Recensioni Editoriali
Le Opere di Umberto Berardo
 
Nato a Duronia (CB) il 19 gennaio 1947, ha insegnato materie letterarie.
Ha curato con Alberto Conti e Leo Leone la pubblicazione del volume “Paolo Borsellino: organizzare la speranza” Ed. Gruppo Abele e dei “Quaderni della solidarietà”.
Collabora con le riviste mensili“@ltroMolisemagazine, “Il Ponte” ed “Il Bene Comune”.
Ha pubblicato con le Edizioni Enne nel marzo 2004 “Storie di vita”, una fortunata antologia di racconti giunta alla seconda edizione, e nel marzo 2005 “Il teatro e la vita”, opera teatrale costituita da due commedie.
È coautore del volume “Don Alfredo Ricciuto: un arciprete tra chiesa e società”, uscito nel luglio 2005. E' stato uno dei fondatori del periodico "la vianova".
Il senso dei giorni

 

 

DEDICA

Ad Alessia, Sara
Emilia e Carmine,
perché la loro vita
sia sempre piena
di amore
per gli altri


 

Presentazione
 
Il Teatro, in quanto forma interattiva di linguaggi diversi che vanno dal verbale al non verbale, dal mimico al gestuale, dal prossemico all’iconico, da sempre nella scuola è considerato prezioso strumento multidisciplinare ed interdisciplinare, utilizzato da tanti docenti come supporto per lo sviluppo formativo basato sull’attivazione dinamico-relazionale, emotiva, culturale ed interculturale dei propri alunni
È in questa ottica che nasce il laboratorio teatrale, capace di favorire significative occasioni di socializzazione, di esplicitare gli aspetti emotivi e comunicativi utili per lo sviluppo globale della personalità, di diminuire le differenze esistenti tra allievi e di costituire un ottimo strumento per la crescita e l'educazione dei giovani.
Nell’attuale realtà sociale caratterizzata da continui fenomeni di intolleranza, di razzismo, di violenza, conoscere e rappresentare il diverso come valore è fondamentale se veramente si vuole adottare un modello didattico multiculturale di valenza europea, il solo in grado di assicurare una reale integrazione nel rispetto della diversità culturale e linguistica.
Fare teatro a scuola significa realizzare una concreta metodologia interdisciplinare che entra di diritto nell'area curricolare per diventare un apprendere che potenzia l’azione di tutte le discipline scolastiche, sviluppa il processo formativo mediante l’acquisizione di conoscenze e permette la maturazione individuale delle competenze.
Attività teatrale significa anche abituare i ragazzi ad osservare ed ascoltare se stessi e gli altri e ciò che avviene intorno a loro. Significa aiutarli a superare incertezze e paure riducendo anche i conflitti interpersonali e, allo stesso tempo, fornire loro un valido motivo per potenziare e sviluppare la molteplicità interattiva delle competenze e delle abilità connesse con la comunicazione globale, ma anche con il pensiero.
La valenza formativa del teatro costituita dalle parole, dalla mimica, dal gesto, dal ritmo, dalla danza, dal suono, dal canto e dalla stessa dimensione di spazio-tempo è particolarmente presente nel lavoro del professor Umberto Berardo
Le due commedie “ Ze Necola” e “ Scié maledétta la vecchiaia” permettono, vieppiù, agli alunni di riappropriarsi di una importante caratteristica del territorio, il dialetto, e di riallacciare vivacemente un nesso che li riconduce alle origini.
Il pregio delle due opere sta soprattutto nell’impostazione briosa degli argomenti che attraverso battute spiritose ed esilaranti rendono leggere tematiche di per sé serie; infatti le due commedie inducono i giovani a meditare su problemi prevalenti nel nostro tempo, quali la vecchiaia e l’alcolismo.
I ragazzi sono motivati a riflettere su quanto di positivo può venire dagli anziani, maestri di sobria saggezza, che purtroppo nei piccoli centri urbani vanno sempre più aumentando in ragione inversa alla popolazione giovanile,
L’altro problema, l’alcolismo, costituisce una vera e propria piaga in luoghi che non offrono molte possibilità di utile impiego del tempo.
Sceneggiare le due opere risulterà senz’altro un valido progetto pedagogico-didattico interdisciplinare, poiché permetterà di portare in scena episodi e personaggi che rappresentano la cruda realtà della commedia umana.


