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| Le
Opere di Umberto Berardo |
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Nato
a Duronia (CB) il 19 gennaio 1947, ha insegnato materie letterarie. Ha curato con Alberto Conti e Leo Leone la pubblicazione del volume “Paolo Borsellino: organizzare la speranza” Ed. Gruppo Abele e dei “Quaderni della solidarietà”. Collabora con le riviste mensili“@ltroMolisemagazine, “Il Ponte” ed “Il Bene Comune”. Ha pubblicato con le Edizioni Enne nel marzo 2004 “Storie di vita”, una fortunata antologia di racconti giunta alla seconda edizione, e nel marzo 2005 “Il teatro e la vita”, opera teatrale costituita da due commedie. È coautore del volume “Don Alfredo Ricciuto: un arciprete tra chiesa e società”, uscito nel luglio 2005. E' stato uno dei fondatori del periodico "la vianova". |
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| DEDICA
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Presentazione |
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Il
Teatro, in quanto forma interattiva di linguaggi diversi che vanno dal
verbale al non verbale, dal mimico al gestuale, dal prossemico all’iconico,
da sempre nella scuola è considerato prezioso strumento multidisciplinare
ed interdisciplinare, utilizzato da tanti docenti come supporto per lo
sviluppo formativo basato sull’attivazione dinamico-relazionale,
emotiva, culturale ed interculturale dei propri alunni È in questa ottica che nasce il laboratorio teatrale, capace di favorire significative occasioni di socializzazione, di esplicitare gli aspetti emotivi e comunicativi utili per lo sviluppo globale della personalità, di diminuire le differenze esistenti tra allievi e di costituire un ottimo strumento per la crescita e l'educazione dei giovani. Nell’attuale realtà sociale caratterizzata da continui fenomeni di intolleranza, di razzismo, di violenza, conoscere e rappresentare il diverso come valore è fondamentale se veramente si vuole adottare un modello didattico multiculturale di valenza europea, il solo in grado di assicurare una reale integrazione nel rispetto della diversità culturale e linguistica. Fare teatro a scuola significa realizzare una concreta metodologia interdisciplinare che entra di diritto nell'area curricolare per diventare un apprendere che potenzia l’azione di tutte le discipline scolastiche, sviluppa il processo formativo mediante l’acquisizione di conoscenze e permette la maturazione individuale delle competenze. Attività teatrale significa anche abituare i ragazzi ad osservare ed ascoltare se stessi e gli altri e ciò che avviene intorno a loro. Significa aiutarli a superare incertezze e paure riducendo anche i conflitti interpersonali e, allo stesso tempo, fornire loro un valido motivo per potenziare e sviluppare la molteplicità interattiva delle competenze e delle abilità connesse con la comunicazione globale, ma anche con il pensiero. La valenza formativa del teatro costituita dalle parole, dalla mimica, dal gesto, dal ritmo, dalla danza, dal suono, dal canto e dalla stessa dimensione di spazio-tempo è particolarmente presente nel lavoro del professor Umberto Berardo Le due commedie “ Ze Necola” e “ Scié maledétta la vecchiaia” permettono, vieppiù, agli alunni di riappropriarsi di una importante caratteristica del territorio, il dialetto, e di riallacciare vivacemente un nesso che li riconduce alle origini. Il pregio delle due opere sta soprattutto nell’impostazione briosa degli argomenti che attraverso battute spiritose ed esilaranti rendono leggere tematiche di per sé serie; infatti le due commedie inducono i giovani a meditare su problemi prevalenti nel nostro tempo, quali la vecchiaia e l’alcolismo. I ragazzi sono motivati a riflettere su quanto di positivo può venire dagli anziani, maestri di sobria saggezza, che purtroppo nei piccoli centri urbani vanno sempre più aumentando in ragione inversa alla popolazione giovanile, L’altro problema, l’alcolismo, costituisce una vera e propria piaga in luoghi che non offrono molte possibilità di utile impiego del tempo. Sceneggiare le due opere risulterà senz’altro un valido progetto pedagogico-didattico interdisciplinare, poiché permetterà di portare in scena episodi e personaggi che rappresentano la cruda realtà della commedia umana.
