• 04/05/2026

La memoria necessaria dell’antifascismo

di Michele Petraroia  –

Le funzioni dell’ANPI

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Come l’aria, le idee, ed in particolare quelle più nefaste, travalicano il tempo e oltrepassano lo spazio. Impossibile eradicarle con strategie di corto respiro. Parte della storiografia ritiene che all’Italia sia mancata una Norimberga che condannasse pubblicamente il fascismo ed i fascisti, ed imputa a Togliatti la responsabilità di un’amnistia che consentì a larga parte della classe dirigente di proseguire impunemente il proprio lavoro cambiando semplicemente la targa sulla porta. Se questa tesi fosse vera la Germania ad 80 anni dalle condanne di Norimberga non dovrebbe ritrovarsi con una formazione filonazista che oscilla tra primo o secondo partito su base nazionale e in tanti Lander. In realtà, le correnti di pensiero, anche quelle più obbrobriose come il fascismo, che giustamente Sandro Pertini definiva criminali; se non contrastate costantemente investendo su memoria, cultura e conoscenza, rischiano di mutare volto e rigenerarsi custodendo nella fiamma che si propaga dalla bara del duce i germi della violenza, dell’odio, del razzismo e della sopraffazione dell’uomo sull’uomo.

Per questo tutte le formazioni politiche italiane, dai liberali ai socialisti, azionisti, cattolici e comunisti, durante il ventennio della dittatura, nella lotta di liberazione, all’Assemblea Costituente e nel dopoguerra, si ritrovarono nel valore non negoziabile dell’antifascismo e lo posero a base della Costituzione e della nuova Italia, libera e democratica. Se quel valore si affievolisce, sbiadisce, viene accantonato o rimosso, può accadere che una forza politica con la fiamma del duce nel proprio simbolo, arrivi ad esprimere il presidente del Consiglio, il presidente del Senato e gran parte dei ministri, parlamentari, sindaci e presidenti di Regione.

L’Anpi nel corso del tempo ha organizzato per decenni i partigiani impegnati direttamente nella Resistenza, promuovendo ricerche, attività ed iniziative tese a fare memoria su Marzabotto, Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema e sui crimini perpetrati nel ventennio della dittatura dai fascisti. Quando per ragioni anagrafiche all’alba del nuovo millennio quei testimoni stavano scomparendo, scelsero di fare un ultimo dono di libertà e aprirono le adesioni a tutti gli antifascisti affidandogli il compito di preservare la Costituzione, farla attuare e proseguire il lavoro di ricerca storica per trasmettere ai giovani il loro messaggio di pace ed umanità. Questa è l’Anpi, un’associazione antifascista che ha difeso la Costituzione dagli stravolgimenti tentati nel 2006, nel 2016 e nel 2026, che promuove progetti didattici nelle scuole in base ad un protocollo sottoscritto nel 2013 col ministero dell’Istruzione, e che a Napoli e in Italia si è mobilitata per festeggiare il 25 Aprile, e ora si appresta a celebrare l’80° anniversario del referendum sulla Repubblica che segnò il diritto di voto alle donne. In questi giorni l’Anpi ha condiviso su Napoli, eventi tesi a fare memoria e l’ha fatto insieme ai magistrati a Castel Capuano, con Cgil, Cisl e Uil, insieme alle istituzioni e condividendo l’appello nazionale con Libera, Pax Christi, Arci e Acli. Ha condiviso con la rete No Kings la manifestazione contro l’iniziativa sulla remigrazione di Casapound a Capodichino ed ha sfilato nel corteo del 25 Aprile fino alla Prefettura dove ha tenuto un presidio contro il decreto Sicurezza. L’Anpi ha partecipato o promosso iniziative antifasciste in decine di comuni dell’area metropolitana e continuerà a farlo seguendo il monito dell’«ora e sempre resistenza» che Presidente della Repubblica ci ha ricordato da San Severino Marche.

 

di Michele Petraroia (Da La Repubblica)

 

lì 04 Maggio 2026

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