Angelica Tirone
Dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale di Castropignano (CB)

Introduzione
 
Le due commedie pubblicate in questo volume sono state scritte a scopo didattico per laboratori teatrali con alunni della scuola media di Torella del Sannio (CB).
Nell’ambiente di vita dei ragazzi non vi sono significative realtà aggreganti esterne alla scuola, né associazioni sportive o per il tempo libero capaci di impegnarli in attività culturali o ludiche in grado di migliorare la vita relazionale e lo spirito di socializzazione.
Per questo nell’anno scolastico 2000-2001 scrissi per i miei allievi una commedia in due atti dal titolo “Scié maledétta la vecchiaia” allo scopo di avviarli alla recitazione con la finalità di migliorarne la capacità espressiva, i rapporti sociali, ma anche con l’intento di dare loro un tempo libero utile e ricco di significato.
Il copione era parte in lingua e parte in dialetto, ma quest’ultimo era da me conosciuto più come espressione orale che scritta, per cui la forma risultava alquanto approssimativa.
Lo spettacolo realizzato a fine anno con pochi mezzi diede vita ad un “teatro povero”, ma molto efficace sul piano educativo ed estremamente apprezzato dalle comunità di Duronia (CB), Molise (CB) e Torella del Sannio (CB).
Questa esperienza mi ha spinto successivamente ad organizzare un piano di lavoro più razionale ed articolato per proseguire una tradizione che in passato aveva trovato consensi non solo tra gli allievi, ma tra gli stessi genitori .
Nell’anno scolastico 2002-2003, insieme ai colleghi di educazione artistica, prof. Nicola Moffa, e di educazione musicale, prof. Giuseppe Natarelli, decisi di programmare un’attività di laboratorio teatrale con la messa in scena di una commedia in tre atti dal titolo “Ze Necola”, rappresentata dagli alunni nel corso di un composito spettacolo di fine anno.
Spinto dal successo di tali esperienze, ho provveduto a studiare le regole fondamentali della pronuncia, del lessico e delle strutture del dialetto torellese, ho riscritto ed ampliato entrambe le commedie ed oggi sono in grado di offrirle al pubblico più vasto dei lettori in una forma sicuramente rispondente alla tradizione popolare dell’idioma locale.
Come accennavo sopra, i due copioni sono scritti parte in lingua e parte in dialetto nel rispetto del modo di esprimersi dei diversi personaggi.
Le due commedie sono state messe in scena sotto la mia regia, con il commento musicale del prof. Giuseppe Natarelli e le scenografie del prof. Nicola Moffa; quest’ultimo ha curato anche le riprese ed il montaggio filmato delle rappresentazioni che hanno consentito all’Istituto Comprensivo di Castropignano di produrre un DVD che permette la visione registrata delle due opere.
Le finalità di questa pubblicazione sono molteplici.
Mi auguro intanto che essa serva ad avvicinare sempre più il pubblico al teatro, ma che possa essere di stimolo soprattutto per diffondere tale genere letterario presso i ragazzi; ho anche la speranza che i testi possano suscitare un serio dibattito culturale, sociale e politico sui temi che le due commedie pongono all’attenzione comune e che sono soprattutto quello dell’alcolismo e della vecchiaia; sono sicuro, infine, che l’uso del dialetto contribuirà a rivitalizzare questa lingua locale dalle grandi potenzialità comunicative ed espressive.
Per aiutare la lettura e comprensione dei testi dialettali, ne viene proposta la traduzione italiana. Prezioso il lavoro del prof. Nicola Moffa per ciò che riguarda le illustrazioni.
Un grazie sentito al dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale di Castropignano, prof.ssa Angelica Tirone, per il sostegno e l’entusiasmo con cui ha seguito il lavoro e per le splendide notazioni didattiche scritte per questo volume.