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Introduzione |
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Le
due commedie pubblicate in questo volume sono state scritte a scopo didattico
per laboratori teatrali con alunni della scuola media di Torella del Sannio
(CB). Nell’ambiente di vita dei ragazzi non vi sono significative realtà aggreganti esterne alla scuola, né associazioni sportive o per il tempo libero capaci di impegnarli in attività culturali o ludiche in grado di migliorare la vita relazionale e lo spirito di socializzazione. Per questo nell’anno scolastico 2000-2001 scrissi per i miei allievi una commedia in due atti dal titolo “Scié maledétta la vecchiaia” allo scopo di avviarli alla recitazione con la finalità di migliorarne la capacità espressiva, i rapporti sociali, ma anche con l’intento di dare loro un tempo libero utile e ricco di significato. Il copione era parte in lingua e parte in dialetto, ma quest’ultimo era da me conosciuto più come espressione orale che scritta, per cui la forma risultava alquanto approssimativa. Lo spettacolo realizzato a fine anno con pochi mezzi diede vita ad un “teatro povero”, ma molto efficace sul piano educativo ed estremamente apprezzato dalle comunità di Duronia (CB), Molise (CB) e Torella del Sannio (CB). Questa esperienza mi ha spinto successivamente ad organizzare un piano di lavoro più razionale ed articolato per proseguire una tradizione che in passato aveva trovato consensi non solo tra gli allievi, ma tra gli stessi genitori . Nell’anno scolastico 2002-2003, insieme ai colleghi di educazione artistica, prof. Nicola Moffa, e di educazione musicale, prof. Giuseppe Natarelli, decisi di programmare un’attività di laboratorio teatrale con la messa in scena di una commedia in tre atti dal titolo “Ze Necola”, rappresentata dagli alunni nel corso di un composito spettacolo di fine anno. Spinto dal successo di tali esperienze, ho provveduto a studiare le regole fondamentali della pronuncia, del lessico e delle strutture del dialetto torellese, ho riscritto ed ampliato entrambe le commedie ed oggi sono in grado di offrirle al pubblico più vasto dei lettori in una forma sicuramente rispondente alla tradizione popolare dell’idioma locale. Come accennavo sopra, i due copioni sono scritti parte in lingua e parte in dialetto nel rispetto del modo di esprimersi dei diversi personaggi. Le due commedie sono state messe in scena sotto la mia regia, con il commento musicale del prof. Giuseppe Natarelli e le scenografie del prof. Nicola Moffa; quest’ultimo ha curato anche le riprese ed il montaggio filmato delle rappresentazioni che hanno consentito all’Istituto Comprensivo di Castropignano di produrre un DVD che permette la visione registrata delle due opere. Le finalità di questa pubblicazione sono molteplici. Mi auguro intanto che essa serva ad avvicinare sempre più il pubblico al teatro, ma che possa essere di stimolo soprattutto per diffondere tale genere letterario presso i ragazzi; ho anche la speranza che i testi possano suscitare un serio dibattito culturale, sociale e politico sui temi che le due commedie pongono all’attenzione comune e che sono soprattutto quello dell’alcolismo e della vecchiaia; sono sicuro, infine, che l’uso del dialetto contribuirà a rivitalizzare questa lingua locale dalle grandi potenzialità comunicative ed espressive. Per aiutare la lettura e comprensione dei testi dialettali, ne viene proposta la traduzione italiana. Prezioso il lavoro del prof. Nicola Moffa per ciò che riguarda le illustrazioni. Un grazie sentito al dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale di Castropignano, prof.ssa Angelica Tirone, per il sostegno e l’entusiasmo con cui ha seguito il lavoro e per le splendide notazioni didattiche scritte per questo volume.
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| “Storie
di vita” è una raccolta di undici racconti che, Attraverso
l’esperienza di personaggi reali o inventati, La
scommessa per vincere tale sfida sembra chiaramente Nel
libro si intravede con chiarezza una necessità
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Intervento
dell’Autore durante la presentazione del libro |
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Signore
e signori, Umberto
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| DEDICA
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Presentazione |
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Il Teatro, in quanto forma interattiva di linguaggi
diversi che vanno dal verbale al non verbale, dal mimico al gestuale,
dal prossemico all’iconico, da sempre nella scuola è considerato
prezioso strumento multidisciplinare ed interdisciplinare, utilizzato
da tanti docenti come supporto per lo sviluppo formativo basato sull’attivazione
dinamico-relazionale, emotiva, culturale ed interculturale dei propri
alunni
È in questa ottica che nasce il laboratorio teatrale, capace di favorire significative occasioni di socializzazione, di esplicitare gli aspetti emotivi e comunicativi utili per lo sviluppo globale della personalità, di diminuire le differenze esistenti tra allievi e di costituire un ottimo strumento per la crescita e l'educazione dei giovani. Nell’attuale realtà sociale caratterizzata da continui fenomeni di intolleranza, di razzismo, di violenza, conoscere e rappresentare il diverso come valore è fondamentale se veramente si vuole adottare un modello didattico multiculturale di valenza europea, il solo in grado di assicurare una reale integrazione nel rispetto della diversità culturale e linguistica. Fare teatro a scuola significa realizzare una concreta metodologia interdisciplinare che entra di diritto nell'area curricolare per diventare un apprendere che potenzia l’azione di tutte le discipline scolastiche, sviluppa il processo formativo mediante l’acquisizione di conoscenze e permette la maturazione individuale delle competenze. Attività teatrale significa anche abituare i ragazzi ad osservare ed ascoltare se stessi e gli altri e ciò che avviene intorno a loro. Significa aiutarli a superare incertezze e paure riducendo anche i conflitti interpersonali e, allo stesso tempo, fornire loro un valido motivo per potenziare e sviluppare la molteplicità interattiva delle competenze e delle abilità connesse con la comunicazione globale, ma anche con il pensiero. La valenza formativa del teatro costituita dalle parole, dalla mimica, dal gesto, dal ritmo, dalla danza, dal suono, dal canto e dalla stessa dimensione di spazio-tempo è particolarmente presente nel lavoro del professor Umberto Berardo Le due commedie “ Ze Necola” e “ Scié maledétta la vecchiaia” permettono, vieppiù, agli alunni di riappropriarsi di una importante caratteristica del territorio, il dialetto, e di riallacciare vivacemente un nesso che li riconduce alle origini. Il pregio delle due opere sta soprattutto nell’impostazione briosa degli argomenti che attraverso battute spiritose ed esilaranti rendono leggere tematiche di per sé serie; infatti le due commedie inducono i giovani a meditare su problemi prevalenti nel nostro tempo, quali la vecchiaia e l’alcolismo. I ragazzi sono motivati a riflettere su quanto di positivo può venire dagli anziani, maestri di sobria saggezza, che purtroppo nei piccoli centri urbani vanno sempre più aumentando in ragione inversa alla popolazione giovanile, L’altro problema, l’alcolismo, costituisce una vera e propria piaga in luoghi che non offrono molte possibilità di utile impiego del tempo. Sceneggiare le due opere risulterà senz’altro un valido progetto pedagogico-didattico interdisciplinare, poiché permetterà di portare in scena episodi e personaggi che rappresentano la cruda realtà della commedia umana.
