L’impegno dei cattolici nella vita politica
di Umberto Berardo-
Il tema va affrontato in maniera analitica e articolata
Il tema dell’impegno dei cattolici nella vita politica va affrontato a mio avviso in maniera analitica e articolata analizzandone i principi di riferimento, gli aspetti storici come quelli legati all’attualità.
Pur nelle confusioni generate al riguardo da interpretazioni limitate o equivoche della fede e dall’incapacità di saper distinguere questa dalla religione, di sicuro i cattolici più autentici, inseriti in movimenti, associazioni e partiti politici, si sono sempre spesi per un’organizzazione della società in cui hanno vissuto impegnandosi ad affermare in essa i principi del Vangelo.
Non si può negare al contrario che nella storia ci siano stati e continuano a esistere altresì personaggi sedicenti cristiani che con la creazione di forze politiche illiberali e la realizzazione di dittature disumane hanno affermato valori decisamente opposti a quelli trasmessi da Gesù Cristo.
Abbiamo avuto pure momenti in cui la Chiesa cattolica ha imposto ai credenti di astenersi totalmente dalla partecipazione alle elezioni nazionali e alla vita politica come è avvenuto con il “Non expedit”, la disposizione di papa Pio IX emanata l’11 ottobre 1874.
In precedenza il cattolicesimo liberale aveva espresso figure quali Gioberti e Rosmini mentre il Conte Gustavo Benso di Cavour, fratello del più celebre Camillo, prova per la prima volta ad accostare le politiche socialiste al Vangelo.
Il suo tentativo verrà ripreso poi da Wilhelm Ketteler, vescovo di Magonza, ritenuto il principale esponente del socialismo cattolico dallo studioso liberale Francesco Saverio Nitti.
Nel 1891 la dottrina sociale della Chiesa cattolica viene definita nell’enciclica “Rerum novarum” di papa Leone XIII.
In essa si afferma subito che “L’uomo è anteriore allo Stato. Lo Stato quindi non ha il diritto di esercitare a suo arbitrio, costantemente in presa diretta, quelle attività che possono essere compiute dai cittadini, dalle famiglie, dalle libere aggregazioni: ha piuttosto il dovere di mettere tutti nella condizione concretamente efficace di attendere ai propri compiti e sviluppare le proprie capacità”.
In una critica serrata contro il capitalismo ma anche nei riguardi del socialismo e comunismo in tale documento si prende senz’altro posizione contro un uso discriminante della proprietà privata, ma si rifiuta la lotta di classe orientando l’azione politica per il bene comune a una mediazione sui conflitti per raggiungere nella concordia la tutela nel lavoro dei più deboli attraverso una giusta retribuzione degli operai ottenuta da interventi dello Stato sul piano legislativo e assistenziale.
Ovviamente su tali posizioni non sono mancati appunti critici dentro e fuori dal mondo cattolico soprattutto sulla linea delle modalità operative per eliminare le ingiustizie nella società.
Nonostante Leone XIII non revochi il non expedit, sotto il pontificato di Pio X i cattolici nelle elezioni parlamentari del 1904 tornano al voto appoggiando i candidati moderati benché l’Opera dei Congressi con il gruppo egemone di don Romolo Murri sostenesse la necessità di un accordo tattico con i socialisti.
Nel 1912 con l’introduzione del suffragio universale maschile si cerca di bloccare l’avanzata dei socialisti rinnovando l’accordo del mondo cattolico con i liberali attraverso il Patto Gentiloni firmato da Giovanni Giolitti e dall’Unione Elettorale Cattolica Italiana (U.E.C.I.) presieduta da Vincenzo Ottorino Gentiloni incaricato di vagliare i candidati che s’impegnavano a sostenere i valori affermati dalla dottrina cristiana sui quali far confluire i voti.
Contrario a tale operazione è il sacerdote siciliano don Luigi Sturzo che già nel 1871 ha fondato il Partito Popolare Italiano.
Intanto nel 1919 Papa Benedetto XV abroga definitivamente e ufficialmente il non expedit.
