“Una passione sinistra”
di Giovanni Petta (da ilbenecomune.it) –
La contemporaneità storica di Chiara Gamberale
I romanzi di Chiara Gamberale scavano all’interno dei personaggi, e dei lettori, e trovano la migliore definizione, quella che solo ai poeti riesce, per i fenomeni psicologici e sentimentali, per l’amore e per lo sforzo di volontà di miglioramento degli umani. Tale ricerca è sempre inserita, adagiata sistematicamente, in un contesto sociale che sembra descritto appena, in modo che la società e la politica siano soltanto sfiorate. Sembra. Invece, l’occhio dell’autrice è attentissimo a ciò che accade, coglie le pose dettate dalla convenzione adottata al momento e, in questo modo, vengono fissate, di romanzo in romanzo, le tappe del procedere umano e della società occidentale degli ultimi trent’anni.
«Una passione sinistra» era già stato pubblicato nel 2008 dal Corriere della Sera e nel 2009 da Bompiani. Riproposto ora da Feltrinelli, mostra tutta la sua sconcertante attualità nel racconto di una vicenda che risulta esemplare per spiegare molte delle cose accadute successivamente: il Movimento Cinque Stelle che fa un governo con la Lega ma, poi, anche col PD, per esempio; l’aumento vertiginoso del numero dei cittadini che non vanno più a votare; persino il chiasmo d’antitesi Destra(Meloni)-Garbatella-Svizzera-Sinistra (Schlein)…
Certo, il libro non poteva parlare di ciò nel 2008. Eppure ne parla. Lo fa raccontando la storia di Nina Nardoni e Giulio Faleni. Intellettuale di sinistra lei, avvocato berlusconiano lui. Quando sono accanto ai rispettivi partners, riescono solo a individuarsi come possessori di una visione del mondo diversa, opposta l’una all’altra. Poi, invece, provano un’attrazione inaspettata e danno inizio a una relazione clandestina di grande passione, trovano una intimità da vivere senza considerare gli aspetti antitetici delle loro persone.
Ed è questo che interessa a Chiara Gamberale, anche se alla fine di ogni capitolo inserisce un riferimento all’attualità politica del tempo: discorsi di presidenti al 31 dicembre, esortazione alla pace di papi, dichiarazioni programmatiche di capi del governo…
Alla scrittrice interessa il marasma che c’è nel cuore degli uomini, ciò che porta a vivere al di là del bene e del male. «Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano» scriveva Nietzsche. Alla Gamberale non interessa il giudizio morale ma la sofferenza che viene dalla fatica della scelta da fare, l’ebbrezza del momento vissuto per essere stati capaci di non opporsi al fluire della vita. «L’obiezione, il saltare di lato, la gaia diffidenza, il piacere della beffa sono segni di salute: tutto ciò che è assoluto appartiene alla patologia», ancora Nietzsche.
L’attualità di cui si diceva? Il libro è persino segnato da una scansione temporale ben definita: la storia va dal dicembre 2007 all’aprile del 2008, con alcuni flashback relativi a periodi di poco anteriori. Eppure è sorprendente rilevare quanto siano ancora fortemente radicati, nel nostro tempo, i dubbi e le certezze – sempre più solidi i primi, fluide le altre – che i personaggi di «Una passione sinistra» interpretano. Dubbi e certezze che infastidiscono il lettore quando, inevitabilmente, li mette a confronto con i comportamenti delle persone che conosce e di se stesso.
Il presente raccontato da Chiara Gamberale sembra essere un presente assoluto, un presente che rimane tale; una contemporaneità, storica quanto si vuole, che rimane contemporanea. Ciò accade perché l’autrice è da sempre attenta soprattutto a ciò che è nella bolla immateriale del senza-spazio e senza-tempo, alla densità degli incontri e delle anime incontrate; accade perché la sua vita è intrecciata fortemente a quella dei suoi personaggi, in una fiction-senza-fiction straordinaria di cui lei sola ha il brevetto.
di Giovanni Petta (da ilbenecomune.it)
lì 24 Marzo 2026