Umberto Berardo

Storie di vita

 

 

Storie di vita” è una raccolta di undici racconti che,
partendo dalla realtà socio-culturale del Molise Centrale,
seguono le sorti di esseri umani che affrontano
l’esistenza e le sue avversità cercando di proiettarsi
verso un futuro fondato sulla gioia di vivere e la serenità.

Attraverso l’esperienza di personaggi reali o inventati,
ma comunque persone vere e coinvolgenti, l’autore consegna
pagine vibranti che consentono di scavare in fatti storici
e problemi attuali per riflettere insieme ai protagonisti
delle vicende e tentare un avvenire che dia prospettiva
alle giovani generazioni decise a scegliere il Molise
come terra della loro vita.

La scommessa per vincere tale sfida sembra chiaramente
riposta nell’arricchimento culturale dei singoli e dell’intera
società. Il messaggio è quello del lavoro comune, solidale
e sinergico, per organizzare la speranza in un territorio
dalle grandi difficoltà strutturali ed economiche, ma ricco
di umanità, di cultura e di tradizioni.

Nel libro si intravede con chiarezza una necessità
fondamentale per tutti: rimettere al centro dell’esistenza
l’amore reciproco tra gli uomini e la capacità di condivisione.
Il presente lavoro viene diffuso in prima edizione in
millecinquecento copie. I proventi delle prime mille, come il
venti per cento degli introiti delle altre, saranno interamente
devoluti alla Caritas Diocesana di Trivento per il progetto ASHA (speranza) di padre Antonio Germano, missionario in Bangladesh, per la ricostruzione di CHUKNOGOR distrutta dall'alluvione del giugno 2004 .

 

 

 

Intervento dell’Autore durante la presentazione del libro
avvenuta a Duronia il 24 aprile 2004

   

