• 08/04/2026

“Fare parti uguali tra diseguali non è giustizia sociale”

di Michele Petraroia – fb

L’abbandono del Mezzogiorno con la chiusura della cassa gel Mezzogiorno

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Liquidare l’abbandono del Mezzogiorno avvenuto con la chiusura della Cassa del Mezzogiorno nel 1983 senza che sia stata sostituita con altri strumenti efficaci con la sola motivazione dell’inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali è oggettivamente un esercizio teorico che ha offerto l’alibi dietro cui si è condotta la più gigantesca redistribuzione di finanziamenti pubblici dallo Stato verso le Regioni più forti del Nord col motto leghista che lo sviluppo dei territori più competitivi avrebbe trainato lo sviluppo sociale ed economico di tutta l’Italia.
Da quella scelta sostenuta dall’ideologo della Lega Nord Gianfranco Miglio e condivisa da larga parte della classe politica, imprese, stampa e forze sociali italiane, ne è scaturita l’abbandono industriale, infrastrutturale, agricolo, sociale ed economico del Sud costringendo milioni di meridionali nuovamente ad emigrare verso il Centro-Nord o verso l’estero.
Non vedere questa verità storica nascondendola dietro gli errori di Michele Emiliano, Vincenzo De Luca o dei Presidenti di Calabria, Abruzzo, Sicilia, Basilicata e Molise, è un errore grave. Non serve una laurea per leggere Don Lorenzo Milani: <fare parti uguali tra diseguali non è giustizia sociale >.
Chi l’ha voluto tutto il potere nelle mani di un uomo solo al comando (Sindaco o Governatore) annullando il ruolo delle Giunte e dei Consigli Comunali o Regionali?
Chi ha voluto la modifica del Titolo V della Costituzione che ha frammentato il sistema sanitario in 20 sistemi mandando in frantumi il diritto costituzionale alla parità di trattamento tra tutti i cittadini?
Chi ha avallato gli accordi istituzionali con imprese e sindacati in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sull’autonomia differenziata e quale Governo firmò le preintese per farle sottoscrivere?
Le responsabilità delle classi dirigenti del Sud magistralmente descritte da Gramsci, Salvemini, Dorso, Giustino Fortunato  Rossi Doria, Croce, Levi, Scotellaro, Iovine, Sciascia e più recentemente da Enrico Pugliese, Antonello Caporale e altri, sono note e nessuno può disconoscerle ma l’egemonia culturale della Lega Nord sul sistema istituzionale nazionale ha scomposto e destrutturato il pilastro della uguaglianza scolpito in Costituzione attraverso una rimodulazione del sistema che ha favorito lo sviluppo dei territori più forti a danno delle aree più fragili.
Non contenti del danno hanno voluto aggiungere la beffa con l’epitaffio che la colpa era tutta e solo dei meridionali.

di Michele Petraroia – fb

lì 08 Aprile 2026

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