Piedistallo o monumento in sé stesso
di Francesco Manfredi-Selvaggi –
Appare come un obelisco e però è più basso di quelli egiziani. Si trova a Cantalupo
Appare come un obelisco e però è più basso di quelli egiziani o come una stele e però è più alto di un cippo funerario. Si trova a Cantalupo ed è situato in un “giardino all’inglese” che ne rende più pregevole la vista
L’unico monumento presente a Cantalupo è quello ai Caduti, non ve ne sono altri, mettiamo l’effigie di un uomo illustre cantalupese; ad esempio, ad Alfonso Perrella è stata dedicata una piazza senza, però, erigervi il busto. L’unica statua è quella a Padre Pio che sta all’ingresso del paese. È quello alle vittime della Grande Guerra un monumento particolare, non è una scultura, piuttosto potrebbe sembrare il piedistallo di un’opera scultorea se non fosse che la statua che sorregge, l’aquila simboleggiante la vittoria alata è, in verità, una statuetta; ambedue, il piedistallo e la statuina sono in pietra. Si vuole dire che se si trattasse di un piedistallo esso risulterebbe sproporzionato rispetto alla scultura che è chiamato a sostenere ed, in effetti, non è un piedistallo bensì un monumento in sé stesso, non è perciò a supporto di qualche creazione artistica collocata in cima.
Esso richiama la stele funeraria, in questo caso maggiorata, con rimandi anche agli antichi obelischi, un obelisco in scala ridotta. Non è una colonna o un pilastro perché è un elemento troncopiramidale seppure di sviluppo molto allungato. Data tale conformazione le sue facce sono inclinate, di poco ma inclinate, in tutto sono 4 di cui una è priva di incisioni, inclinazione così limitata che non rende difficile affatto la lettura dei nomi di coloro che sono periti durante i 2 conflitti mondiali, militari e civili. Va detto che, pur essendo stati concepiti per onorare i morti dell’evento bellico del ’15-’18 in tanti comuni italiani a questi si è aggiunto l’elenco di coloro che hanno perso la vita durante la Seconda Guerra Mondiale.
C’è una spiegazione a ciò ed è perché essenzialmente questi monumenti non sono stati eretti per celebrare la vittoria, l’ultima guerra la abbiamo persa, bensì per commemorare le giovani esistenze spezzate a causa dei combattimenti. In definitiva è una sorta di cippo intorno al quale si coagula la memoria della collettività in lutto per i propri compaesani deceduti in battaglia e non, una specie di archivio comunitario non cartaceo ma lapideo. Per quanto riguarda i soldati e le altre persone perite nell’ultimo conflitto mondiale essi sono aggiunti in maniera integrata, cioè non sopraggiunte a quelli del conflitto precedente e ciò è dovuto al fatto che esso è stato realizzato dopo, alcuni decenni dopo, la fine della Seconda Guerra Mondiale e non della Prima. È da rilevare che oggi i nomi si sono sbiaditi per cui il Comune ha adottato, come rimedio, la realizzazione di una lapide con i nomi di quanti sono caduti nella Grande Guerra apposta su una parete del campanile il quale così, lo si evidenzia incidentalmente, viene a configurarsi quale torre civica e non solo torre campanaria a servizio dell’edificio di culto, nella predetta fattispecie il culto sarebbe quello delle virtù civiche le quali sono a sé stanti, non congiunte con quelle di natura religiosa.
L’obelisco, ritorniamo alle fattezze dell’obelisco, è adornato da un bassorilievo marmoreo dove sono raffigurati 2 militi di cui uno ferito che sta sdraiato, l’altro che lo sorregge, dunque non esaltazione di un successo militare, all’opposto manifestazione del sentimento di compassione. Si sottolinea che non è una regola quella della rappresentazione di figure umane in un Monumento ai Caduti, non tutti ce le hanno, e che i personaggi che compaiono in tali rappresentazioni siano in divisa, uno di questi ha quella di bersagliere. L’obelisco o stele che dir si voglia ha un basamento calcareo a forma di tronco di piramide il quale, manco a dirlo, ha una base più ampia dell’obelisco che vi è poggiato sopra. A sua volta tale “zoccolo” sta sopra un cumulo di terra all’interno del quale sono ricavati 3 gradini per avvicinarsi ad esso nelle manifestazioni ufficiali e deporre corone di fiori, altrimenti l’avvicinamento della popolazione è impedito o meglio scoraggiato dalla recinzione, pur bassa, che lo contorna. L’obelisco sta in un luogo che in origine doveva essere il Parco delle Rimembranze in base ai dettami di legge uno spazio alberato con altrettanti alberi quanti erano i Caduti, ognuno con una targhetta con inciso il nome del perito.
Adesso in questo, di nuovo, luogo c’è un prato che assicura il decoro di tale opera commemorativa rivelando il permanere del rispetto verso i defunti per la Patria; non ovunque succede così, si prenda la vicina S. Massimo dove le piante sono state abbattute e la superficie è stata pavimentata per favorire la circolazione e la sosta delle auto per cui lì il Monumento ai Caduti risulta ormai spaesato. Il verde circostante all’obelisco di Cantalupo assicura la quiete la quale, a sua volta, favorisce lo svilupparsi di riflessioni sulle conseguenze nefaste delle guerre, sulle distruzioni anche delle famiglie che esse apportano. Di per sé questo artefatto artistico che assomiglia ad una guglia solamente che è messa a terra oppure ad un pinnacolo posto a livello del suolo appare come una cosa di ridotto rilievo non solo visivo, mentre se viene visto nel contesto vegetato, un giardino “all’inglese” in cui è inserito acquista una notevole pregnanza. Molto meglio riuscita è la soluzione adottata a Cantalupo e le sensazioni conseguenti che lo straneamento che si avverte di fronte all’obelisco che ricorda i martiri a Agnone il quale situato com’è in un crocevia assomiglia ad uno spartitraffico, non ce ne voglia l’Atene del Sannio.
(Foto: Monumento ai Caduti di Cantalupo – Immagini tratte dal Catalogo Mibac)
di Francesco Manfredi-Selvaggi
lì 3 Luglio 2026