Signore e signori,
quella di questa sera è la terza presentazione del mio libro “Storie di vita”, dopo quelle molto partecipate di Torella del Sannio e di Campobasso.È superfluo parlarvi di una particolare emozione che mi prende per essere ancora di più tra la mia gente, quella stessa insieme a cui ho vissuto la maggior parte degli anni della mia vita e che poi è la protagonista assoluta del volume, costituita
da persone cui sono legato profondamente Duronia, come scrivo nell’introduzione, è un paese che amo e per il quale mi sforzo di spendere, a volte anche riuscendoci poco, tutte le energie di cui sono capace. Prima di iniziare il mio breve intervento, consentitemi di ricordare la figura di don Giovanni Russo, una delle figure forti del mio libro, ideatore della struttura dove siamo ospiti. Non credo si debba aggiungere molto agli ampi e ricchi interventi dei relatori che hanno accettato di presentare il mio libro e si sono espressi in merito con tanta generosità. Li ringrazio, naturalmente, per gli apprezzamenti così lusinghieri che un po’ mi confondono, ma servono sicuramente a liberarmi dall’ansia che mi ha accompagnato dal momento in cui ho concluso il lavoro fino a questa
presentazione del volume. Prendo la parola principalmente per ringraziare voi tutti di
una presenza così massiccia, che interpreto come un momento di interesse e di attenzione per questo mio lavoro che mi auguro rappresenti un’occasione importante per far crescere su questo territorio la riflessione e la cultura, che tanti a Duronia hanno cercato e si sforzano tuttora di
arricchire con il loro lavoro intellettuale. Grazie davvero per essere così numerosi qui questa sera,
soprattutto ai tanti amici che sono rientrati per l’occasione da Roma e da altre città. Consentitemi di esprimere la riconoscenza al parroco, don Gino d’Ovidio, al quale vorrei testimoniare il mio affetto per la sua enorme disponibilità alla collaborazione sia verso la buona riuscita della manifestazione di questa sera che per la diffusione del libro, alla quale egli sta lavorando alacremente. Grazie per la presenza a mons. Antonio Cerrone, vicario episcopale, al carissimo mons. Nicola D’Amico, a presidente dell’Unione dei Comuni “Medio Sannio”, Antonio Lombardi, ed a tutti i sindaci presenti.
Un ringraziamento particolare alle suore missionarie francescane del sacro cuore per l’ospitalità e l’affetto dimostratomi in questi giorni ed alle tante amiche di Duronia che anche questa sera hanno voluto preparare un buffet per gl’intervenuti. Grazie a don Alberto Conti, ad Antonio Lombardi, a Franco Novelli ed a Leo Leone per i loro attestati di stima che non credo di meritare, ma che sicuramente mi hanno commosso. Il mio amico pittore Antonio Di Toro ha fatto un lavoro di
illustrazione esemplare del libro ed a lui, che questa sera è assente per impegni di lavoro e che si scusa per questo con tutti voi, voglio esprimere tutta la mia stima come artista ed il plauso per aver accettato di lavorare come me per beneficenza. Gliel’ho potuto chiedere, conoscendo l’altruismo ed il profondo spirito di solidarietà che sono a fondamento della sua vita. Il mio amico fraterno Leo ha scritto, la leggerete, una preziosa presentazione al volume ed è stato il primo, insieme a don Alberto, che con gli apprezzamenti lusinghieri mi ha condotto alla pubblicazione. Gli sono veramente molto, ma molto grato. Un grazie all’editore Enzo Nocera il quale si è immedesimato nello spirito che ha ispirato il tutto e ci ha dato una grossa mano nella realizzazione del progetto. Grazie alla Caritas Diocesana di Trivento ed all’Unione dei Comuni Medio Sannio che per primi hanno voluto
sponsorizzare questa mia fatica, ma grazie anche alla Regione Molise, alla Provincia di Campobasso ed a tutti i sindaci ed i parroci di questo territorio per l’ impegno che stanno già profondendo in favore della diffusione del libro, i cui proventi, come abbiamo precisato anche in retrocopertina,
andranno alla Caritas Diocesana di Trivento per progetti di solidarietà e di sviluppo, di cui sarà dato ampio resoconto. Debbo esprimere ancora la mia gratitudine all’Istituto Comprensivo di Castropignano ed al suo dirigente scolastico, prof.ssa Angelica Tirone, per l’affetto con cui hanno seguito e stimolato questa mia iniziativa. Non farò più nomi per non dilungarmi, ma grazie, grazie,
grazie davvero ancora a tutti. C’è una persona, tuttavia, che mi è stata particolarmente
vicina in questi tre anni di lavoro con suggerimenti anche di natura critica e che mi ha molto aiutato nel lavoro di revisione delle bozze. È mia moglie Anna, cui devo sicuramente l’input verso la decisione della pubblicazione ed alla quale mi consentirete di esprimere pubblicamente, ma
con discrezione, un forte pensiero di affetto. Mi fermo qui con i ringraziamenti e vi consegno queste mie “ Storie di vita” con una grande speranza nel cuore, che possiate cioè considerare questo libro un dono offerto alla riflessione comune sui temi della nostra esistenza passata e presente. Viviamo in un momento storico in cui la civiltà dell’immagine ci porta subdolamente ad essere consumatori e
fruitori di messaggi che spesso non sono più umani e che comunque sentiamo sempre più lontani dal nostro modo di pensare e di esistere. Sono contento, di avere in sala alcuni dei personaggi del mio
libro, da Guido ai genitori di Franco, anche se, lo capirete leggendo il volume, il protagonista assoluto dell’opera, come accennavo prima, è un’intera popolazione in cammino verso
