Il mondo, senza un orizzonte, è in fiamme
di Franco Adducchio (da fb-Progetto Duronia) –
Riflessioni sulla macro realtà del mondo rapportata alla micro realtà dei nostri paesi
Il tempo brucia il futuro dell’umanità. I valori della persona, la democrazia, la legalità, l’uguaglianza tra individui, la condivisione tra i popoli sono frantumati ed ignorati ovunque nel Pianeta. Di recente ho riannodato un filo lungo quasi settant’anni che lega le mie emozioni. La prima risale a quando da ragazzo, poco più che adolescente, mi appollaiavo sulla punta più alta della “Civita” e scrutavo in solitudine l’orizzonte lontano. Lo riempivo con i miei sogni alla conquista del futuro. Dopo ho compreso che non erano solo sogni, ma la contemplazione di quell’orizzonte mi ha educato, mi ha dotato della forza con cui ho affrontato la vita, mi ha donato le coordinate per il mio cammino. Nella vita sono stato il frutto di quella bellezza accumulata nei miei occhi, nei miei pensieri, nella mia spiritualità e nei miei sogni.
Di recente ho provato una seconda emozione. Sono stato chiamato a fare il nonno per mia nipote Penelope che frequenta la seconda media. Alessio, mio figlio, mi ha chiesto di prenderla all’uscita di scuola, mi ha chiesto di fare il nonno. Mi ha fatto piacere ed ho spostato la mia abituale partenza per il fine settimana verso il Paese. Era la prima volta che mi recavo a quella scuola ed alla 14,00 ero lì davanti al cancello scrutando i gruppi di ragazzi in uscita per individuare e farmi vedere da mia nipote. Lì è iniziata la mia seconda emozione nel vedere i ragazzi uscire a frotte, sorridenti ed allegri, con negli occhi e nei gesti la vivacità della loro età. La cosa mi ha colto di sorpresa. Ho visto in loro nuove vite correre verso il futuro. Non è finita. Ho individuato Penelope e con lei siamo andati a prendere la macchina. Dopo, seduta al mio fianco, l’emozione si è moltiplicata. Mi ha raccontato la sua giornata di scuola e mi ha trasmesso la sua soddisfazione per il voto, otto e mezzo, sul tema fatto in classe. Tra le tre tracce del tema assegnate dall’insegnante ha scelto quella che richiedeva di scrivere una lettera ad una persona conosciuta o immaginata. Ha scritto una lettera a nonno Mimì che ci ha lasciato. In famiglia tutti lo indichiamo come nonno Mimì, ma in realtà è mio padre e suo bisnonno. Mio padre Domenico ha attraversato un tempo del Paese lasciando la testimonianza di sé. Ricordo le sue descrizioni dei fatti del Paese nella “Vetrina duroniese” di Don Giovanni. Un altro tempo, un’altra epoca, un altro sapore di vita, un altro spirito di comunità. La mia emozione con questo ricordo ha assaporato la scelta di mia nipote. Ho percepito la vita che scorre oltre papà ed oltre di me. C’é un filo che lega le nostre esistenze. Ho nascosto i miei occhi umidi facendo finta di essere concentrato nella guida ed ho gioito del piacere intimo di avere vicino mia nipote. È la mia vita che continua in lei.
Più tardi mi sono chiesto il perché questi ragazzi non possano correre verso un futuro migliore. Mi sono chiesto se le brutture di oggi possano essere corrette. La responsabilità del loro futuro è di tutti noi e soprattutto di chi è in grado di percepire il possibile disastro. Credo necessario quindi affondare il bisturi nelle piaghe per capire dove si annida la tempesta che sballotta l’esistenza. La politica ha mille rivoli, ha mille intrecci ed ha mille tesi spesso poco chiare anche a chi le professa. Occorre semplificarle e venire al nocciolo delle questioni. Oggi si confrontano due idee, due strategie e due visioni. Cercherò di affrontare la prima delle due che a me fa più paura. Lo farò in modo talmente semplice che potrebbe apparire non all’altezza dei problemi, ma credo sia utile cercare di capire. Sta avanzando l’idea strisciante che il mondo debba camminare sulle gambe dei migliori. Dove i migliori non sono solo i più bravi, i più intelligenti, i più capaci, ma sono soprattutto i più determinati alla prevaricazione sui i più deboli, sui i più indifesi e su coloro che non hanno i mezzi per competere. In questa visione i deboli e gli indifesi sono relegati a massa da usare. I primi della classe hanno una visione dell’esistenza come fosse una competizione continua, come fosse una lotta senza quartiere, come fosse una continua conquista. Questa visione è riconoscibile in diversi approcci alla realtà che non è facile individuare.
