• 09/07/2026

Il mondo è in disordine

di Franco Adducchio (da fb-Progetto Duronia) –

Riflessioni sulla macro realtà del mondo rapportata alla micro realtà dei nostri paesi

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Il mondo è in disordine e cerca un equilibrio armato tra i popoli. Il disordine è frutto delle mire di potere dei nuovi predatori. Come un ospite ben accolto nella vita, al momento del commiato, provo l’amarezza di quello che lascio. Non vorrei morire lasciando a chi verrà dopo di me il mondo in tali condizioni. Posso far poco oltre che ostinarmi a scrivere le mie riflessioni.

Quanti sono i nuovi predatori, i nuovi imperatori? Tanti, troppi. Ce n’è uno dovunque il popolo si fa gregge e cerca un capo, un imperatore. Trump non è frutto del destino o del caso, ma è frutto della cattiva coscienza dei popoli quando rinunciano alla loro identità umana. Ultimamente ho sentito una frase che mi ha impressionato, ma che ha sollevato una valanga di applausi da molti che l’hanno accolta con entusiasmo: <Una democrazia è democrazia solo quando vi partecipano i cimiteri con i loro morti>. La frase vuole significare che una democrazia deve fondarsi sull’identità nazionale scritta dalle storie dei morti. Il tema oggi sta scuotendo le coscienze e per questo mi preme dire con chiarezza che la mia identità è umana. Percepisco i messaggi che arrivano dalla storia, dalle tradizioni, dai fatti di chi mi ha preceduto, dai fatti della mia famiglia, ma li accolgo come appartenenti alla storia dell’uomo. L’identità nazionalista crea confini, crea barriere, crea tensioni, crea lotte tra i popoli per affermare una supremazia. Crea disuguaglianza, crea povertà morale e crea povertà materiale; crea le condizioni in cui nascono gli imperatori a cominciare dal basso, nelle funzioni amministrative di un piccolo comune. L’identità nazionalista impedisce anche all’Europa di costruirsi come unico progetto di futuro.

Di fronte al popolo che si fa gregge, di recente il Pontefice ne ha individuato la causa nella carenza di educazione civica. In sostanza ha attribuito il disordine del mondo all’ignoranza. Bene, ma mi aspetterei di più. Vorrei che la chiesa schiaffeggiasse con forza i farisei quando si battono il petto e, al tempo stesso, assumono comportamenti che negano i principi dell’educazione civica. Sarebbe bello vedere la chiesa, cosciente di quello che predica, assumere posizioni forti dinanzi alla comunità del Paese. La voce del Pontefice è stata una voce nel deserto di una chiesa secolarizzata, capace solo di proporre i suoi riti. Una chiesa che non cerca una spiritualità comune con le comunità orientali e con le comunità integraliste; è essa stessa parte del disordine, parte del conflitto religioso tra i popoli. È essa stessa identitaria. L’umanità avrebbe bisogno di molto di più.

Di recente, in una corrispondenza privata ho scritto al mio interlocutore che legge con pazienza le mie ansie, che il progresso umano dei popoli deve fondarsi su un loro percorso culturale. Deve fondarsi sulla scuola. È l’ignoranza che determina lo squallore di oggi. L’uomo, nella sua lunga storia, ha conquistato i saperi, ha perseguito il suo destino di homo sapiens. Oggi sta regredendo dal suo sapere, dalla sua morale, dalla sua spiritualità, sottomesso ad un istinto egoistico che lo acceca. Basta spingere lo sguardo nelle piccole realtà locali rattrappite da convivenze che ignorano il sapere umano. Le comunità hanno perso il senso del loro destino. La lingua batte dove il dente duole, ma prima di spingere lo sguardo sul Paese voglio allargare la mia riflessione. A proposito di democrazia Norberto Bobbio, filosofo, giurista e politologo, ha detto che essa ha la necessità di un “cittadino ben educato”. Ed ha aggiunto che il corpo elettorale dovrebbe essere costituito da persone capaci di informarsi e di giudicare razionalmente i fatti e le persone che si propongono di governare. Non basta. Il presidente Mattarella ha parlato della crisi di una democrazia senza popolo di fronte alla fuga dai seggi. Ancora, l’illustre giurista, già presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky è andato oltre parlando di una democrazia “esecutoria” che ha tradito i principi della carta costituzionale. I costituenti, memori di ciò che era stato il fascismo, nello scrivere la costituzione pensarono che la democrazia dovesse essere espressione della volontà del popolo e che essa si realizzasse attraverso degli istituti parlamentari. Due istituti di Camera e di Sento che, attraverso il potere legislativo, potessero presidiare gli indirizzi amministrativi dello Stato. Scelsero due presidi per rafforzare la sicurezza della democrazia. Per il governo fu concepito il potere esecutivo sottostante agli indirizzi del Parlamento e del Senato. Questa scelta dei costituenti è stata tradita. Si è tornati all’idea di uno solo al comando. È stato fatto, tra le altre cose, attraverso l’abuso della decretazione d’urgenza applicata ripetutamente senza il rispetto della sua Norma istitutiva che prevedeva come l’istituto fosse applicabile sono in circostanze eccezionali d’urgenza. Il governo ha poi sottomesso le funzioni parlamentari, rappresentative della democrazia, sostenendo la decretazione d’urgenza con il voto di fiducia anch’esso abusato. Questo avviene in un sistema elettorale in cui i parlamentari non sono scelti liberamente dal popolo, ma nominati dalla politica quando impone le liste bloccate. La democrazia sta cambiando pelle e si basa, con sempre maggiore evidenza, sull’apparenza e non sulla conoscenza concreta dei fatti. Di fronte a tutto questo il popolo si è fatto gregge. Non più una democrazia testimone della volontà del popolo, ma una democrazia “esecutoria” della volontà del capo, del potere. La proposta di una nuova legge elettorale ha di mira lo scalzare la democrazia costituente per sostituirla con il potere che impone la sua volontà al popolo sottomesso. È il ribaltamento di quanto hanno disposto i costituenti.

