{"id":1054,"date":"2016-07-21T16:30:56","date_gmt":"2016-07-21T14:30:56","guid":{"rendered":"https:\/\/lavianova.laterra.org\/2016\/07\/21\/l-olio-di-venafro\/"},"modified":"2016-07-21T16:30:56","modified_gmt":"2016-07-21T14:30:56","slug":"l-olio-di-venafro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/l-olio-di-venafro\/","title":{"rendered":"L\u2019olio di Venafro?"},"content":{"rendered":"<p><b><i>L\u2019oro verde pi\u00f9 ricercato del mondo antico<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 12.16px; line-height: 13.984px; text-align: start;\">di Alessandra Capocefalo<\/em><\/p>\n<p>21 luglio 2016<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">L\u2019eccellenza alimentare costituiva un valore gi\u00e0 nel mondo antico. La letteratura latina, in particolare, \u00e8 piena di riferimenti a cibi prelibati e ricercatissimi provenienti da ogni parte del Mediterraneo: sulle tavole dei ricchi commensali il miele al timo del monte greco Imetto, il vino Falerno della Campania, il grano dell\u2019Apulia, il formaggio Vatusicus delle Alpi e il garum (salsa di pesce salato) spagnolo di Cartagine Spartaria.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">E l\u2019olio? Il migliore del mondo romano proveniva da Venafro e le numerose citazioni degli autori antichi non lasciano dubbi sul suo valore che raggiunse il suo apice in epoca imperiale.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">L\u2019olivo a Venafro arriva dopo un lungo viaggio, introdotto intorno al IV sec. a.C., secondo la tradizione, da un Licinio originario della citt\u00e0 che avrebbe selezionato una cultivar, l\u2019attuale Aurina, chiamata Licinia (il nome con cui i Romani la conoscevano) in suo onore, particolarmente adatta al clima pi\u00f9 rigido dell\u2019area venafrana.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">La leggenda era talmente nota che Vincenzo Cuoco, nel suo \u201cPlatone in Italia\u201d (1806), la legittima facendola raccontare ad uno dei suoi personaggi \u201cVoi greci credete che l\u2019ulivo non prosperi alla distanza di quaranta miglia dal \u00a0mare; \u00a0tempo \u00a0fa \u00a0lo \u00a0credevamo \u00a0anche \u00a0noi, e \u00a0gli \u00a0abitanti \u00a0delle \u00a0Mainardi e \u00a0della Maiella \u00a0erano \u00a0costretti \u00a0a \u00a0comprare \u00a0l\u2019olio \u00a0dagli \u00a0abitatori \u00a0delle \u00a0terre \u00a0vicine \u00a0al \u00a0mare. \u00a0Il mio amico Licinio ha voluto introdurre l\u2019ulivo nella sua patria. Egli era cittadino di Venafro. \u00a0Dopo \u00a0lunghe ricerche, \u00a0tra \u00a0le \u00a0tante \u00a0specie \u00a0di \u00a0questa \u00a0utile \u00a0pianta, \u00a0ne \u00a0ha ritrovata \u00a0finalmente \u00a0una \u00a0capace \u00a0di sostenere \u00a0il \u00a0freddo \u00a0delle \u00a0paterne \u00a0montagne; \u00a0e l\u2019olio di questo ulivo non cede all\u2019olio de\u2019 Salentini e Tarantini. Voi \u00a0forse \u00a0talvolta \u00a0passerete \u00a0per \u00a0Venafro. \u00a0Vedrete \u00a0le \u00a0petrose \u00a0falde \u00a0delle Mainardi \u00a0ricoperte \u00a0dell\u2019albero \u00a0sacro \u00a0a \u00a0Minerva. \u00a0Dimandate \u00a0a \u00a0quegli \u00a0abitanti \u00a0qual \u00a0nome essa abbia. Tutti vi risponderanno; \u2013 Licinio!\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Secoli di letteratura non ci dicono come doveva essere l\u2019olio venafrano ma ce lo lasciano intuire. Infatti, una delle pi\u00f9 note e importanti caratteristiche dell\u2019olio di Venafro, oleum viride (olio verde) per eccellenza ottenuto dalla spremitura delle olive al giusto grado di maturazione, era il suo profumo, il nostro moderno \u201cfruttato\u201d, l\u2019insieme delle sensazioni olfattive positive.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Un pregio organolettico che ha conquistato le tavole di imperatori e nobili senatori, ricchi mercanti e aristocratici rampolli, definendo nel corso dei secoli il profumo del \u201cbuono\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Un profumo che non era riservato alle ampolle dei meno abbienti ai quali, come Trebio, invitato alla ricca mensa di Virrone, era servito un olio diverso e di qualit\u00e0 scadente \u201cLui inonda il suo pesce con olio di Venafro, mentre questo pallido cavolo che verr\u00e0 portato a te, poveretto, puzzer\u00e0 d\u2019olio di lucerna\u201d (Giovenale, Satire, I, 5, 85 \u2013 87).