Don Sturzo, contrario allo Stato accentratore e ad ogni monopolismo di stampo liberale e socialista, cerca di creare una cultura politica popolare ispirata al Vangelo, ma profondamente laica, impegnando i cattolici nella realizzazione delle proprie convinzioni.
L’avvento al potere di Benito Mussolini con la dittatura fascista vede posizioni molto diversificate nel mondo cattolico tra quanti si oppongono ad essa, tra chi la sostiene e chi arriva al compromesso rispetto a eventi quali la Marcia su Roma del 1922, la firma dei Patti Lateranensi del 1929 e le leggi razziali fasciste del 1938.
Nei Patti Lateranensi firmati da Benito Mussolini e Pietro Gasparri non c’è sicuramente comunione d’intenti e ideali ma puro calcolo di convenienze.
Sulle leggi razziali, nonostante la condanna di Pio XI, credo che anche tra i cattolici ci siano stati molti esempi di dolorosa indifferenza.
Se negli anni del Regime fascista l’antifascismo è stato condiviso da una minoranza di cattolici, di sicuro, pur con i problemi derivanti dall’uso della violenza, molti di essi hanno partecipato alla lotta di liberazione e al fenomeno della Resistenza.
Nonostante la zona grigia dell’opportunismo di cui parla Renzo De Felice interessasse anche tanti credenti, molti tuttavia lottarono nelle brigate partigiane per liberare il popolo dalla morsa totalitaria e portarlo alla libertà e alla pace.
La Democrazia Cristiana, con tutte le sue limitazioni legate a un moderatismo limitante una spinta di forte impegno di carattere civile, sociale e politico, ha sicuramente un ruolo fondamentale per la responsabilità dei cattolici nella vita politica, per la ricostruzione dello Stato democratico, per la nascita della Costituzione Italiana e per l’avvio del processo d’integrazione europea.
Abbiamo avuto uomini come De Gasperi e Moro che non solo hanno cercato di rendere reale la laicità dei cattolici nell’impegno istituzionale, ma sono stati capaci di affermare con forza la loro autonomia nelle decisioni di carattere sociale e politico.
La loro abilità dialogica ha reso possibile il confronto, talora il compromesso e quindi la sintesi nella definizione di tanti articoli della Costituzione Italiana che hanno permesso l’uscita dalla dittatura e le tante riforme di carattere civile e sociale che si sono avute pur nelle difficoltà manifestatesi negli anni del secondo dopoguerra consentendo di attuare i grandi principi di libertà, di eguaglianza, solidarietà e democrazia.
Senz’altro la Costituzione Italiana ha rappresentato per anni il documento base con cui alcune forze politiche hanno tentato di dare unità al nostro Paese e identità al suo popolo cercando di rendere reali i diritti affermati nei suoi articoli.
L’autunno caldo del 1968 con le lotte sociali poste in essere dal movimento studentesco e da quello operaio ha provato poi ad allargarne la realizzazione.
Il tentativo di Aldo Moro di aprire a un governo con le forze di sinistra e in particolare con il PCI di Enrico Berlinguer ha portato al disastro delle Brigate Rosse non ancora del tutto chiarito nelle origini come nelle relazioni internazionali determinando la morte dello stesso leader democristiano.
Tale iniziativa di Moro già nel 1962 era stata avversata nel Congresso della DC a Napoli per l’opposizione di gran parte della Chiesa e dello stesso papa Montini.
Di sicuro sono stati anni in cui molte forze politiche hanno cercato di rendere più salda la democrazia e più reale la libertà e l’eguaglianza pur senza una loro piena realizzazione.
Oggi in Italia e nel mondo viviamo una profonda crisi antropologica rappresentata dal relativismo culturale, dal pluralismo etico, dall’involuzione del sistema democratico, dall’affermazione del populismo ma soprattutto dalla nascita di regimi autoritari di stampo autocratico o peggio ancora plutocratico generati da un coinvolgimento di miliardari o di oligarchi che condizionano il processo decisionale dei cittadini e dei vertici, plasmano una politica ridotta sempre più a un affare d’interessi privati o di potere che con una copertura di apparente rispetto delle regole democratiche concentra le decisioni orientandole non più all’equità sociale ma agli interessi di gruppi di potere finanziario.