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due commedie pubblicate in questo volume sono state scritte a scopo didattico
per laboratori teatrali con alunni della scuola media di Torella del Sannio
(CB). Nell’ambiente di vita dei ragazzi non vi sono significative realtà aggreganti esterne alla scuola, né associazioni sportive o per il tempo libero capaci di impegnarli in attività culturali o ludiche in grado di migliorare la vita relazionale e lo spirito di socializzazione. Per questo nell’anno scolastico 2000-2001 scrissi per i miei allievi una commedia in due atti dal titolo “Scié maledétta la vecchiaia” allo scopo di avviarli alla recitazione con la finalità di migliorarne la capacità espressiva, i rapporti sociali, ma anche con l’intento di dare loro un tempo libero utile e ricco di significato. Il copione era parte in lingua e parte in dialetto, ma quest’ultimo era da me conosciuto più come espressione orale che scritta, per cui la forma risultava alquanto approssimativa. Lo spettacolo realizzato a fine anno con pochi mezzi diede vita ad un “teatro povero”, ma molto efficace sul piano educativo ed estremamente apprezzato dalle comunità di Duronia (CB), Molise (CB) e Torella del Sannio (CB). Questa esperienza mi ha spinto successivamente ad organizzare un piano di lavoro più razionale ed articolato per proseguire una tradizione che in passato aveva trovato consensi non solo tra gli allievi, ma tra gli stessi genitori . Nell’anno scolastico 2002-2003, insieme ai colleghi di educazione artistica, prof. Nicola Moffa, e di educazione musicale, prof. Giuseppe Natarelli, decisi di programmare un’attività di laboratorio teatrale con la messa in scena di una commedia in tre atti dal titolo “Ze Necola”, rappresentata dagli alunni nel corso di un composito spettacolo di fine anno. Spinto dal successo di tali esperienze, ho provveduto a studiare le regole fondamentali della pronuncia, del lessico e delle strutture del dialetto torellese, ho riscritto ed ampliato entrambe le commedie ed oggi sono in grado di offrirle al pubblico più vasto dei lettori in una forma sicuramente rispondente alla tradizione popolare dell’idioma locale. Come accennavo sopra, i due copioni sono scritti parte in lingua e parte in dialetto nel rispetto del modo di esprimersi dei diversi personaggi. Le due commedie sono state messe in scena sotto la mia regia, con il commento musicale del prof. Giuseppe Natarelli e le scenografie del prof. Nicola Moffa; quest’ultimo ha curato anche le riprese ed il montaggio filmato delle rappresentazioni che hanno consentito all’Istituto Comprensivo di Castropignano di produrre un DVD che permette la visione registrata delle due opere. Le finalità di questa pubblicazione sono molteplici. Mi auguro intanto che essa serva ad avvicinare sempre più il pubblico al teatro, ma che possa essere di stimolo soprattutto per diffondere tale genere letterario presso i ragazzi; ho anche la speranza che i testi possano suscitare un serio dibattito culturale, sociale e politico sui temi che le due commedie pongono all’attenzione comune e che sono soprattutto quello dell’alcolismo e della vecchiaia; sono sicuro, infine, che l’uso del dialetto contribuirà a rivitalizzare questa lingua locale dalle grandi potenzialità comunicative ed espressive. Per aiutare la lettura e comprensione dei testi dialettali, ne viene proposta la traduzione italiana. Prezioso il lavoro del prof. Nicola Moffa per ciò che riguarda le illustrazioni. Un grazie sentito al dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale di Castropignano, prof.ssa Angelica Tirone, per il sostegno e l’entusiasmo con cui ha seguito il lavoro e per le splendide notazioni didattiche scritte per questo volume.
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