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Questa caratteristica dell\u2019olio venafrano lo rendeva perfetto anche per la produzione di unguenti e oli profumati che assorbivano la maggior parte del consumo di olio pro-capite nell\u2019antichit\u00e0 \u201cL\u2019olio che vedi l\u2019ha tirato fuori la bacca di Venafro campana: tutti gli unguenti che usi hanno il suo stesso profumo\u201d (Marziale, Epigrammi, XIII, 101).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Era talmente importante l\u2019idratazione del corpo a base di olio che Romilio Pollione, un famoso centenario del tempo di Augusto, interrogato dall\u2019Imperatore su quale fosse il segreto di tale longevit\u00e0 e vigore, rispose: \u201cdentro il vino mielato, fuori l\u2019olio\u201d (Plinio, Naturali Historia, XXII, 114).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Un\u2019abitudine antica talmente radicata che coinvolgeva anche la cura del corpo dei defunti. Infatti, gli unguentari e i piccoli contenitori da olio che affollano le vetrine dei musei archeologici di tutto il mondo ci parlano dell\u2019olio profumato che veniva usato per l\u2019unzione delle salme; in particolare nel Molise, oltre a numerosi contenitori di epoca romana, \u00e8 di notevole interesse la presenza di alcuni piccoli unguentari in una sepoltura di Sanniti frentani della fine del IV sec. a.C., rinvenuta nel territorio del comune di Ururi. I cinque contenitori in vetro colorato, attualmente esposti al Museo Sannitico di Campobasso, provengono da un\u2019officina specializzata orientale o, pi\u00f9 probabilmente, magnogreca e contenevano oli profumati utilizzati per la preparazione della salma prima della sepoltura o donati come offerta.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Il corredo di questa deposizione, a cui si aggiunge un servizio di vasi da simposio di produzione apula eccezionale per il contesto regionale, testimonia la stretta connessione tra i Sanniti frentani e questa parte della Magna Grecia in un flusso costante di beni materiali e immateriali, oggetti, tradizioni e credenze che si mescolano e si diffondono arricchendo di nuovi elementi la cultura italica preromana.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Tuttavia, come molte delle piante della cosiddetta dieta mediterranea, l\u2019olivo non era autoctono della penisola italiana. La sua versione selvatica (Olea sylvestris) \u00e8 originaria della parte pi\u00f9 estrema della sponda orientale del Mediterraneo, l\u2019area siro-palestinese. Gi\u00e0 intorno al VI millennio a.C. lo troviamo nel Mediterraneo occidentale, utilizzato a scopo alimentare e non ma bisogner\u00e0 aspettare il II millennio per trovare gli indizi della sua coltivazione, prima in Palestina e, successivamente, a Creta e in Grecia dove diventer\u00e0 un dono divino, l\u2019albero simbolo della dea Atena.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Da un villaggio del Bronzo Finale (XII \u2013 XI sec. a.C.) di Archi, in provincia di Chieti, provengono i noccioli di olive coltivate pi\u00f9 antichi della penisola italiana ma \u00e8 solo nell\u2019VIII sec. a.C. che si ipotizza l\u2019inizio della coltivazione sistematica dell\u2019olivo in Italia. Fenestella, storico romano sotto il principato di Augusto, sosteneva che all\u2019epoca di Tarquinio Prisco, 173 anni dopo la nascita di Roma, l\u2019olivo non fosse ancora coltivato in Italia, n\u00e9 in Spagna, n\u00e9 in Africa (Plinio, Naturali Historia, XV, 1).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">Se fosse cos\u00ec l\u2019olio sarebbe in realt\u00e0 un prodotto giovane che in pochissimi secoli ha dominato il mercato mediterraneo con centinaia di migliaia di litri che viaggiavano via mare e via terra a seconda delle qualit\u00e0 e dei territori di provenienza.