il riscatto dalla povertà, tutta protesa alla conquista della felicità, oltre che di un’esistenza libera e dignitosa. L’amico Franco Novelli diceva mercoledì a Campobasso che nel volume si intravede in qualche modo una mancata lotta di classe e dunque la ricerca, da parte del mondo contadino, di strade alternative per l’emancipazione sociale e la ricerca di una vita degna di questo nome.
È ciò che realmente è avvenuto a Duronia ed in tutto il Mezzogiorno con il fenomeno ell’emigrazione che è uno degli eventi che racconto nel libro. Mancavano a Duronia, evidentemente, come in tutto il Sud le condizioni culturali, politiche e sindacali perché il popolo oppresso potesse organizzare la lotta del riscatto, ma quando lo stesso trova queste condizioni a Monongah, allora la partecipazione alle lotte operaie diventa incondizionata, come scrivo in uno dei miei racconti. Questo è uno dei temi fondamentali del mio volume, ma mi occupo anche dei problemi educativi, del rapporto d’amore,
della famiglia, della povertà, della malattia, dell’impegno politico, dell’alcolismo, del mondo degli anziani, del rapporto tra uomo e fede. Il mio lavoro ha una pretesa che mi auguro non vogliate
considerare presuntuosa ed è quella di invitare a riflettere sui valori da porre a fondamento della nostra esistenza e di quella dei nostri figli; è per questo che apro il mio volume con un pensiero biblico tratto dal libro di Giobbe in cui il profeta manifesta l’esigenza che la sapienza e l’intelligenza tornino a governare la Terra. E di quanta sapienza ed intelligenza, amici miei, c’è bisogno
in questo nostro tempo spesso pervaso da un pensiero che appare selvaggio e mina alle fondamenta l’amore e la pace tra gli uomini intorno a noi e nel mondo intero. Avrete notato come soprattutto il mio ultimo racconto è pervaso dal sogno che un lavoro sinergico su questo territorio riporti tutti noi alla necessità di tornare a programmare per la rinascita ed il progresso di quest’area, dove ci auguriamo si realizzi il bene comune. Non vogliono essere suggerimenti queste considerazioni che
pervadono il mio libro, perché sono molto lontano come cristiano e come uomo da moralismi di facciata, ma, come dicevo, si tratta di spunti di riflessione per riportare al centro dell’attenzione figure che io considero di un’umanità autentica e spesso sconvolgente per l’insipidità esistenziale
che molte volte prende il sopravvento nella nostra vita in tante circostanze. Quando leggi un libro e la sua prosa ti prende non vorresti mai chiuderlo per fare altro. È ciò che sinceramente, senza falsi pudori, mi auguro per questa mia fatica. La offro col cuore a voi tutti, ma particolarmente ai più
giovani con la convinzione che possa aiutarli a ricostruire il quadro del passato, ma anche ad edificare un futuro ricco di profonda umanità. Sono passati solo pochi giorni dalla prima resentazione del volume a Torella del Sannio ed a Campobasso e devo dirvi che mi stanno già arrivando apprezzamenti lusinghieri e molto confortanti sia sulle fabule e sugli intrecci che sul
linguaggio e sulla tecnica narrativa del volume. Vorrei citarvi testualmente tra tutti quello che mi ha scritto in una posta elettronica un mio carissimo amico sacerdote. “ Carissimo Umberto, mi scrive, nel libro ho trovato tutto il patrimonio della tua esperienza di vita di uomo libero e pronto ad affrontare i problemi della vita con forza ed ottimismo. I personaggi dell’opera, alcuni dei quali mi colpiscono profondamente, entrano nella mente e nel cuore, perché non appaiono maestri, ma testimoni reali di valori forti. Nel libro ti ho visto presente, oltre che nel modo coinvolgente di narrare, soprattutto nel privilegiare il racconto della vita degli umili e delle strade che portano alla
liberazione da tutte le miserie. Il volume è per me uno stimolo a camminare sulle tracce di Cristo e dell’uomo”. Mercoledì sera a Campobasso erano presenti in sala diversi Duroniesi. Tra gli altri c’era il dott. Domenico Petracca, stimato primario ortopedico. Al termine della manifestazione si è avvicinato e mi ha detto testualmente: “ Lasciati abbracciare, Umberto, perché col tuo lavoro mi hai riportato alla memoria tantissimi episodi della storia duroniese, come quella terribile grandinata del 1956 che costrinse tantissime famiglie ad emigrare.” Ieri ho ricevuto una posta elettronica del carissimo padre Antonio Germano che si congratula con la mia iniziativa editoriale e mi incarica di porgere i suoi saluti a questa assemblea che lui sa riunita per oggi. È bello in questi primi giorni ricevere per telefono così tanti attestati di affetto. Se riuscirò a farvi ritrovare, con la sensibilità ed i
sentimenti, a fianco dei protagonisti delle tante storie del mio libro e ve ne sentirete appagati nello spirito, sarò felice di avervi regalato dei momenti di gioia che vengono dalla lettura di pagine che ti prendono e ti portano in un godimento particolare. Con questa speranza vi ringrazio ancora, ricordando che il libro è in vendita in fondo alla sala. Seguirà ora un momento conviviale in cui potrete consumare un buffet che alcune gentilissime signore di Duronia hanno preparato per voi.
Ricordo anche che questa sera alle ore 21,00 nella chiesa parrocchiale ci sarà un concerto del coro polifonico “Coram Populo” diretto dal bravissimo maestro Giuseppe Natarelli. Grazie ancora e buona serata.

