Poverissimi
di Roberto De Lena (da lafonte.tv) –
Nel 2010 il politologo e saggista Marco Revelli pubblicava un testo dal titolo Poveri, noi, una fotografia dell’Italia di un quindicennio fa, alle prese con le prime conseguenze della crisi economica mondiale più grave dalla “grande depressione del 1929”. Già allora scriveva Revelli: “l’Italia non è come ce la raccontano: abbiamo creduto di crescere e stiamo declinando, la nostra presunta modernizzazione è un piano inclinato verso la fragilità e l’arretratezza. E nello spazio sempre più ampio che si apre tra presunto benessere e fatica quotidiana del vivere crescono l’invidia, i rancori, le intolleranze”.
Nel 2010, l’ISTAT certificava la presenza in Italia di 3,1 milioni di persone (5,2% della popolazione) e 1,1 milioni di famiglie (4,6%) in condizione di povertà assoluta. Oggi (ottobre 2025), circa 15 anni dopo, l’ISTAT ci dice che nel 2024 quasi il 10% degli italiani vive in povertà assoluta: si tratta di 5,7 milioni di persone (9,8% della popolazione), 2,2 milioni di famiglie (8,4%). Le povertà sono quasi raddoppiate e, nel frattempo, un certo modo di stare al mondo “invidioso, rancoroso, intollerante” sembra essere divenuto maggioritario, e certamente trova ampio spazio al Governo del Paese.
Nel quadro generale già di per sé drammatico, colpiscono alcune dimensioni particolari: la povertà assoluta tra i minori si conferma al 13,8%, il valore più elevato della serie storica dal 2014. La povertà assoluta raggiunge picchi desolanti per le persone e le famiglie straniere: la sua incidenza è pari al 30,4% per le famiglie con almeno uno straniero e sale al 35,2% nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri. Sembra delinearsi uno scenario da apartheid economica. Sono povere assolute il 15,6% di famiglie con un operaio, contro il 2,9% delle famiglie che fanno capo a un dirigente, quadro o impiegato. Circa un terzo delle famiglie (31,1%) è costretto a tagliare sul cibo e il 9,9% delle persone ha rinunciato a curarsi. “La lotta di classe esiste, e l’abbiamo vinta noi” ha dichiarato in un’intervista di qualche anno fa un ricco imprenditore!
Nel Mezzogiorno d’Italia la percentuale di famiglie in povertà assoluta è al 10,5%, contro il 7,9% al Nord e il 6,5% al Centro. Per ciò che riguarda il Molise, i dati forniti circa la questione casa dovrebbero far riflettere: si registra, innanzitutto, un ulteriore aumento degli sfratti eseguiti (+1,05%) che nel 2024 arrivano a quota 289. Sono più di quelli che si registrano in altre regioni anche più grandi e popolate, come in Umbria (256) e in Sardegna (284) o in altri contesti più “affini” al Molise, come in Basilicata (82) e in Valle d’Aosta (30). Aumentano anche le richieste di esecuzione: sono 574 nel 2024, con un +14,57% rispetto al 2023. Calano del 9,65% i provvedimenti di sfratto emessi: sono 103 nel 2024, di cui 100 per morosità. Intanto, nei contesti turistificati come quelli del litorale è sempre più difficile accedere alla casa, divenuta merce e bene di consumo.
E il governo più di destra della storia repubblicana che fa? Abolisce il Reddito di Cittadinanza!
Recentemente l’Alleanza contro la Povertà ha sostenuto: “nel passaggio dalle vecchie alle nuove misure di contrasto alla povertà si è pressoché dimezzata la platea dei beneficiari. Centinaia di migliaia di famiglie in condizione di gravi difficoltà si sono trovate senza un sostegno economico su cui, fino a qualche tempo prima, avevano potuto contare. In questo modo, si è investito ogni anno per i poveri 1 miliardo di euro in meno”. Nel contempo, l’Italia ha promesso un aumento vertiginoso della spesa militare: per onorare l’impegno di alzare prima al 2% e poi al 5% il PIL destinato alle spese militari entro il 2035, l’Italia dovrà spendere – secondo l’Osservatorio Milex – ogni anno molti miliardi in più rispetto ad oggi.
Il 14 novembre Caritas Italiana ha presentato il rapporto Povertà ed esclusione sociale 2025: il rapporto si concentra innanzitutto sulla crescita delle disuguaglianze. In Italia il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 60% della ricchezza complessiva. La percentuale di lavoratori a basso salario è salita da 25,9 punti percentuali nel 1990 a 32,2 punti percentuali nel 2017. A essere colpiti sono soprattutto donne, giovani tra i 16 e i 34 anni e residenti al Sud e in generale chi ha un contratto di lavoro part-time. Almeno 10 milioni di adulti dispongono di risparmi inferiori ai 2.000 euro, insufficienti ad affrontare qualsiasi emergenza. Oltre alle disuguaglianze economiche, molti altri i fattori che incidono sull’impoverimento di massa in corso in Italia: povertà multidimensionali, azzardo industriale di massa, violenza sulle donne, povertà energetiche (fonte: Avvenire).
Nonostante tutto ciò, nonostante il quadro fosco, la povertà in Italia sembra restare un problema “fuori campo”, anche se in realtà è vicinissimo. E i dati lo raccontano chiaro.
(Foto: vignetta di ElleKappa da La Repubblica)
di Roberto De Lena (da lafonte.tv)
lì 12 Dicembre 2025

