{"id":1687,"date":"2016-10-18T16:05:42","date_gmt":"2016-10-18T14:05:42","guid":{"rendered":"https:\/\/lavianova.laterra.org\/2016\/10\/18\/il-giovane-favoloso-finalmente-sulla-rai\/"},"modified":"2016-10-18T16:05:42","modified_gmt":"2016-10-18T14:05:42","slug":"il-giovane-favoloso-finalmente-sulla-rai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/il-giovane-favoloso-finalmente-sulla-rai\/","title":{"rendered":"\u201cIl giovane favoloso\u201d finalmente sulla RAI"},"content":{"rendered":"<p><b>Venerd\u00ec 13 gennaio 2017 alle ore 21,15 in TV su RAITRE<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 115%;\"><em style=\"font-size: 12.16px; text-align: start;\">di Paolo Casella<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 115%;\"><span style=\"font-size: 12.16px;\">12 gennaio 2017<\/span><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong style=\"font-size: 12.16px;\"><a href=\"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\">Back<\/a><\/strong><\/span><\/h3>\n<p>\u201cIL giovane favoloso\u201d inizia con la visione di tre bambini che giocano dietro una siepe, nel giardino di una casa austera. Sono i fratelli Leopardi, e la siepe \u00e8 una di quelle oltre le quali Giacomo cercher\u00e0 di gettare lo sguardo, trattenuto nel suo anelito di vita e di poesia da un padre severo e convinto che il destino dei figli fosse quello di dedicarsi allo &#8220;studio matto e disperatissimo&#8221; nella biblioteca di famiglia, senza mai confrontarsi con il mondo esterno.<\/p>\n<p>Mario Martone comincia a raccontare il &#8220;suo&#8221; Leopardi proprio dalla giovinezza a Recanati, seguendo Giacomo nella ricerca costantemente osteggiata da Monaldo e da una madre bigotta e anaffettiva delineata in poche pennellate, lasciandoci intuire che sia stata altrettanto, e forse pi\u00f9, castrante del padre: sar\u00e0 lei, pi\u00f9 avanti, a prestare il volto a quella Natura ostile cui il poeta si rivolger\u00e0 per tutta la vita con profondo rancore e con la disperazione del figlio eternamente abbandonato.<\/p>\n<p>La prima ora de Il giovane favoloso, dedicata interamente a Recanati, \u00e8 chiaramente reminescente dell&#8217;Amadeus di Milos Forman, cos\u00ec come il rapporto fra Giacomo e Monaldo rimanda a quello fra Mozart e suo padre. Ma non c&#8217;\u00e8 margine per lo sberleffo nell&#8217;adolescenza di Leopardi, incastonato nei corridoi della casa paterna e in quella libreria contemporaneamente accessibile e proibita. In queste prime scene prende il via il contrappunto musicale che \u00e8 uno degli elementi pi\u00f9 interessanti della narrazione filmica de Il giovane favoloso, e che accosta Rossini alla musica elettronica del tedesco Sasha Ring (alias Apparat)e al brano Outer del canadese Doug Van Nort.<\/p>\n<p>Attraverso un salto temporale, ritroviamo Leopardi a Firenze, dove avvengono gli incontri con l&#8217;amata Fanny e con l&#8217;amico Antonio Ranieri, entrambi fondamentali nel costruire la geografia emotiva del poeta. \u00c8 del periodo fiorentino anche il confronto con la societ\u00e0 intellettuale dell&#8217;epoca, che invece di cogliere la capacit\u00e0 visionaria di Leopardi in termini di grandezza artistica ne intuiscono la pericolosit\u00e0 in termini &#8220;politici&#8221;, in quanto potenziale sabotatrice di quelle &#8220;magnifiche sorti e progressive&#8221; che il secolo cominciava a decantare.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;atto conclusivo, dopo una breve sosta a Roma, si svolge a Napoli, citt\u00e0 per cui Martone prova un trasporto emotivo evidente nel rinnovato vigore delle immagini (ma il segmento potrebbe estendersi meno a lungo, nell&#8217;economia della narrazione). Alle pendici del Vesuvio si concluder\u00e0 la parentesi di vita di Leopardi, strappandogli l&#8217;ultimo grido di disperazione con la poesia La ginestra, summa del suo pensiero esistenziale.\u00a0<\/p>\n<p>Martone racconta un Leopardi vulnerabile e struggente, dalla salute cagionevole e l&#8217;animo fragile, ma dalla grande lucidit\u00e0 intellettuale e l&#8217;infinita ironia. Elio Germano &#8220;triangola&#8221; brillantemente con le sensibilit\u00e0 di Leopardi e di Martone, prestando voce e corpo, sul quale si calcifica l&#8217;avventura umana e intellettuale del poeta, alla creazione di un personaggio che abbandona la dimensione letteraria, e la valenza di icona della cultura nazionale, per abbracciare a tutto tondo quella umana. La riscoperta dell&#8217;ironia leopardiana, intuibile nei suoi poemi, ben visibile nei suoi carteggi, \u00e8 una potente chiave di rilettura moderna del poeta. &#8220;La mia patria \u00e8 l&#8217;Italia, la sua lingua e letteratura&#8221;, dice il giovane Giacomo. E Martone ci ricorda che nella lingua e letteratura di Leopardi si ritrovano le radici dell&#8217;Italia di oggi.