• 11/26/2025

La famiglia nel bosco

di forchecaudine.com –

La storia della famiglia con tre figli che ha scelto di vivere in un bosco abruzzese, al confine con la collina molisana, accende domande più profonde della semplice curiosità

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Al di là dell’interesse per una decisione certamente “strana” e controcorrente rispetto alla crescente urbanizzazione e “modernizzazione” (con risvolti anche logoranti) delle nostre vite e del “peso” della burocrazia, la storia della famiglia con tre figli che ha scelto di vivere in un bosco abruzzese, al confine con la collina molisana, in un’area decisamente isolata che non a caso ha prodotto soprattutto emigrazione, accende domande più profonde della semplice curiosità, almeno su due tematiche: sull’atavico rapporto tra uomo e natura e sull’educazione dei figli.

 

La vicenda, che da giorni polarizza i riflettori degli organi d’informazione, colpisce soprattutto per il rapporto con la nostra quotidianità offerta da un nuovo millennio compulsivo, bellico e ipertecnologico. Che non è più, quindi, quella degli anni Settanta, quando scelte così radicali erano all’ordine del giorno: si pensi alle “comuni” in Toscana, comunità di giovani con un forte interesse per esistenze condotte in modo alternativo e anticonformista come risposta ai modelli di sviluppo della società dei consumi e al materialismo. A cui la scelta della famiglia Birmingham-Trevallion in Abruzzo sembrerebbe ispirarsi.

 

Del resto la natura ha sempre rappresentato un habitat alternativo a quello ordinario urbano. Talvolta vissuto in modo positivo, in una dimensione spirituale, si pensi agli eremiti, ad alcuni santi (Francesco in primis), a Papa Celestino V, che non a caso conosceva bene proprio questi boschi tra Abruzzo e Molise dov’era probabilmente nato. Un’alta letteratura ha creato il personaggio di Cosimo Piovasco di Rondò de Il barone rampante di Italo Calvino, emblema di questa scelta radicale e consapevole di vita nelle foreste, lontano dalle “miserie umane”.

 

Il bosco, quindi, nella realtà storica nonché nella letteratura e nel cinema, è il luogo per antonomasia dell’evasione dalla società costituita, del ricovero alternativo alla cultura dominante, dell’asilo. “Poesia residua della vita in una stagione spoetizzata dalla proceduralizzazione e dal nichilismo”, come ben scrive Clelia Castellano. Uno spazio comunque eversivo, senza regole, ideale per garantire proprio quelle identità minoritarie e differenziate talvolta vessate dalla società organizzata.

 

I briganti, ad esempio, hanno sempre vissuto nei boschi, dagli amici di Robin Hood agli eserciti di disperati contrapposti ai “colonizzatori” piemontesi nel Sud dell’Italia appena incollata, fino a quei pastori che hanno messo in atto i celebri rapimenti in Sardegna o in Calabria prevalentemente negli anni Settanta del Novecento in opposizione all’istituzione costituita che ne ha limitato i territori. Il controverso Salvatore Giuliano viveva comunque – termine quanto mai significativo – “alla macchia”.

 

Benché, pertanto, con finalità contrapposte, il “rifugiarsi” nella natura è un fuoriuscire dai margini della civiltà, in fondo denunciandone – con variegate visioni – le contraddizioni e le corruzioni.

 

Appare, quindi, quantomeno illiberale che una società che si dice tollerante, che si preoccupa dello spopolamento delle aree interne da cui tutti scappano e che caratterizza ogni incontro pubblico con la parola “sostenibilità” metta in campo il classico esercito di giudici, assistenti sociali, psicologi, ispettori vari per rompere l’armonia fisica e morale di una famiglia indubbiamente stravagante ma che intende unicamente vivere concretamente in armonia con la natura, coltivarsi il cibo anziché acquistarlo da Conad, fare passeggiate nei boschi anziché rifugiarsi in un centro commerciale, recuperare il rapporto con gli animali da cortile anziché comprare uno o più cani per avere uno straccio di interlocutore passivo con cui vivere e attraverso cui socializzare o riempire le agende dei figli di corsi di danza, di musica, di calcio, di lingue e di tanto altro.

 

Siamo davvero convinti che i figli della coppia Birmingham-Trevallion – a cui è stato comunque assicurata, come è stato accertato, l’istruzione legale in forma privata – crescano peggio di altri ragazzi?

di forchecaudine.com

 

lì 26 Novembre 2025

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