• 29/05/2026

Credo nei valori dell’uomo che riflette

di Franco Adducchio (da fb-Progetto Duronia) –

Riflessioni sulla macro realtà del mondo rapportata alla micro realtà dei nostri paesi

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È singolare come a volte due riflessioni fatte da persone diverse, mosse da realtà diverse, che hanno percorsi diversi, alla fine giungano ad una conclusione simile. Di recente mi sono imbattuto in questa singolarità che rafforza un mio coinvolgimento. Faccio una premessa. Come ho detto più volte non ho fede, non credo nel divino, ma credo nei valori che l’uomo ha acquisito con la riflessione nel corso di milioni di anni. Peraltro, nonostante cercassi di correggermi, provo una naturale negatività verso coloro che usano l’ipocrisia per mostrare la loro fede. Al contrario ho un profondo rispetto ed una sincera vicinanza umana per Padre Antonio Germano e per la sua vita dedicata alla Missione.

Da alcuni mesi ho il piacere di leggere alcuni suoi scritti che P. Antonio mi invia e che raccontano la sua vita, le sue scelte, le sue riflessioni. Mentre ero intento in questa lettura, ho fatto un sobbalzo sulla mia poltrona di fronte a due righe scritte da P. Antonio, con le quali dice che per far cambiare il comportamento degli uomini è necessario mettere nei loro cuori il Cristo. È un’affermazione semplice, ma di una verità profonda. Spero che P. Antonio mi perdoni se lo cito. In verità da tempo sono incamminato su una riflessione simile. Da tempo dico della mia preoccupazione per il futuro a causa di una politica protesa solo a conquistare il potere. Da tempo sostengo che la soluzione dei problemi risiede nella nostra capacità di essere liberi dal gioco della sopraffazione e di essere protagonisti della nostra storia. Qualche mese fa ho scritto anche che il miglior modo di fare politica è quello di aiutare il vicino di casa a comprendere i fatti intorno a noi e lasciar maturare un suo libero e personale giudizio. Non bisogna avere lo scopo di convincerlo dei nostri giudizi, ma occorre mostrargli il nostro esempio per una personale libertà nel giudicare. So bene quanto tutto questo sia lontano da ciò che oggi viene fatto e quanto sia difficile cambiare le cose. La politica si industria, con i sondaggi e con l’alterazione dei fatti, a preparare una proposta atta a raccogliere ed orientare il giudizio dei propri elettori, una proposta per raccogliere il loro consenso e, con questo, il potere. Semplificando la politica non dice quello che pensa, ma solo quello che serve per la conquista del potere. Occorre che tutti maturino un libero giudizio per costruire insieme un futuro, liberi da condizionamenti d’interessi e liberi da assoggettamenti ad altri. In sostanza, come dice P. Antonio, bisogna mettere nei cuori degli uomini la luce di cristo e similmente penso che sia necessario mettere nel cuore degli uomini una luce con la quale si maturi una coscienza, fonte di vita e fonte di coesistenza. Quale è questa luce?

Devo spingere la mia riflessione in avanti. Ho avuto occasione di assistere ad una conversazione del prof. Galimberti, noto saggista. Galimberti ha fatto una prolusione al suo intervento riferendo come una certa tendenza della recente cultura filosofica affermi che l’uomo, l’uomo sapiens, è morto. Confesso che ascoltandolo e pensando ad alcuni personaggi del Paese, ho creduto che l’affermazione avesse un qualche fondamento. Galimberti ha poi proseguito le sue considerazioni soffermandosi sulla diversità tra l’uomo e l’animale. Secondo la sua tesi l’uomo agisce per impulsi, mentre l’animale agisce per istinto. L’affermazione mi ha lasciato perplesso. Credo che anche l’uomo, come l’animale, abbia un istinto primordiale, che è quello di vivere, istinto alla vita che dovrebbe frenare l’impulso. L’uomo, nel suo apparire sul pianeta, ha avuto delle condizioni ambientali difficili per difendere la sua esistenza. Ha dovuto difenderla contro gli animali. Credo che lì sia nata la sua necessità di stare insieme. È nata poi la struttura sociale con i vari ruoli, sono nate le comunità ed è nata la condivisione del vivere. La Bibbia, nel vecchio testamento, nel raccontare la storia dell’uomo, ha usato l’immagine poetica del paradiso terrestre, dell’Eden, ed ha indicato il peccato originale di Adamo ed Eva come se avessero ceduto all’impulso del possesso. La storia dell’umanità è stata segnata dall’istinto del vivere e dall’impulso del possesso presenti in ogni uomo. Nel progredire della storia, l’uomo ha organizzato le strutture sociali e, vinta la paura di soccombere contro il regno animale, ha cercato di tenere a bada gli impulsi ignorando con sempre maggiore pervicacia il suo istinto alla vita, istinto naturalmente condiviso. Ha usato la legge per dominare gli impulsi. Ha codificato una legge morale con i suoi principi, frutto della riflessione sulla sua stessa storia ed ha fissato dei codici di comportamento. Ha fissato una legge di Dio ed una legge degli uomini, ma senza una forte coscienza radicata nell’istinto alla vita, queste leggi si sono ridotte troppo spesso a formalità prive di interiore spiritualità nell’uomo. Di qui il nostro tempo.