Cari giovani, voi siete la s’menda, voi siete la speranza. Non vi spaventa quello che avete davanti? Spero con tutto il cuore che le mie siano solo “elucubrazioni” di un vecchio lamentoso per i suoi anni e non siano intuizioni per un futuro che verrà. Ma qualora riteneste vere le mie riflessioni spero che facciate sentire la vostra voce. A Voi si deve l’aver bloccato una spallata alla costituzione, nonostante che sull’efficienza della Magistratura molto si dovrebbe dire e molto si dovrebbe fare. Spero che vogliate continuare a guardare con attenzione lo spirito della costituzione che la politica di fatto sta raggirando.

Cari giovani la mia lingua scivola ora sulla condizione del Paese dove è fin troppo evidente la mancanza di un’educazione civica, la mancanza di un’etica sociale. Nel Paese c’è una torsione della funzione amministrativa che dura da decenni e che è la causa principale del suo stato comatoso. Il consiglio comunale, oggi privo anche del gruppo di minoranza, è esautorato di ogni effettiva prerogativa decisionale, è ridotto ad ornamento di una presenza formale. La giunta è condizionata dalla presenza di interessi personali che inducono a rimanere attaccati al ruolo ed alle sue prerogative. La giunta di fatto è piegata ad un volere estraneo alle finalità amministrative. Dov’è la funzione di servizio alla comunità? Dov’è il potere della comunità? Dov’è la democrazia? Dov’è la morale della comunità e dov’è la sua educazione civica che vede i fatti e li permette? Nessuno si tiri fuori dalla colpa. La comunità è andata ben oltre la scelta di essere gregge. Lo ha fatto da sessant’anni senza vergogna. La sua colpa è stata quella di non vedere la realtà della vita attraversata, la sua colpa è stata quella di rimanere in attesa delle briciole di pane che il predatore gli ha sventolato sotto gli occhi come fossero specchietti. La colpa è stata quella di rinunciare a misurarsi con la vita chiudendo gli occhi al futuro. È così che il Paese è precipitato in uno stato comatoso. Cari giovani imparate dalla storia. Chi di voi è ancora sottomesso al patriarcato familiare si liberi e voli con le sue ali. Siate liberi di fare e liberi di essere voi stessi. Vi auguro di ubbidire al dovere di sottrarre i vostri figli alla sottomissione di un qualche predatore.

Ho una raccomandazione per tutti coloro che volessero misurarsi con una diversa funzione amministrativa. Ci sono due pilastri che ne segnano la qualità: la trasparenza e la partecipazione. Non c’è trasparenza senza partecipazione e non c’è partecipazione senza trasparenza. Se queste condizioni fossero realizzate, la funzione amministrativa potrebbe giovarsi, oltre che delle proprie competenze, anche di quelle che si incontrano in una partecipazione viva. Occorre andare oltre una trasparenza passiva ed oltre una partecipazione di facciata. Occorre una trasparenza attiva e una partecipazione cercata, motivata e sollecitata. È questa la chiave per far bene. Da questa riflessione si comprende come oggi la funzione amministrativa del Paese sia caduta così in basso. I consigli comunali sono celebrati nella clandestinità, senza che nessuno ne sappia nulla. La giunta opera anch’essa nell’oscurità. Nessuno deve sapere nulla. Si è arrivati addirittura a sostituire il bilancio con un resoconto. Sfido chiunque a capire in tale resoconto quale sia la spesa della luce e quale sia la situazione del debito dell’acqua. Tutto questo non è normale. Basta!!! Occorre aprire le porte e le finestre, occorre respirare aria nuova, aria pulita, occorre aria, aria e ancora aria.

Mi rivolgo ora ai non più giovani che hanno a cuore il Paese. Non si può continuare a chiudere gli occhi. Occorre accompagnare i giovani che vogliono impegnarsi in una nuova funzione amministrativa, occorre non farli sentire soli, occorre che sentano di non andare allo sbaraglio di possibili ritorsioni. Da soli non possono far nulla. Dobbiamo costituire un gruppo di sostegno forte a cui partecipi anche chi vive altrove, ma che frequenta ancora il Paese. Tutti dobbiamo far cambiare l’atmosfera, un’atmosfera in cui possa nascere il nuovo. Nessuno, tranne i cialtroni al seguito del vecchiume, deve tirarsi indietro. Per questa ragione, nel ripropormi di far incontrare i giovani durante il periodo festivo, ho esteso l’invito anche ai meno giovani ed a coloro che vivono altrove. Qualcuno dei giovani amici mi ha suggerito di non organizzare un incontro, ma di vederci per una festa della s’menda. Proverò a trovare lo spazio.

di Franco Adducchio (da fb-Progetto Duronia)

 

lì 9 Luglio 2026

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