• 11/26/2025

Solitudini che diventano boschi

di Manlio Castagna – fb –

“Train dreams”, il film: l’immensità della natura fa da contrappunto al destino di un uomo mite

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Ho visto TRAIN DREAMS da poco uscito su Netflix e onestamente è la prima volta che non so da dove cominciare per raccontare l’esperienza enorme che ho vissuto. Non voglio lanciarmi in sterili proclami dicendo che è uno dei film più significativi del 2025 e forse dell’ultimo decennio (gli aggettivi “bello” o “grande” non scalfirebbero nemmeno la superficie, figuriamoci restituirne la profondità).

Poche volte nella mia lunga e sostanziosa vita di spettatore mi sono trovato a vivere un intero film col groppo in gola, le lacrime a rigarmi le guance e la meraviglia negli occhi come mi è successo con questa opera dal genio assoluto – non abbastanza celebrato – di Clint Bentley.

Ho sentito il vento attraversare TRAIN DREAMS come una preghiera sommessa. Ogni singolo minuto dei quasi cento del film non racconta semplicemente una storia: preferisce custodire un respiro, l’eco di un dolore che scava nella terra e negli uomini. Clint Bentley filma la vita di Robert Grainier con la lezione di Terrence Malick ben evidente e con la delicatezza di chi sa che certe ferite non hanno forma, solo suono: il fruscio degli alberi che cadono, il passo lento del tempo quando non rimane più nessuno a chiamarti per nome, la rapsodia della brughiera pettinata dagli alisei.

Di Robert scopriamo poco: un lavoro duro tra gli alberi e i binari che avanzano, un amore che illumina la strada, una figliola che concede la promessa fragile della felicità. Ma la vita si fa pagare sempre in prezzi altissimi e tutto si ritrae, fino a diventare silenzio.

Bentley lascia che l’immensità della natura faccia da contrappunto al destino di quest’uomo mite: ogni inquadratura è una stanza dove la memoria si addensa. Joel Edgerton offre una prova trattenuta, quasi pudica, che vibra nei gesti non detti. TRAIN DREAMS parla di solitudini che diventano boschi, di sogni che resistono come brace sotto la cenere.

Ho i brividi anche mentre scrivo e il desiderio ardente di ritornare a quelle immagini, a quei suoni (e alla canzone finale di Nick Cave, immensa) per mettere piede ancora in quella frontiera raccontata con respiro elegiaco, al senso di nostalgia colloso che si addensa nei vuoti lasciati dal paesaggio americano in via d’estinzione.

Lo dico forte e chiaro: Train Dreams è un capolavoro assoluto

di Manlio Castagna – fb

 

lì 26 Novembre 2025

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