Siamo arrivati ad una coesistenza armata fondata su un equilibrio precario. Siamo arrivati ad una economia sfrenata senza limite, frutto delle esigenze dell’uomo. Siamo arrivati ad un capitalismo insaziabile di potere privo delle ragioni del vivere. Siamo arrivati ad un’amministrazione del pianeta dove il valore della persona è bandito. Siamo arrivati all’epurazione del diverso e dell’emigrato. Siamo arrivati a religioni per lo più secolarizzate che si contrappongono tra di loro senza essere capaci di parlare alla spiritualità dell’uomo. Occorre cambiare strada, occorre rivitalizzare la coscienza dell’istinto alla vita, occorre rivitalizzare la coscienza di una necessaria coesistenza disarmata nel segno di un interesse comune di tutta l’umanità. Occorre promuovere un’economia fondata sul rispetto della persona e sulle sue effettive esigenze.

C’è un pensiero da sottolineare con forza. Una democrazia senza popolo non è democrazia, come ha ricordato il presidente Mattarella. Una democrazia dove la politica tratta il popolo come gregge da guidare non è democrazia. Una democrazia dove non vi sia una partecipazione attiva della comunità non è democrazia. Oggi siamo in una democrazia dove le decisioni sul futuro sono assunte solo da pochi individui, dai signori degli anelli, dai signori della tavola apparecchiata per loro stessi. La democrazia dovrebbe rappresentare il potere esercitato dal popolo, ma questo ormai è un concetto arcaico. Basta vedere ciò che accade a Duronia.

Queste mie considerazioni sono indirizzate soprattutto ai miei giovani amici in quanto queste cose pesano sulla loro vita e peseranno su quella dei loro figli. Naturalmente la mia lingua batte sul dente che duole. A Duronia abbiamo assistito al funerale di un corretto e sano processo decisionale ed abbiamo assistito all’insensatezza della funzione amministrativa. Sono stati spesi oltre un milione e duecentomila euro per abbattere e ricostruire gli spogliatoi del campo di calcio inutilizzati da decenni per la mancanza di giocatori e per la mancanza di persone che potessero assistere alle partite. È una somma pari al valore di 50 pensioni sociali per gli anziani indigenti erogate per cinque anni. Somma buttata via al vento. Il governo impegnato a spendere i fondi del PNRR, fondi in parte a debito sulle future generazioni, incapace di realizzare opere pubbliche utili, ha indetto dei bandi di gara indirizzati ai comuni su alcune linee di spesa. I comuni desiderosi di partecipare a questi bandi hanno realizzato dei progetti di massima, non esecutivi, praticamente solo un’idea progettuale, e con questi elaborati hanno chiesto i fondi attraverso un indirizzo informatico predisposto. Il governo con le sue strutture operative ha scelto i progetti da finanziare. Così si è realizzato lo sperpero di risorse. La domanda del nostro Paese di partecipazione alla gara ha un vulnus iniziale nella funzione amministrativa. Il processo decisionale per la richiesta dei fondi non ha avuto una gestione pubblica, non ha avuto una partecipazione della comunità alla decisione, non c’è stata neppure una discussione nel consiglio comunale. L’iniziativa è stata assunta in solitudine da chi prevarica la volontà della giunta composta da sé stesso e da un’altra persona e mezzo. È probabile che la domanda di partecipazione sia stata orchestrata con una falsa rappresentazione della situazione del Paese ed una falsa descrizione delle sue necessità. Le strutture decisionali dello Stato hanno avuto il torto di non verificare se nelle domande ci fossero dei falsi. È così che l’Italia affonda. Cari giovani è ora di dire basta. Cominciate dal Paese dando aria e luce alla sua funzione amministrativa. Aprite le porte e le finestre per dare un’aria nuova a questa funzione amministrativa prima che il Paese venga seppellito dalla sua ignavia e prima che venga seppellito dalla sua stessa vergogna.

Dopo aver pubblicato la riflessione sulla s’menda ho ricevuto la telefonata di un vecchio amico, Fiore. Abbiamo scherzato sul termine che ho usato per i giovani e poi mi ha salutato dicendo: <Non mollare>. Ho risposto: <Non potrei farlo: ogni volta che vado al cimitero, e lo faccio spesso, mi dovrei vergognare soprattutto di fronte alla tomba di mio nonno>. Miei giovani amici, alla mia età ho colto per intero il significato di essere solo un anello della vita, un anello di tutta la catena dell’esistenza, esistenza del passato, del presente e del futuro. Appartengo all’umanità, alla sua storia e ne ho coscienza.

di Franco Adducchio (da fb-Progetto Duronia)

lì 29 Maggio 2026

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