• 19/05/2026

La frana e le frane

di Domenico D’Adamo (da lafonte.tv) –

Chi pagherà per questo pasticcio? I consiglieri? Il Presidente? Il Dirigente che ha dichiarato il provvedimento esecutivo? Pagheremo noi, come sempre

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​ Ogni volta che il Molise assurge agli onori della cronaca accade non perché il nostro sia il posto dove si vive meglio in Italia ma, sempre più spesso, perché il destino maligno si interessa a noi. Si tratta solo di inspiegabile sfiga? O invece ci mettiamo del nostro per sciupare questi splendidi paesaggi? Quelli che non sognano più, per combattere la depressione, si affidano a una sorta di rassegnazione “mu-sulmana” dove tutto ciò che accade è stato già deciso e si limitano solo a prenderne atto. A tale proposito un vecchio saggio sosteneva che chi sa accettare i propri limiti non ha paura del destino: forse alludeva a noi. È da un quarto di secolo che i molisani vivono ciclicamente eventi disastrosi che hanno un inizio ma quasi mai una fine.
Nel 2002 un evento sismico, oltre a causare danni importanti nelle zone più isolate della regione, provocò il crollo di una scuola elementare nella quale trovarono la morte 27 bambini, insieme alla loro maestra. Il comune dove avvenne la tragedia e, insieme, tutti quelli del Cratere sismico, nonostante la congrua assegnazione di fondi pubblici, regolarmente dilapidati, sono oggi inseriti nell’elenco di quelli “marginali”, sì, proprio quelli che il governo delle destre ha deciso di accompagnare verso il declino inesorabile: la dolce morte. L’unico segno che ricorda la breve esistenza di quei bimbi è una fontana al posto della vecchia scuola crollata, il resto è solo fuffa: la nuova scuola senza scolari, le piscine senza utenti, il paese senza “paisani”. In ultima analisi, non siamo stati capaci di trasformare quel disastro in una “opportunità” con la conseguenza che le misure messe in campo dalla politica non produssero né sviluppo, né sicurezza, né lavoro. Alcuni di questi apprezzati creativi della ricostruzione post-sisma, ancora siedono legittimamente sui banchi del Consiglio regionale: evidentemente siamo in pochi a non avere apprezzato l’uso disinvolto delle risorse pubbliche e per giunta con risultati a dir poco miserevoli per i molisani.
Pochi mesi dopo la tragedia, una forte alluvione provocò l’allagamento di buona parte del basso Molise con danni importanti alle produzioni agricole e a tutte le aziende del Consorzio Industriale di Termoli. I ristori a carico della regione ammontarono a poco meno di un miliardo di euro e, tra questi, una piccola parte fu destinata alla manutenzione degli argini del Biferno: si sconosce, a tutt’oggi, se siano stati manutenuti quelli a valle o quelli a monte della diga del Liscione. Per intervenire sui sistemi di sicurezza della diga sono passati quasi vent’ anni, se lo avessero fatto a tempo debito, ci saremmo risparmiati circa un miliardo di euro.
E veniamo ai disastri attuali. Le forti piogge che hanno colpito la provincia di Campobasso nei giorni precedenti il 7 aprile, a distanza di undici anni dall’ultimo dissesto, hanno riattivato la grande frana di Petacciato, provocando il disallineamento della rete ferroviaria, l’interruzione della A14 Canosa-Bologna, l’interruzione della Statale 16 per via del ponte crollato sul fiume Trigno, nel quale un automobilista risulta ancora disperso. In buona sostanza, per alcuni giorni è rimasto isolato il Sud dal Nord. La domanda a questo punto viene spontanea: in questi tre eventi calamitosi, si sono verificati comportamenti che hanno concorso alla realizzazione dei predetti disastri? Secondo la Sentenza della Corte d’appello di Campobasso non fu il terremoto che fece crollare la scuola, fu la mano dell’uomo a creare le condizioni perché il crollo avvenisse, anche se in verità le vittime vennero poi risarcite, se così si può dire, con i fondi del Sisma. Noi siamo sempre stati convinti che se quella zona fosse stata inclusa, con legge dello Stato, nell’elenco delle zone ad alto rischio sismico, così come suggerito da uno studio commissionato dal Capo della Protezione Civile, prima ancora che si verificasse il terremoto in questione, oggi non parleremmo di quel tragico evento.
Per quanto riguarda i due eventi riferiti alle alluvioni del 2015 e del 2026 che hanno provocato la riattivazione della enorme frana di Petacciato, problema che esiste dall’ inizio del ‘900, sulla quale gli esperti stanno ancora indagando, innanzitutto sarebbe stato oltremodo ragionevole non edificare sulla frana e siccome i fenomeni alluvionali sono sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, sarebbe stato indispensabile intervenire con la massima urgenza, non per fermare la frana, cosa del tutto impossibile, ma per gestirla. Ora, considerato che dal 2016, sono stati destinati dal Governo circa 41 milioni di euro per la realizzazione di 9 pozzi drenanti, lungo tutto il costone interessato dalla frana, sarebbe stato indispensabile fare in fretta e invece, dopo undici anni, i lavori non sono ancora iniziati e non inizieranno perché dopo l’ultimo acquazzone, (200 mm di acqua in pochi giorni) il progetto di cui sopra va di nuovo aggiornato, con tutto ciò che ne consegue. Intanto i tecnici, alla luce delle verifiche effettuate, continuano a sostenere che il tipo d’intervento consigliato dallo studio tecnico che ha redatto il progetto avrebbe potuto contenere buona parte dei danni. Ma come ha reagito il Consiglio regionale di fronte a tanta approssimazione? Dopo la recita dei ringraziamenti rivolti dal presidente Roberti a tutti quelli che hanno dato una mano per la prima emergenza, si è passati al censimento dei danni e alla loro valutazione, circa 500 milioni di euro. Nessuna risposta sui ritardi, sollevati dalle opposizioni, tutti rientranti, a detta di qualche consigliere che abita nei pressi della frana, nella fisiologica lentezza della burocrazia, ma dieci anni sono onestamente troppi. È vero, come dice il consigliere Facciolla, che lo spopolamento, insieme alla scarsa antropizzazione del territorio e alla lentezza della PA non favoriscono certo la cura del territorio ma non vediamo, né di qua né di là, qualcuno che di questi temi si sia occupato e quando lo ha fatto, invece di contrastarlo, il destino avverso, gli hanno steso il tappeto rosso.
E siccome il destino ci vuole male, alcuni giorni fa, il Tribunale di Campobasso ha condannato la Regione al risarcimento dei danni patiti da due consiglieri per essere stati messi alla porta da una maggioranza anomala, 5Stelle e CD, dimenticandosi, diciamo così, che le regole del gioco non si cambiano a partita iniziata. Lo scherzetto costerà, a tumulazione avvenuta, la bellezza di quasi due milioni di euro. Chi pagherà per questo pasticcio? I consiglieri? Il Presidente? Il Dirigente che ha dichiarato il provvedimento esecutivo? Pagheremo noi, come sempre.
P.S. Il regista di questa operazione non si è più ripresentato, è un impresentabile, politicamente, eppure è stato premiato con lauti incarichi, e lavora a Roma.

di Domenico D’Adamo (da lafonte.tv)

lì 19 Maggio 2026

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