Umberto


 
Il teatro e la vita
 

 

 

DEDICA

Ad Alessia, Sara
Emilia e Carmine,
perché la loro vita
sia sempre piena
di amore
per gli altri

 




 



 

 

 
Presentazione

Il Teatro, in quanto forma interattiva di linguaggi diversi che vanno dal verbale al non verbale, dal mimico al gestuale, dal prossemico all’iconico, da sempre nella scuola è considerato prezioso strumento multidisciplinare ed interdisciplinare, utilizzato da tanti docenti come supporto per lo sviluppo formativo basato sull’attivazione dinamico-relazionale, emotiva, culturale ed interculturale dei propri alunni
È in questa ottica che nasce il laboratorio teatrale, capace di favorire significative occasioni di socializzazione, di esplicitare gli aspetti emotivi e comunicativi utili per lo sviluppo globale della personalità, di diminuire le differenze esistenti tra allievi e di costituire un ottimo strumento per la crescita e l'educazione dei giovani.
Nell’attuale realtà sociale caratterizzata da continui fenomeni di intolleranza, di razzismo, di violenza, conoscere e rappresentare il diverso come valore è fondamentale se veramente si vuole adottare un modello didattico multiculturale di valenza europea, il solo in grado di assicurare una reale integrazione nel rispetto della diversità culturale e linguistica.
Fare teatro a scuola significa realizzare una concreta metodologia interdisciplinare che entra di diritto nell'area curricolare per diventare un apprendere che potenzia l’azione di tutte le discipline scolastiche, sviluppa il processo formativo mediante l’acquisizione di conoscenze e permette la maturazione individuale delle competenze.
Attività teatrale significa anche abituare i ragazzi ad osservare ed ascoltare se stessi e gli altri e ciò che avviene intorno a loro. Significa aiutarli a superare incertezze e paure riducendo anche i conflitti interpersonali e, allo stesso tempo, fornire loro un valido motivo per potenziare e sviluppare la molteplicità interattiva delle competenze e delle abilità connesse con la comunicazione globale, ma anche con il pensiero.
La valenza formativa del teatro costituita dalle parole, dalla mimica, dal gesto, dal ritmo, dalla danza, dal suono, dal canto e dalla stessa dimensione di spazio-tempo è particolarmente presente nel lavoro del professor Umberto Berardo
Le due commedie “ Ze Necola” e “ Scié maledétta la vecchiaia” permettono, vieppiù, agli alunni di riappropriarsi di una importante caratteristica del territorio, il dialetto, e di riallacciare vivacemente un nesso che li riconduce alle origini.
Il pregio delle due opere sta soprattutto nell’impostazione briosa degli argomenti che attraverso battute spiritose ed esilaranti rendono leggere tematiche di per sé serie; infatti le due commedie inducono i giovani a meditare su problemi prevalenti nel nostro tempo, quali la vecchiaia e l’alcolismo.
I ragazzi sono motivati a riflettere su quanto di positivo può venire dagli anziani, maestri di sobria saggezza, che purtroppo nei piccoli centri urbani vanno sempre più aumentando in ragione inversa alla popolazione giovanile,
L’altro problema, l’alcolismo, costituisce una vera e propria piaga in luoghi che non offrono molte possibilità di utile impiego del tempo.
Sceneggiare le due opere risulterà senz’altro un valido progetto pedagogico-didattico interdisciplinare, poiché permetterà di portare in scena episodi e personaggi che rappresentano la cruda realtà della commedia umana.