<\/p>\n<p>In questo modo Leopardi esce dai sussidiari ed entra nella contemporaneit\u00e0, continuando quella missione divulgativa che il regista napoletano ha cominciato ad intraprendere con Noi credevamo. Martone fa parlare i suoi protagonisti in un italiano oggi obsoleto ma filologicamente rigoroso, e fa recitare in toto a Leopardi le sue poesie pi\u00f9 memorabili, strappandole alle pareti scolastiche e ai polverosi programmi liceali. Germano interpreta quei versi senza declamarli, reintegrandoli nel contesto umano e storico in cui stati concepiti, e restituendo loro l&#8217;emozione della scoperta, per il poeta nel momento in cui le ha scritte, e per noi nel momento in cui le (ri)ascoltiamo. Nelle sue parole torna, straziante, la malinconia &#8220;che ci lima e ci divora&#8221;, nei suoi dilemmi esistenziali ritroviamo i nostri.<\/p>\n<p>Martone recupera anche la dimensione affettiva di Leopardi, raccontandolo con immensa tenerezza, e senza mai indulgere nella piet\u00e0 per i tormenti fisici del poeta, che orgogliosamente rivendica la propria autonomia di pensiero intimando: &#8220;Non attribuite al mio stato quello che si deve al mio intelletto&#8221;. E ne sottolinea la valenza politica, facendo dire al poeta: &#8220;Il mio cervello non concepisce masse felici fatte di individui infelici&#8221;. Infine identifica nel poeta un precursore del Novecento nel collocare il dubbio al centro della conoscenza: &#8220;Chi dubita sa, e sa pi\u00f9 che si possa&#8221;. Quel che emerge sopra a tutto \u00e8 una profonda affinit\u00e0 elettiva fra Martone e Leopardi, un allineamento di anime e di sensibilit\u00e0 artistiche: attraverso il poeta, il regista racconta quella condizione umana &#8220;non migliorabile&#8221;, a lui ben nota e non &#8220;sempre cara&#8221;, di sentirsi straniero ovunque e in ogni tempo. Il Leopardi di Martone si ricollega idealmente al Renato Caccioppoli di Morte di un matematico napoletano in quell&#8217;impossibilit\u00e0 per alcuni di essere nel mondo, oltre che del mondo.\u00a0<\/p>\n<p>Il giovane favoloso \u00e8 un film erudito sulla sensibilit\u00e0 postmoderna che ha collocato Leopardi fuori del suo tempo, origine della sua immortalit\u00e0 e causa della sua umana dannazione. Martone costruisce una grammatica filmica fatta di scansioni teatrali, citazioni letterarie e immagini evocative ai limiti del delirio, come sanno esserlo le parole della poesia leopardiana. All&#8217;interno di una costruzione classica si permette intuizioni d&#8217;autore, come l&#8217;urlo silenzioso di Giacomo davanti alle intimidazioni del padre e dello zio, o le visioni del poeta nella parte finale della vita. Il giovane favoloso &#8220;centra&#8221; in pieno la parabola di un artista che sapeva guardare oltre il confine &#8220;che da tanta parte dell&#8217;ultimo orizzonte il guardo esclude&#8221;. E ci invita a riconoscerci nel suo desiderio di infinito.<\/p>\n<p><em>di Paolo Casella<\/em> (da mymovies.it)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b>Venerd\u00ec 13 gennaio 2017 alle ore 21,15 in TV su RAITRE<\/b><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 115%;\"><em style=\"font-size: 12.16px; text-align: start;\">di Paolo Casella<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 115%;\"><span style=\"font-size: 12.16px;\">12 gennaio 2017<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1686,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[356],"tags":[512],"class_list":["post-1687","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-archeologia"],"aioseo_notices":[],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17.jpg",420,598,false],"landscape":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17.jpg",420,598,false],"portraits":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17.jpg",420,598,false],"thumbnail":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17-211x300.jpg",211,300,true],"large":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17.jpg",420,598,false],"1536x1536":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17.jpg",420,598,false],"2048x2048":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/cinema_01_17.jpg",420,598,false]},"rttpg_author":{"display_name":"laterra","author_link":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/author\/laterra\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/category\/la-vianova-news\/archeologia\/\" rel=\"category tag\">Archeologia<\/a>","rttpg_excerpt":"Venerd\u00ec 13 gennaio 2017 alle ore 21,15 in TV su RAITRE di Paolo Casella 12 gennaio 2017","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1687","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1687"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1687\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1686"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1687"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1687"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1687"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}