Antonio D’Attellis, vanto per la città di Campobasso
di Rita Frattolillo – fb –
Bilanciamento tra il ritratto dell’Artista e quello della Città
Antonio D’Attellis, legittimo vanto per la città di Campobasso e per il Molise, è stato omaggiato stamane presso l’assessorato alla cultura in occasione dei festeggiamenti appena conclusi per il Corpus Domini, una tradizione plurisecolare molto sentita e partecipata anche perché molto viva, per mille ragioni. Anzitutto la sacralità dell’evento, e quindi momento di devozione particolare per i credenti, con la solenne processione e la benedizione del vescovo, e poi, quello che affascina grandi e piccoli già dalla prima volta che assistono alla sfilata dei Misteri, è sicuramente la spettacolarità dei figuranti in bilico sugli ingegni nei loro abbigliamenti meravigliosi, la prospettiva molto scenografica delle tredici “macchine” portate a spalla lungo i tragitti maggiori della città tra ali di folla entusiasta.
Ed è il caso di ricordare che fu l’architetto Bernardino Musenga, l’artefice della Campobasso moderna che, durante il decennio francese (1806-1815) chiese di poter far uscire gli ingegni del Di Zinno fuori dalla cerchia muraria del borgo antico. Infatti riuscì nella sua impresa, e da quel momento in poi la popolazione di generazione in generazione ha potuto ammirare Santi, profeti e la Vergine nel dì del Corpus Domini.
Uno degli artisti molto apprezzati che molto spesso ha tratto ispirazione dalla coralità della “festa” più grande per i Campobassani è Antonio D’Attellis. Un artista che si è formato, oltre che all’Accademia di belle arti di Napoli, a Genova, Venezia e Milano, e che, già dal 1967, ha partecipato a mostre collettive importanti, come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. E’ attivo anche a Pavia e ad Asti, sue opere sono ospitate a Livorno. Poi è tornato in Molise, dove gli sono stati affidati progetti originalissimi per pianificazione ed esecuzione (la farmacia Caruso e il palazzo a via Cardarelli di Campobasso).
Ha creato migliaia di opere, spesso di grandi dimensioni, e incurante del “supporto”: che sia cartone da imballaggio, platica dei sacchi neri per la spazzatura, carta argentata delle uova pasquali, va bene tutto, pur di esternare la sua ricca vena artistica. Il visitatore si trova un pò estraniato a vedere con quanta abilità tecnica e maestria artistica D’Attellis ha composto sul cartone l’interno di un tempio dall’architettura complessa, dove potresti entrare e respirare quell’atmosfera sacra; oppure figure femminili bellissime, carnali, sorridenti, o monumenti superbi come il Colosseo; ma pure l’emarginato, lo straccione, madri che allattano, e poi scene con gruppi umani, ognuno colto in un momento preciso.
Ma quello che fa di lui il pittore dei “Misteri”, è il numero notevole di opere dedicate a quello che è un soggetto iconico per i campobassani. L’artista stesso ha confessato candidamente che “è un mistero perché sono stato sempre affascinato dai Misteri...”, e proprio un suo quadro, particolarmente affollato di personaggi, ha dato lo spunto all’assessorato di creare una sorta di evento nell’evento, grazie alla proposta di riconoscersi nel quadro. Detto fatto, e stamattina, infatti coloro che hanno riconosciuto se stessi o i parenti rappresentati all’epoca dal pittore, hanno ricevuto un gradito premio.
Al di là di tutto, il vero significato dell’evento è che l’arte di D’Attellis, oltre a interpretare il senso di appartenenza che i Misteri rappresentano, suggella e custodisce nella maniera più alta e nobile la memoria identitaria collettiva dell’intera regione.
di Rita Frattolillo – fb
lì 11 Giugno 2026

