• 01/12/2026

La politica e l’acqua

di Patrizia Manzo (da La Fonte.tv) –

L’Osservatorio stima che sarebbe possibile risparmiare dal 20% al 40% di acqua utilizzando tecnologie come i sensori di umidità del suolo o l’irrigazione di precisione

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Nonostante l’innegabile centralità dell’acqua, il tema del suo governo non sembra aver ancora raggiunto la necessaria consapevolezza nell’ambito della relazione esistente tra il genere umano e la risorsa idrica. Tanto più che le sfide future, a cominciare dalla necessità di soddisfare il crescente fabbisogno idrico, impongono un cambio di passo non più rinviabile. Una necessità estranea tanto al Molise quanto alla Puglia, entrambe prese dalla priorità di accaparrarsi più acqua per legittimare politiche miopi. Da un lato, una regione assetata e ambiziosa, dall’altro un Molise povero e incapace di uscire dalla palude.

Fa riflettere, e molto, il nuovo sviluppo su cui punta la Puglia. Da ciò che racconta sembra essere di fronte a un progetto romantico, sostenibile, attento all’inquinamento, biologico e in netto contrasto alla moda spazzatura di cui tanto si parla negli ultimi anni. Nella capitanata, infatti, si sta rilanciando la coltivazione del cotone attraverso la costruzione della prima filiera corta di cotone biologico. Tuttavia, occorre riflettere sul profondo impatto dell’industria della moda sulle risorse idriche.

L’intensità idrica della coltivazione del cotone è particolarmente importante nelle regioni in cui le risorse idriche sono limitate o dove l’agricoltura compete con altri usi dell’acqua. Sebbene l’esatto fabbisogno idrico per la coltivazione del cotone vari ampiamente a seconda di fattori quali il clima, il tipo di terreno, il metodo di irrigazione e la varietà specifica di cotone coltivato, il WWF stima che la produzione di una singola maglietta di cotone richieda circa 2.700 litri di acqua, l’equivalente della quale potrebbe sostenere un essere umano per due anni e mezzo. Questo valore include l’intero ciclo produttivo, dalla coltivazione del cotone fino alla distribuzione al consumatore finale.

Questo significa che ogni capo di abbigliamento che indossiamo ha un impatto significativo sull’uso delle risorse idriche del pianeta. La produzione di tessuti, infatti, richiede una quantità notevole di acqua in ogni fase del processo, dalla coltivazione delle piante di cotone fino alla tintura e alla finitura dei capi. Questo problema non riguarda solo l’industria del cotone, ma anche quella della lana, della seta e delle fibre sintetiche. Ogni tipo di tessuto ha il suo specifico impatto ambientale, e l’acqua è una risorsa fondamentale in tutte queste produzioni. Tuttavia la consapevolezza di questo problema è cruciale per promuovere pratiche più sostenibili e ridurre l’impronta idrica dei comparti produttivi.

Secondo la fotografia contenuta nell’Osservatorio sull’idrico promosso da ACEA e Intesa Sanpaolo, il 60% delle risorse idriche in Italia è impiegato nel comparto agricolo, sia a scopi irrigui che zootecnici. Il settore, che è il maggiore utilizzatore di acqua, è uno dei primi a risentire della carenza d’acqua. Inoltre, secondo il rapporto, le criticità non sono legate solo agli approvvigionamenti di una risorsa che sta diventando sempre più scarsa, ma anche all’inevitabile competizione tra utilizzi diversi, come l’uso per scopo energetico o quello turistico.

L’Osservatorio stima che sarebbe possibile risparmiare dal 20% al 40% di acqua utilizzando tecnologie come i sensori di umidità del suolo o l’irrigazione di precisione. Ulteriori benefici possono poi essere garantiti dall’introduzione anche in agricoltura di modelli di intelligenza artificiale.

Da qui, dunque, la necessità di ottimizzare l’uso della risorsa e migliorare l’efficienza produttiva, agevolando l’implementazione di soluzioni avanzate che consentano una gestione sostenibile e oculata della risorsa, favorire l’economia circolare, efficientare i consumi e tutelare l’ambiente.

I fronti aperti sono tanti ma la politica non sembra volerli affrontare. Sono questi i temi su cui non è più pensabile procrastinare. Con la consapevolezza che questo può portare conseguenze negative, occorre unire le forze, anche tra le regioni confinanti, per una nuova strategia, oculata, sostenibile e innovativa, per l’uso della risorsa più preziosa che abbiamo: l’acqua.

di Patrizia Manzo (da La Fonte.tv)

 

lì 12 Gennaio 2026

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