\/tradizioni\/\" rel=\"category tag\">Tradizioni<\/a>","rttpg_excerpt":"I ricordi di chi portava al paese i prodotti agricoli delle loro ricche contrade di Maria Delli Quadri\u00a0 14 giugno 2016","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/878","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=878"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/878\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/media\/877"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=878"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=878"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=878"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}