• 11/05/2026

L’Iran è assediato

di Franco Novelli (da lafonte.tv) –

Oggi l’Iran viene costantemente e scientificamente bombardato e vede le sue scuole, le sue università, i suoi ospedali, le biblioteche, le chiese, anche la sinagoga a Teheran

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Il panorama attuale nel Medio Oriente, e specificatamente sul versante israelo/iraniano, è davvero catastrofico e drammatico. La ragione è facilmente comprensibile per il fatto che i report forniti dai quotidiani e dalle Tv possono apparire sufficientemente chiari, anche se le informazioni necessarie e la decodificazione delle cause, che hanno scatenato i conflitti, o non vengono date a sufficienza oppure sono tutte dalla parte delle menzognere giustificazioni e false accuse degli USA e di Israele.
Infatti, l’interpretazione etiologica del conflitto USA-Israele contro l’Iran è completamente a favore degli statunitensi e degli israeliani. Quasi mai viene ricordato, e, di conseguenza, condannato “senza se e senza ma”, che tale conflitto è apertamente illegale – USA e Israele hanno scatenato la guerra -, in quanto è contrario alle norme del diritto internazionale sancite dall’ONU e che i Paesi che vi aderiscono, tutti praticamente, sono tenuti rigorosamente a rispettarle. Tuttavia, pur se in questi giorni – a metà del mese di aprile scorso – sia attiva una tregua del conflitto, il cui scopo è quello di riaprire lo stretto di Hormuz e di consentire alle petroliere di riprendere la loro normale navigazione e rifornire i Paesi ai quali il petrolio è destinato, in questi giorni, dicevo, la situazione rimane sempre pericolosamente in bilico, perché l’Occidente continua a considerare l’Iran un paese “canaglia” e illiberale, oltre che persecutorio nei confronti di quanti al suo interno si oppongono al regine degli ayatollah sciiti. D’altra parte, non possiamo far passare sotto silenzio che un tale aggressivo giudizio islamofobo, dichiaratamente negativo nei confronti dei musulmani, trova la sua radicale origine già dalle stagioni socio/culturali delle chansons de geste, in cui i “mori”, i “saracini”, i “pagani” venivano considerati “cani infedeli”e “nemici delle crociate” (Franco Cardini, Grazie, Islam).
Inoltre, una siffatta corrosiva considerazione prosegue nel corso dei secoli successivi fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453, all’assedio e alla conquista di Otranto nel 1480 (Maria Corti, L’ora di tutti), alla battaglia di Lepanto – 1571 – e ai due assedi di Vienna – 1529 e 1683. Possiamo aggiungere, inoltre, il tema del colonialismo razzistico occidentale, basato su un pregiudizio suprematista e legato alla cultura dello sviluppo industriale e tecnologico: noi occidentali abbiamo fatto progressi incredibili – a livello industriale, commerciale, finanziario -, sconosciuti alla gran parte dei paesi del Medio Oriente, di cui agogniamo il possesso delle risorse energetiche delle quali questi Paesi mediorientali sono enormemente provvisti – petrolio, gas – e di cui l’Occidente ha smisurato bisogno. Di qui, si ricorre quasi unicamente all’uso delle armi allo scopo di soffocare popoli, distruggendone la cultura e perfino la civiltà, come, in effetti, sta succedendo da tre anni in Palestina e come il presidente degli Stati Uniti qualche settimana fa ha minacciato di fare nei confronti dell’Iran khomeinista, insolentemente avanzando l’ipotesi dell’uso delle armi nucleari a danno, appunto, del Paese iraniano. Si dimentica, nello stesso momento, che, per esempio, l’Iran ha conosciuto stagioni nelle quali si stava proiettando verso riforme sociali ed economiche che avrebbero potuto sollevare enormemente le condizioni di vita di milioni di cittadine/i sottoposte/i a vivere in maniera molto grama e penosa.