Ci riempiamo ancora la bocca di democrazia, ma in realtà questo sistema politico è diventato una pura immagine sfocata perché la sovranità popolare è solo apparente e il Pianeta Terra è pieno di tiranni.
Tale condizione umana, culturale e politica ci sta indirizzando verso una profonda deriva di disumanità perché alla base dell’esistenza e delle relazioni antropiche abbiamo perso una retta concezione della persona e dei suoi diritti.
Di fronte a tale situazione che pone gli interessi economici al di sopra del bene comune e vede svilite anche le organizzazioni internazionali preposte alla difesa della democrazia, della pace e della giustizia sociale credo che l’impegno dei cattolici e più in generale dei cittadini debba riguardare la ricerca della verità, la difesa dei diritti umani e delle esigenze etiche capaci di salvaguardarli da leaders raccoglitori d’interessi privati nelle vesti di presidenti, autocrati o dittatori.
Il Concilio Vaticano II ha dato al riguardo delle indicazioni molto chiare.
L’ispirazione politica dei cattolici in questa direzione non può che venire dal Vangelo e dal patrimonio di principi e valori in esso contenuti che fondano la concezione cristiana della vita il cui rispetto può consentire il pluralismo delle posizioni in grado di promuovere valori capaci di difendere la dignità umana della persona.
La fede anzitutto non può mai essere considerata un affare privato, ma va vissuta in forma rilevante nel contesto sociale e politico sapendo distinguere la realtà umana da quella spirituale senza mai tuttavia separarle.
In tale contesto la carità rappresenta un concetto non solo legato alla solidarietà, ma soprattutto alla capacità della condivisione e alla realizzazione della giustizia sociale.
Viviamo un’epoca in cui sono crollati molti paradigmi ideologici, si diffonde un relativismo culturale e antropologico talora confuso e perfino irrazionale insieme al populismo e a un individualismo utilitaristico ed egoistico.
Siamo davanti a quello che viene definito un meticciato di popoli, civiltà e culture per il quale va evitato ogni contrapposizione per cercare le ragioni di una coesistenza possibile e inclusiva.
Poteri forti sul piano finanziario e tecnologico stanno indebolendo la democrazia riducendola spesso a pura immagine.
Siamo sempre più schiacciati da questioni di carattere individualistico, egoistico e perciò stesso superficiali mentre dovremmo occuparci di contenuti riguardanti il bene comune.
Di fronte a tale quadro occorre recuperare intelligenza politica, competenze amministrative e capacità progettuali in grado di affrontare e risolvere i problemi della società.
I cattolici allora devono focalizzare il loro impegno etico e politico a promuovere i valori dell’umanesimo cristiano affermati nel Vangelo ma anche nella Costituzione Italiana che sono la libertà, la democrazia, la sacralità della dignità della vita umana in ogni fase dell’esistenza, la promozione di una famiglia fondata sul matrimonio e sui principi di un amore fedele, della sincerità e del rispetto reciproco tra i suoi componenti, la garanzia del diritto alla salute, al lavoro, alla casa, all’istruzione e alla giustizia sociale.
C’è poi la necessità d’impegnarsi alla definizione di un nuovo ordine mondiale fondato sul rispetto per il creato, sulla pace e dunque sul rifiuto della violenza, sulla condivisione dei beni, sulla cooperazione e sulla capacità di convivenza tra i popoli in grado di escludere ogni discriminazione.
Per tutto questo occorre immaginare e costituire nuove e più democratiche strutture e istituzioni internazionali capaci di garantire le regole di vita che le comunità si danno nel rispetto del diritto internazionale oggi sempre più calpestato e sostituito dal potere del più forte.
Nell’impegno politico dei cattolici personalmente mi aspetto fedeltà al Vangelo, rigore morale, professionalità nella gestione dei ruoli istituzionali e soprattutto lo spirito di servizio che oggi è sempre più assente.
Solo in questo modo il Cristianesimo non sarà ridotto a una religione di stampo privatistico, ma diventerà una fede autentica in grado di guidare la comunità verso una democrazia piena e partecipata, una convivenza pacifica e la realizzazione della giustizia sociale.