Angelica Tirone

Dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale di Castropignano (CB)

 

Introduzione
Le due commedie pubblicate in questo volume sono state scritte a scopo didattico per laboratori teatrali con alunni della scuola media di Torella del Sannio (CB).
Nell’ambiente di vita dei ragazzi non vi sono significative realtà aggreganti esterne alla scuola, né associazioni sportive o per il tempo libero capaci di impegnarli in attività culturali o ludiche in grado di migliorare la vita relazionale e lo spirito di socializzazione.
Per questo nell’anno scolastico 2000-2001 scrissi per i miei allievi una commedia in due atti dal titolo “Scié maledétta la vecchiaia” allo scopo di avviarli alla recitazione con la finalità di migliorarne la capacità espressiva, i rapporti sociali, ma anche con l’intento di dare loro un tempo libero utile e ricco di significato.
Il copione era parte in lingua e parte in dialetto, ma quest’ultimo era da me conosciuto più come espressione orale che scritta, per cui la forma risultava alquanto approssimativa.
Lo spettacolo realizzato a fine anno con pochi mezzi diede vita ad un “teatro povero”, ma molto efficace sul piano educativo ed estremamente apprezzato dalle comunità di Duronia (CB), Molise (CB) e Torella del Sannio (CB).
Questa esperienza mi ha spinto successivamente ad organizzare un piano di lavoro più razionale ed articolato per proseguire una tradizione che in passato aveva trovato consensi non solo tra gli allievi, ma tra gli stessi genitori .
Nell’anno scolastico 2002-2003, insieme ai colleghi di educazione artistica, prof. Nicola Moffa, e di educazione musicale, prof. Giuseppe Natarelli, decisi di programmare un’attività di laboratorio teatrale con la messa in scena di una commedia in tre atti dal titolo “Ze Necola”, rappresentata dagli alunni nel corso di un composito spettacolo di fine anno.
Spinto dal successo di tali esperienze, ho provveduto a studiare le regole fondamentali della pronuncia, del lessico e delle strutture del dialetto torellese, ho riscritto ed ampliato entrambe le commedie ed oggi sono in grado di offrirle al pubblico più vasto dei lettori in una forma sicuramente rispondente alla tradizione popolare dell’idioma locale.
Come accennavo sopra, i due copioni sono scritti parte in lingua e parte in dialetto nel rispetto del modo di esprimersi dei diversi personaggi.
Le due commedie sono state messe in scena sotto la mia regia, con il commento musicale del prof. Giuseppe Natarelli e le scenografie del prof. Nicola Moffa; quest’ultimo ha curato anche le riprese ed il montaggio filmato delle rappresentazioni che hanno consentito all’Istituto Comprensivo di Castropignano di produrre un DVD che permette la visione registrata delle due opere.
Le finalità di questa pubblicazione sono molteplici.
Mi auguro intanto che essa serva ad avvicinare sempre più il pubblico al teatro, ma che possa essere di stimolo soprattutto per diffondere tale genere letterario presso i ragazzi; ho anche la speranza che i testi possano suscitare un serio dibattito culturale, sociale e politico sui temi che le due commedie pongono all’attenzione comune e che sono soprattutto quello dell’alcolismo e della vecchiaia; sono sicuro, infine, che l’uso del dialetto contribuirà a rivitalizzare questa lingua locale dalle grandi potenzialità comunicative ed espressive.
Per aiutare la lettura e comprensione dei testi dialettali, ne viene proposta la traduzione italiana. Prezioso il lavoro del prof. Nicola Moffa per ciò che riguarda le illustrazioni.
Un grazie sentito al dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale di Castropignano, prof.ssa Angelica Tirone, per il sostegno e l’entusiasmo con cui ha seguito il lavoro e per le splendide notazioni didattiche scritte per questo volume.


Umberto Berardo

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