Per questa ragione non posso esimermi di fare un cenno veloce ad un personaggio chiave del panorama socio/politico iraniano dell’ultimo secolo, e precisamente della metà del Novecento, vale a dire a Mohammed Mossadeq, primo ministro del governo monarchico iraniano – 1952-53 -, esponente di spicco del partito nazionalista persiano, inviso alle potenze occidentali – USA, Francia, Gran Bretagna – in quanto ebbe il coraggio e la forza politica in Parlamento di far approvare la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, sottraendola al controllo colonizzatore inglese e statunitense e alla commercializzazione internazionale delle multinazionali, soprattutto inglesi, che da decenni ne erano in concreto gli assoluti padroni. È in questa stagione di attuazione del processo di ammodernamento del Paese persiano/iraniano che nasce la National Iranian Oil Company – NYOC – che va a sostituire concretamente la British Petroleum – AIOC-. Inviso agli americani statunitensi e privo della fiducia dello scià Reza Phalevi, quest’ultimo profondamente e radicalmente filostatunitense, Mohammed Mossadeq per tale motivo fu costretto alle dimissioni, proditoriamente defenestrato, da primo ministro del governo nazionale persiano. In particolare, la storica Fabian Sabahi nel suo volume – Storia dell’Iran, 1890/2020 – così scrive: “Il colpo di Stato del 19 agosto 1953 contro Mossadeq è una pietra miliare sia nella storia dell’Iran sia in quella degli Stati Uniti: l’interruzione del processo democratico e l’instaurazione della dittatura con il tacito consenso americano dimostrano le conseguenze negative delle ingerenze di Washington in Medio Oriente”.
Appena dopo la destituzione di Mossadeq dalla carica di primo ministro, lo scià sottoscrive un accordo con l’ENI, creata da Enrico Mattei, – accordo del 1957 che prevedeva che i profitti della NIOC sarebbero stati suddivisi per il 75% a vantaggio dello Stato persiano e il 25% all’ENI italiana.
Era stato aperto così lo spiraglio alle riforme che avrebbero dovuto dare maggiore stabilità politico/economica al Paese; ma ciò non avvenne. Infatti, nonostante che la cosiddetta “Rivoluzione bianca”, voluta dallo scià, prevedesse una serie congrua di riforme sociali a vantaggio soprattutto dei ceti subalterni ed emarginati a causa della povertà endemica che angosciava da molti decenni le fasce popolari più povere ed emarginate, come quelle rurali ed agricole, al Paese non erano consentite affatto le libertà che erano conclamate nel mondo occidentale e alle quali lo scià guardava, ma nella sostanza solo a vantaggio delle classi agiate, monarchiche ed imprenditoriali. Il resto della popolazione, infatti, rimaneva povera ed esclusa dai meccanismi della partecipazione socio/politica alle vicende e alla vita del proprio Paese.
Un personaggio, che sarebbe divenuto un attore principale della vita socio/storico/economico/culturale, l’ayatollah Khomeini, dall’ esilio, prima francese e poi iracheno, preparava l’occasione per la rivoluzione repubblicana islamica che regolarmente avvenne nel 1979 e che intendeva aprire orizzonti di vita e di cultura differenti da quelli precedenti. Ma ciò non è avvenuto per le ragioni che sono note ormai a quanti si avvicinano alla storia di questo immenso e glorioso Paese, che ha dato il “la” alla consistenza civile e culturale dell’Europa e dell’Occidente. Infatti, la Persia/Iran è l’Occidente dell’Oriente. Oggi l’Iran viene costantemente e scientificamente bombardato e vede le sue scuole, le sue università, i suoi ospedali, le biblioteche, le chiese, anche la sinagoga a Teheran, gli stadi, le strade e le infrastrutture tutte bombardate secondo il micidiale e diabolico “modello Gaza”. E molto poco nei Tg si fa cenno alle sofferenze atroci della popolazione, in specie di quella che tradizionalmente è stata avversa al khomeinismo, parte amplissima della società iraniana, che in buona sostanza è vittima incolpevole delle bombe che i pronunciamenti trumpiani hanno ordinato a tutto danno della popolazione persiana/iraniana, senza più alcuna distinzione tra collusi col potere religioso e l’opposizione sociale e politica avversa agli ayatollah. .

di Franco Novelli (da lafonte.tv)

lì 11 Maggio 2026

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