• 06/05/2026

Castelpetroso: Il giorno 28 settembre 1890

di APS La Terra –

La notte fu un continuo arrivo di processioni da tutta la regione

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La montagna era in movimento già dal mercoledì.

Sul piazzale scavato nella roccia bianca a mine e picconi nei mesi precedenti lavoravano ancora centocinquanta operai per ultimare i preparativi.

Il sabato sera il paese si animò: la facciata della parrocchia fu illuminata con l’effigie dell’Addolorata, la banda suonò fino a tardi. Acquaderni salì al monte la sera del 27 per un ultimo sopralluogo — una splendida sera di luna piena, scrisse, che pioveva raggi luminosi nei più profondi seni della montagna. Trovò pellegrini che recitavano il Rosario e lunghe schiere che cantavano lodi. La notte fu un continuo arrivo di processioni da tutta la regione.

Prima dell’alba del 28 molti Castellani erano già in piedi. L’alba fu salutata dalle campane, dalla banda e dalle zampogne.

Alle 7 e 12 si avviò la processione: in testa, portata a spalla dai giovani del paese, la statua dell’Addolorata. Il suo passaggio durò oltre mezz’ora. Le donne in costume accorrevano per riuscire anche solo per qualche istante a porre il capo sotto il trono.

Dopo un’ora e tre quarti di cammino, la processione raggiunse il piazzale sulle note dello Stabat Mater.

Al centro, sul grande masso bianco destinato all’altare maggiore, sventolava un vessillo bianco con una croce verde. Ai suoi piedi stava ancora la grande croce nera dei primi visitatori — la stessa davanti alla quale, nei due anni precedenti, ardeva un fanale a olio.

Arrivò monsignor Macarone-Palmieri con i vescovi di Isernia, Trivento e Termoli e un folto clero al seguito. La calca era tale che la cerimonia fu ridotta all’essenziale. I presuli si inginocchiarono sulla roccia per le Litanie dei Santi.

Benedetti il sale, l’acqua e la pietra, il vescovo scese nello scavo insieme a Gualandi. La pietra fu posata a circa dieci metri di profondità.

Appena il vescovo risalì, scoppiò una sassaiola. Ognuno voleva gettare la propria pietra sopra quella benedetta. I lanci erano indiscriminati: due o tre vescovi sentirono i sassi sibilare vicino alla testa, il vescovo d’Isernia riportò una piccola ferita.

La causa fu una frase pronunciata nell’euforia del momento: «Ed ora ognuno di voi metta una pietra per il nuovo Santuario».

Il popolo la prese alla lettera.

Nella fossa, insieme alla pietra, fu deposta una pergamena con il racconto degli avvenimenti del luogo e una preghiera per tutti coloro che avrebbero offerto oboli e fatiche alla costruzione.

Il vescovo lasciò come offerta la cazzuola d’argento usata per versare la calce.

Le cronache dell’epoca stimarono i presenti tra i trenta e i quarantamila.

— Cesa tra Santi, 28 settembre 1890. La folla assiepata sul piazzale il giorno della posa della prima pietra. Una delle rarissime fotografie dell’evento.  (Da Il Santuario di Castelpetroso fb)

(Foto: da Il Santuario di Castelpetroso fb)

di APS La Terra

 

lì 06 Maggio 2026

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