Liberandosi allora dalla politica inaridita e funzionale unicamente all’occupazione del potere ormai dipendente dai gruppi finanziari i cattolici debbono affrancarsi dall’illusione di essere con la loro presenza lievito nelle forze politiche in cui si riconoscono e testimoniare invece nell’impegno culturale, sociale e politico la propria fede operando per dare un progetto di sviluppo all’Italia e in generale alla comunità mondiale.
Superando i miti dell’efficientismo e della competizione dobbiamo indirizzare la società verso i valori cristiani della carità che poi si coniuga con i principi della solidarietà e della condivisione.
Ovviamente la partecipazione alla politica non può e non deve consistere solo nel servizio amministrativo e di governo dello Stato ma anche nella dedizione all’attività sociale e all’elaborazione culturale capaci di orientare le scelte per realizzare pace ed equità.
Un impegno più deciso e continuo dei cattolici in politica non è solo necessario ma a mio avviso addirittura urgente di fronte alla discriminazione dei poveri e alla disumanità della violenza che dilaga in privato e sul piano pubblico nei conflitti personali e nelle guerre sempre più numerose nelle quali si negano i diritti altrui massacrando migliaia di esseri umani.
Una tale responsabilità di cittadinanza attiva è ancora più indifferibile in territori come il mio Molise dove una politica ormai in gran parte degradata sta privando i cittadini di servizi e diritti fondamentali quali il lavoro, la tutela della salute, l’organizzazione della ricerca culturale, una rete scolastica efficiente, trasporti decenti, un pluralismo accettabile dell’informazione.
Di fronte alle proposte di mobilitazione per la rivendicazione del diritto a una qualità della vita accettabile abbiamo avuto quai sempre il muro di gomma di un popolo assuefatto e rassegnato.
Proporre, come molti ancora fanno, contrapposizioni puramente formali agli errori della politica credo sia inutile e ingannevole per i cittadini che ne vivono le conseguenze soprattutto quando tali suggerimenti giungono da amministratori appartenenti a forze politiche che hanno operato in passato per la destrutturazione di più di un servizio pubblico sostenendo quelli privati.
Faccio un unico esempio per capirci.
Se di fronte alla privatizzazione del servizio sanitario e alla cancellazione di ospedali nelle aree interne si convocano incontri e si minacciano azioni risibili, credo non si otterrà alcun risultato positivo; se al contrario molti sindaci delle aree più disagiate chiamano la popolazione a una lotta serrata per i diritti e comunicano senza infingimenti o ripensamenti le dimissioni dal loro incarico amministrativo, penso che i governi e le giunte regionali debbano riflettere sulle decisioni errate assunte nelle prestazioni indispensabili ai cittadini.
So che qualcuno sorriderà ironicamente pensando a una tale proposta sicuramente inaccettabile da quanti fanno politica per interesse e non per servizio alla cittadinanza, ma quelli che si lasciano guidare dai valori e dagli ideali per fortuna esistono ancora e sono gli unici che possono lasciarci sperare in un futuro migliore!
Monsignor Vincenzo Paglia sostiene giustamente che “Il Vangelo è universale per sua natura. Va solo accolto e lasciato operare. Non ha bisogno di protezioni esterne per esplicitare la sua potenza di trasformazione della storia.”
Cattolici come Aldo Moro, La Pira, Dossetti o don Lorenzo Milani, solo per fare qualche esempio, credo abbiano portato la loro fede in Dio nell’esperienza politica insegnandoci che anche in tale impegno i credenti come ogni altro cittadino hanno bisogno di credibilità operativa e di coerenza con l’ambito culturale e religioso come con il pensiero di riferimento.
Il pluralismo di appartenenza è ormai un dato di fatto, ma sono convinto che nelle decisioni sarebbe opportuno che, pur militando in forze politiche diverse, ci fosse tra i cattolici un confronto allargato per fare sintesi nelle posizioni da assumere su questioni controverse nelle quali i riferimenti dovrebbero essere sempre il Vangelo e la Costituzione Italiana.
di Umberto Berardo |
lì 2 Ottobre 2025

