• 30/09/2025

Forziamo l’alba

di Antonio Di Lalla (da lafonte.tv) –

Lettera aperta a quanti lottano nella notte

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Anche una piccola rivista come la nostra, assemblata in una insignificante regione d’Italia, non può non mettere in primo piano i massacri, la distruzione programmata, insomma, il genocidio del popolo palestinese. Nessuno può negare quanto accade, perché la realtà è sotto gli occhi di tutti, eppure governi sfascisti come il nostro e i loro accoliti hanno ancora il coraggio di fare dei distinguo, di non riconoscere lo Stato della Palestina. Continuano a parlare di guerra quando invece è solo un eccidio, un tiro al piccione dei soldati israeliani su donne e bambini. Solo gli eredi del nazifascismo possono attendere la soluzione finale, cioè la cancellazione del popolo palestinese, prima di versare qualche lacrima di coccodrillo. Scioperi e manifestazioni pro Palestina in tutta l’Italia, dalle grandi città ai più piccoli paesi, per fortuna attestano ben altro rispetto al pensiero dei nostri sgovernanti. Siamo chiamati in questi giorni a seguire con grande attenzione la Global Sumud Flotilla perché il governo di Israele non si farà troppi scrupoli a creare incidenti, come ha già fatto, per far naufragare un progetto di solidarietà che ha l’unica colpa imperdonabile di portare aiuti umanitari a un popolo condannato alla soppressione.
L’incontro, all’inizio di settembre, tra papa Leone XIV e il presidente israeliano Herzog ha suscitato non poche perplessità, anche a causa dei comunicati stampa non proprio conformi, fatti uscire dalle due segreterie, tra quanti seguono con apprensione la sorte dei palestinesi. Alcuni vorrebbero che il papa partisse per Gaza in modo da testimoniare con la presenza la solidarietà a un popolo vittima, altri che fosse almeno più esplicito nel denunciare il genocidio che si sta consumando. Francamente che cosa dovrebbe o potrebbe fare papa Leone non lo so ma so per certo che la profezia e la parresia (il coraggio di fare la verità) sono tarpate da un peccato originale a monte cui neppure papa Francesco ha voluto, o potuto, porre rimedio. Sostengo da molti anni che il papato dovrebbe liberarsi definitivamente, per liberare la profezia, dalla responsabilità di capo di Stato. Finché è monarca, seppure più simbolico che nella realtà, di fatto è soggetto a protocolli e convenzioni, rituali e bon ton. Gode degli onori di capo di Stato ma paga caro gli oneri connessi al titolo. È tempo che lo Stato vaticano sia retto da altri (come, per esempio, quello di San Marino) in modo che il papa recuperi tutta la libertà di parola e di movimento e allora sì che all’autorità potrà subentrare l’autorevolezza che viene dalla sequela del Dio crocifisso. Non so se ci sarò ancora ma sono certo che dovrà accadere.
Quello che il governo israeliano sta facendo in modo cruento con il popolo palestinese, il governo italiano lo ha decretato, in modo incruento, per i piccoli paesi. Pubblicando il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, il nostro governo ritiene che, a causa del calo demografico e il conseguente spopolamento dei piccoli centri, questi possano essere condannati a morte certa, un vero “suicidio assistito”. Come a Gaza i leader delle comunità dei credenti hanno espresso la volontà di non partecipare alla fuga collettiva, così i vescovi delle aree interne italiane hanno sottoscritto, primo firmatario il cardinale Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale, una lettera aperta al governo e al parlamento in difesa dei piccoli comuni, assicurando il sostegno e l’elaborazione di progetti per promuovere la coesione sociale e favorire il radicamento, soprattutto dei giovani, in questi centri già condannati a morte certa dal governo centrale, perché si generi un ripopolamento non solo demografico ma anzitutto di idee. Ritengono “che si debba ribaltare la definizione delle aree interne passando da un’esclusiva visione quantitativa dello spazio e del tempo a una narrazione che lasci emergere una visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi”.
Nella lettera dei vescovi troviamo confermato tutto l’impegno che da anni profondiamo in difesa della terra e delle piccole realtà, dell’ambiente e dello sviluppo compatibile. L’indifferenza dei nostri sgovernanti regionali per la crisi del lavoro – è a rischio Stellantis con tutto l’indotto; per l’ambiente, sempre più ceduto a fotovoltaico e pali eolici su terreni produttivi; per l’acqua, svenduta e mai valorizzata per assenza di progetti. Su questo, anzi, ci proponiamo a novembre di tenere un’assemblea pubblica a Termoli per fare un po’ di chiarezza sulla vergognosa gestione del meraviglioso dono che la natura ci ha dato.
Sarebbe folcloristico se non fosse veramente drammatico che l’unico rappresentante molisano al Parlamento Europeo militi nella Lega, quella Lega che vuole l’autonomia differenziata, che vuole, anche se non può più chiederla ufficialmente, la separazione del Nord, quella Lega che, con Salvini vicepresidente del consiglio, ha deciso che si faccia un ponte tra Calabria e Sicilia, mentre le infrastrutture nel Meridione e nell’Isola sono scadenti e disastrate. Anche se le elezioni regionali sono sottoposte a tante variabili e clientelismi, guardiamo con attenzione alle prossime amministrative in Calabria. Se dovesse vincere il centro-destra, che vuole dilapidare (anzi lo sta già facendo) tutte le nostre risorse nella costruzione del Ponte, allora sarà proprio vero che i calabresi vogliono unire non solo le coste ma anche le cosche!
Non riusciremo mai a fare abbastanza per fermare il genocidio in Palestina; per impedire che continui l’assurda guerra in Ucraina – voluta dai mercanti di armi, attraverso politici asserviti, che sperano così di continuare a lucrare sul riarmo dell’Europa; per cambiare una squallida classe dirigente a livello nazionale e regionale, ma non potremo dire di non averci provato con tutte le energie a disposizione.
Anche la notte più buia dovrà per forza cedere alla luce.
Forziamo l’alba perché spunti al più presto il nuovo giorno.

di Antonio Di Lalla (da lafonte.tv)

 

lì 30 Settembre 2025

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