Provo ad affrontare il tema. Non c’è intervento di un qualche politico che non dichiari come gli investimenti utili siano quelli finalizzati ad aumentare la produttività. La sacrosanta produttività. Questo significherebbe favorire le imprese che dovrebbero occupare i lavoratori, permettendo loro di vivere. È tutto vero? Cerchiamo di capirne di più. Le imprese, vale a dire gli imprenditori, sono in competizione tra di loro senza che ci sia un progetto industriale che abbia come obbiettivo il reale benessere della collettività. Mi spiego meglio. La comunità, nel sistema che abbiamo costruito, ha l’onere di acquistare i prodotti realizzati dall’imprese creando l’utile a beneficio degli imprenditori ed in minima parte destinato a sostenere i lavoratori per vivere. Non c’è una scelta su quale prodotto e su quale sua misura sia utile realmente ai fabbisogni della comunità. È il mercato che indirizza la produzione, vale a dire che se il prodotto è acquistato si produce altrimenti no. Ma il mercato è sottoposto ad una continua sollecitazione di carattere pubblicitario e l’individuo è sottoposto ad una continua sollecitazione che prospetta stili di vita che non soddisfano le sue reali esigenze. Questo induce all’acquisto di prodotti oltre le reali necessità. In alcuni casi gli imprenditori individuano nuove linee di prodotti per acquistare fette di mercato e per vincere la concorrenza. Da qui nascono le innovazioni che a volte sono utili, ma molto spesso non lo sono. Spesso si ubbidisce solo all’impulso dell’acquisto, all’impulso del consumo irrazionale. In sostanza è il mercato, è la propensione all’acquisto di beni, anche se non utili, ad indirizzare ed a stimolare gli imprenditori. È lo stesso mercato, in queste condizioni, che genera guerre commerciali per la competitività non solo tra imprenditori, ma anche tra le Nazioni. Il mercato non è mai stato regolato in funzione di una crescita equilibrata di tutta l’umanità, dove per crescita equilibrata intendo una condivisione di tutti per un’esistenza serena che soddisfi le esigenze di vita di ogni individuo. Il mercato si è spinto oltre i confini nazionali per essere libero di ogni restrizione. Mercato globale che, peraltro, oggi è in crisi per gli appetiti di supremazia nazionale. Il mercato ha favorito chi è stato attento a cogliere le opportunità per vincere le sfide della competitività senza risparmiare chi è rimasto indietro. I vincitori hanno moltiplicato i loro capitali schiacciando in basso gli indifesi che sono stati ridotti ad essere utili solo come acquirenti dei loro prodotti. Sono stati poi utili a esprimere il voto atto ad eleggere la politica. Il capitale, in vario modo, oltre ad acquisire il potere economico ha conquistato anche il potere politico raggirando la coscienza delle masse. Occorre dire con forza che questo sistema non è in grado di perseguire una crescita equilibrata di tutta l’umanità. Sono convinto che l’uomo, tra i suoi bisogni fondamentali, oltre ai i mezzi per vivere, ha anche la necessità dei diritti della persona, della legalità, dell’uguaglianza e della condivisione dell’esistenza stessa. Sono altrettanto convinto che la completa libertà del mercato ed un capitale senza vincoli non siano in grado di soddisfare l’esigenza dell’uomo e dei popoli. Il mercato senza limiti, i capitali senza controllo e l’acquisizione delle ricchezze del pianeta a beneficio di pochi, determinano e determineranno i conflitti e le guerre.
Di seguito a queste riflessioni c’è anche dell’altro nei miei timori. Un esponente politico, che condivide la visione dei primi della classe, ha affermato di recente che i confini della Nazione ci sono e devono essere difesi. È un frutto avvelenato della stessa visione che si oppone agli altri individui per difendere il proprio status acquisito per diritto di nascita. Ho ascoltato anche un giornalista dire che è stata riacquistata un’identità nazionale. Ho poi ascoltato un noto giurista affermare che la Nazione è fondata sulla sicurezza interna e sulla sicurezza esterna. Queste affermazioni sono frutto di una visione dell’esistenza umana in continuo conflitto degli uni contro gli altri. Dov’è la pace? Alla mia età ho acquisito un’identità più larga, identità del Paese dove sono nato, identità della Nazione, identità del Pianeta e soprattutto un’identità di appartenenza al genere umano.
C’è poi una seconda visione della politica che cerca di opporsi alla prima. La ritengo non ben definita, non pienamente consapevole dei pericoli ai quali stiamo andando incontro. A questa seconda strategia politica manca una visione universale sull’esistenza con cui affrontare i problemi del potere, della governabilità nella legalità estesa al pianeta, della condivisione tra i popoli, dell’economia costruita sull’esigenze reali dell’uomo e non schiava del capitale e del mercato.
Non posso chiudere queste riflessioni senza un pensiero finale. Se non si dovesse cambiare strada, mi chiedo che cosa sarà tra trent’anni della mia Penelope e degli altri ragazzi che ho visto uscire a frotte dalla scuola. Si saranno integrati in questo sistema di conflittualità o saranno ancora capaci di camminare a frotte, uniti tra di loro, con la gioia negli occhi. La loro vita sarà felice o distrutta dai conflitti?
La lingua arriva sempre dove il dente duole. Alla stalla del mio Paese ed agli assidui suoi frequentatori a tempo pieno che hanno perso il senso di una vera vita. Immobili testimoni della caduta del Paese come statue piantate nella stalla a rappresentare una galleria di mummie. Mio padre, molti anni fa, ero piccolo, nell’ambito delle iniziative per vincere l’analfabetismo, si impegnò ad insegnare nella scuola serale. Ho assistito alla lettura dei promessi sposi fatta da papà ed ho visto gli occhi vivi di molti contadini, stanchi e riscaldati con un solo braciere in mezzo a loro, che seguivano con attenzione. Sarei felice se qualche insegnante in pensione si volesse impegnare in una attività educativa capace di vincere l’ignoranza funzionale di queste mummie.
di Franco Adducchio (da fb-Progetto Duronia)
lì 6 Febbraio 2026

