• 02/03/2026

Il coraggio di fare la verità

di Antonio Di Lalla (da La Fonte Mar/26) –

Lettera aperta a quanti non vogliono paraocchi

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Parresia è una parola greca che significa il coraggio di dire, o meglio, di fare la verità ma questa ormai è un optional, tanto più che, come diceva Churchill, “una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni”. Da sempre la politica ha fatto ricorso alle menzogne, quelle che oggi passano comunemente come fake news, o più semplicemente bufale, per piegare il popolo e condurlo dalla propria parte, come gregge addomesticato. Una per tutte. La guerra in Iraq, nel 2003, fu scatenata dagli Stati Uniti e dai loro complici per presunta presenza di armi di distruzione di massa, mai dimostrata perché inesistente. Tra i compiti fondamentali dell’informazione dovrebbe esserci quello di contrastare notizie ingannevoli, chiedendosi chi possa avvantaggiarsi dalle frottole messe in giro ad arte. La nostra rivista, perciò, essendo un periodico di resistenza umana, nel suo piccolo, cerca di fare controinformazione, schierandosi sempre contro false verità spiattellate ai quattro venti. Da qui nasce il nostro NO convinto, fermo e determinato, al referendum del 22 e 23 marzo che vorrebbe manomettere la Costituzione asservendo, in ultima analisi, la magistratura al potere legislativo. È una modifica determinata non da un benché minimo dibattito parlamentare ma unicamente imposta dal governo in carica con il voto di fiducia. È davvero triste e inqualificabile sentire la premier e i suoi accoliti, ogni giorno, attaccare la magistratura che ha il solo torto di applicare le leggi, spesso fatte male, emanate dal Parlamento. Per questa arroganza è fin troppo chiaro che il nostro NO è anche nei confronti di un governo, fatto di “scappati di casa”, che continua imperterrito a fare danni, quelle poche volte che agisce!

La nostra voce, per quel che può servire, si alza impetuosa in difesa del procuratore Nicola Gratteri, fatto oggetto non solo di minacce ma volutamente frainteso in merito al NO al referendum. Il suo aver detto, a un giornale calabrese, che voteranno in quella regione NO le persone perbene mentre voteranno SÌ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere è diventato, per crocifiggerlo, che tutti quelli che votano SÌ sono indagati, imputati, esponenti della massoneria deviata. Un falso sillogismo che comprende chiunque non tiene scritto in fronte “vuoto a perdere”. Come non essere dalla parte di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite nei territori palestinesi occupati? È continuamente linciata sui social e da diversi governi semplicemente perché racconta, com’è suo dovere, i disastri che si stanno compiendo in Palestina dove è in atto lo sterminio, meglio il genocidio, di un popolo, nonostante la dichiarata tregua. È stato letteralmente e consapevolmente manipolato un video per farle dire contro Israele cose che lei non si è mai sognato neppure di pensare e cioè che “Israele è nemico dell’umanità”. È partito alla carica il ministro degli esteri francese per chiedere alle Nazioni Unite la sua rimozione e si sono accodati diversi Stati, tra i quali non poteva mancare l’Italia che, attraverso la Lega, in Parlamento, chiede che l’Albanese lasci immediatamente l’incarico. Per fortuna all’ONU c’è ancora qualcuno che usa la testa per pensare e così il comitato di esperti ha respinto la richiesta di dimissioni avanzata da quanti non vedono di buon occhio le sue battaglie per la dignità di un popolo massacrato.

Il coraggio di fare la verità lo stiamo chiedendo, invano, anche agli amministratori della regione Molise. Abbiamo presentato richiesta di audizione in merito al progetto di interconnessione idrica sottoscritto da noi, da AJAB Molise, SLOW FOOD Basso Molise e ACLI Molise su quesiti chiari: Di quanta acqua disporremo in un prossimo futuro? Come proteggere i luoghi di accumulo e conservazione dell’acqua? Come garantire alle prossime generazioni non solo la quantità necessaria, ma anche una buona qualità della nostra acqua? Quanta acqua serve per gli usi civici dei molisani, per la nostra economia e per la nostra agricoltura? Abbiamo allegato il documento emerso dall’incontro del 20 novembre scorso (pubblicato sulla nostra rivista a dicembre a pagina 8). Non per essere pessimista ma dubito che accetteranno mai che qualcuno possa intromettersi e mandare all’aria i loro giochi di potere, come già è accaduto quattro anni fa quando abbiamo chiesto di interloquire sulla sanità, che è veramente alla canna del gas.

Un’altra questione che non scalfisce minimamente i nostri governanti è la progressiva chiusura di Stellantis, l’antica Fiat, segnata mortalmente dall’annuncio di non procedere con la realizzazione della gigafactory di batterie. E con Stellantis muore anche l’indotto, con famiglie segnate dalla disoccupazione e costrette ad emigrare o fare la fame. Anziché un piano di rilancio, una lotta ad oltranza per il diritto al lavoro si assiste pigramente a una morte annunciata, irreversibile.

Ma non è vero che in regione non accade nulla, anzi. La maggioranza è in lotta per una ridistribuzione di assessorati, secondo un nuovo rapporto di forza che si vuole ridisegnare, e l’opposizione è sempre più divisa per marcare il territorio e poter sopravvivere al prossimo turno elettorale, senza infastidire minimamente la maggioranza.

In questa situazione comica, se non fosse tragica, non ci resta che il coraggio della denuncia per fare la verità.

di Antonio Di Lalla (da La Fonte Mar/26)

 

lì 2 Marzo 2026

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