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">E\u2019 stato calcolato che il consumo annuale di olio di oliva nel mondo antico fosse in media di circa 20-30 kg a persona* (vedi nota 1 a pi\u00e8 pagina) mentre in Grecia, che \u00e8 il Paese al mondo con il consumo maggiore, nell\u2019annata 2013\/2014, si \u00e8 attestato sui 12,8 kg pro-capite (fonte C.O.I., in inglese International Olive Council, \u00a0http:\/\/c1.oliveoiltim.es\/library\/ioc-february-2016.pdf).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">La produzione di olio era, infatti, alla base dell\u2019economia italica del mondo romano, grazie alla versatilit\u00e0 del suo uso e non \u00e8 infrequente che gli archeologi rinvengano i torcularia, \u00a0i frantoi dell\u2019epoca. Nel Molise possiamo ricordarne almeno due ben conservati, quello della villa rustica di Roccavivara, all\u2019interno del Santuario di S. Maria del Canneto e quello della villa rustica di S. Giuliano di Puglia.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">L\u2019olio extravergine molisano, che ha conquistato un riconoscimento DOP soltanto nel 2003, pu\u00f2 vantare nel suo patrimonio genetico 18 cultivar autoctone che conservano nei frutti il sapore e il profumo di una selezione millenaria che ha coinvolto la maggior parte del territorio regionale, dal pomodoro della Sperone di Gallo alla cicoria della Gentile di Larino, dall\u2019amaro intenso della Rumignana al profumo antico dell\u2019Aurina.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\">*Nota 1): Per l\u2019et\u00e0 imperiale disponiamo di stime sui consumi della citt\u00e0 di Roma basate sui ritrovamenti delle anfore olearie nel monte Testaccio grazie alle quali si pu\u00f2 ipotizzare un consumo annuo pro capite di circa 22,5 chilogrammi. (Emilio Rodr\u00edguez Almeida, Il Monte Testaccio: ambiente, storia, materiali, pag. 119, Roma, 1984)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 5.25pt; line-height: 115%;\"><span style=\"line-height: 13.984px;\"><em>di Alessandra Capocefalo<\/em> \u2013 archeologa \u00a0(da molisanissimo.it)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><b><i>L\u2019oro verde pi\u00f9 ricercato del mondo antico<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 12.16px; line-height: 13.984px; text-align: start;\">di Alessandra Capocefalo<\/em><\/p>\n<p>21 luglio 2016<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1053,"comment_status":"","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[356],"tags":[512],"class_list":["post-1054","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-archeologia"],"aioseo_notices":[],"rttpg_featured_image_url":{"full":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16.jpg",462,321,false],"landscape":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16.jpg",462,321,false],"portraits":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16.jpg",462,321,false],"thumbnail":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16-300x208.jpg",300,208,true],"large":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16.jpg",462,321,false],"1536x1536":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16.jpg",462,321,false],"2048x2048":["https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Archeologia_08_16.jpg",462,321,false]},"rttpg_author":{"display_name":"laterra","author_link":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/author\/laterra\/"},"rttpg_comment":0,"rttpg_category":"<a href=\"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/category\/la-vianova-news\/archeologia\/\" rel=\"category tag\">Archeologia<\/a>","rttpg_excerpt":"L\u2019oro verde pi\u00f9 ricercato del mondo antico di Alessandra Capocefalo 21 luglio 2016","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1054","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1054"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1054\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1053"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laterra.org\/laterra\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}