• 12/11/2025

Il Matese sotto attacco

di Domenico Rotondi (Associazione culturale Togo Bozzi) –

Serve coraggio politico, non protagonismo vuoto

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Di fronte alle trasformazioni che continuano a investire l’antica dorsale del Matese, torna alla ribalta una domanda che il Sannio, da anni, finge di non sentire. Eppure è semplice, diretta, inevitabile: che cosa è davvero accaduto sulla montagna sacra dei Sanniti negli anni in cui si tentò — con sorprendente leggerezza pubblica — di trasformarla in una piattaforma energetica priva di una reale valutazione d’impatto?

Personalmente — forte di una consapevolezza che considero limpida sin dal mio primo impegno civile — ritengo che la vicenda eolica del Matese richieda ancora oggi una rigorosa azione conoscitiva, capace di ricostruire con trasparenza quanto si è realmente consumato sui pendii di quella montagna che, non a caso, nel 2017 è stata riconosciuta Parco Nazionale per il suo valore ambientale, culturale e paesaggistico.

Oggi quella memoria torna d’attualità. Lo fa perché alcuni nuovi progetti idroelettrici, avanzati secondo logiche che sembrano privilegiare criteri economici rispetto alla piena tutela dei territori, rischiano di riproporre dinamiche già sperimentate in passato: interventi calati dall’alto, in un’area fortemente sismica, caratterizzata da equilibri idrogeologici fragili e da un ecosistema che non può essere sacrificato sull’altare della fretta industriale.

È qui che sorge l’urgenza: ogni nuovo progetto dovrebbe essere esaminato con la massima attenzione dagli organismi nazionali e regionali, nel pieno rispetto del principio di precauzione, cardine del diritto ambientale europeo e nazionale. Non è una battaglia contro lo sviluppo; è una battaglia per uno sviluppo che non distrugga ciò che pretende di “valorizzare”.

La domanda, però, resta sul tavolo — e non è retorica: riusciranno, una volta per tutte, i protagonisti della vita politica, associativa e imprenditoriale del Sannio a far valere i diritti delle popolazioni del Matese senza cedere al vuoto protagonismo?

Perché la sfida non riguarda solo le istituzioni. Riguarda la coesione civile di un territorio, la responsabilità delle sue classi dirigenti, la capacità — o l’incapacità — di anteporre il bene comune agli interessi immediati. Il Matese non è un terreno da colonizzare, ma un patrimonio identitario, un laboratorio di biodiversità, una cerniera geografica e culturale tra Tirreno e Adriatico.

È, soprattutto, una responsabilità collettiva.

Il futuro del Matese dipenderà dalla capacità di proteggere ciò che ancora resiste e di trasformare, con lungimiranza, ciò che può essere migliorato. È su questo crinale — sottile, decisivo, non più rinviabile — che si misureranno la credibilità di una comunità e la visione del suo domani.

di Domenico Rotondi (Associazione culturale Togo Bozzi)

 

lì 11 Dicembre 2025

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