Riscoprire la tradizione per costruire futuro

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A Trivento don Alberto Conti e l'équipe della Caritas diocesana: “attivare le risorse morali e intellettuali che ancora ci sono”

di Chiara Santomiero (da unitineldono.it)

17 Aprile 2023

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Don Alberto Conti e l'équipe della Caritas diocesana di Trivento si spendono a servizio di una comunità provata dalle sofferenze e dai disagi delle aree interne del nostro Paese. La scommessa, spiega don Alberto, è quella di «attivare le risorse morali e intellettuali che ancora ci sono». Antichi mestieri e tradizione enogastronomica sono un patrimonio da non perdere.
Il Centro Caritas della diocesi di Trivento sorge in una zona periferica del paese. Attorno c’è la campagna. Più che da ragioni edilizie è una scelta dettata dal pudore. È più facile per le persone in difficoltà chiedere aiuto se il ritiro di un pacco alimentare non avviene proprio sotto gli occhi dei compaesani. Ed è una forma di sostegno a cui ricorrono sempre più persone. Quelle che restano, naturalmente. La storia dei Comuni della diocesi, distribuiti tra 2 Regioni – Molise e Abruzzo – e 3 Province – Isernia, Campobasso e Chieti – è una storia di costante graduale spopolamento.

Dagli anni ’50 ad oggi la popolazione è diminuita di oltre il 60%, passando da 90 mila abitanti a meno di 40 mila.

Mentre cresce la popolazione anziana (quasi il 13% della popolazione residente è composta da ultraottantenni) diminuiscono i servizi sociosanitari. L’assenza o la presenza modesta di attività industriali o terziarie alza il tasso di disoccupazione e spinge la migrazione giovanile. È il risultato di una politica che spesso ha lasciato indietro le aree interne.

Nella primavera 2021, a un anno dal lockdown causato dal Covid-19, un’indagine della Caritas Trivento ha proposto un questionario online a tre grandi categorie di attori sociali: i 58 parroci e i 40 sindaci della diocesi e i giovani. Tutti i primi cittadini hanno lamentato la necessità di farsi carico di persone con problemi di reddito gravemente insufficiente. L’assistenza ai disoccupati riguarda 30 comuni su 40 e 13 di questi hanno barrato la risposta “spesso” alla voce sulla periodicità. Anche le parrocchie hanno indicato come priorità l’intervento verso le famiglie per “povertà assoluta”, “disoccupazione” e “terza età in solitudine e priva di assistenza” senza dimenticare i “disturbi psichici”. I 227 giovani che hanno risposto al questionario raccontano di avere molta fiducia nella famiglia e negli amici e poca nella scuola. Temono la solitudine o di perdere i legami affettivi, ma 1 su 6 è deciso a lasciare la propria terra.

«Come dar loro torto? D’inverno, restare in questi paesi è una forma di resistenza» afferma don Alberto Conti, storico direttore Caritas della diocesi e uno dei 300 abitanti del paesino di Castelguidone. Lui però resiste, anzi passa al contrattacco, convinto che “resistere ha la stessa radice di esistere”. Insieme all’équipe Caritas, composta da quattro laici, di cui due a tempo pieno, elabora e promuove progetti che sono una dichiarazione di intenti già nel titolo: “Ricomincio nella mia terra” e “Resto nella mia terra”.

La scommessa della Caritas, spiega don Alberto, è andare oltre l’analisi del declino, della solitudine, della marginalità sociale di questi territori, per «attivare quelle poche risorse morali e intellettuali che ancora ci sono». Riuscire a individuare le soluzioni che ci sono dietro i problemi. E cogliere le opportunità della crisi. Ad esempio la pandemia, che ha spinto l’acceleratore su digitalizzazione e smart working. «Oggi – continua don Alberto – il lavoro agile a distanza ha tagliato la necessità del pendolarismo e avvicinato anche i paesi più distanti». I quali vivono, per alcuni aspetti, una stagione di riscoperta. La valorizzazione di un turismo lento ed esperienziale, sempre più apprezzato, sul territorio del Molise (che esiste, eccome…) può aiutare a conservare mestieri di artigianato di alta qualità come i coltelli di Frosolone, la vaselleria e gli utensili di rame o le campane della millenaria Fonderia pontificia Marinelli di Agnone, il restauro del legno. Vale lo stesso nell’ambito dei sapori della tradizione enogastronomica, della pasticceria, della produzione casearia, dell’apicoltura. Tutti settori in cui la Caritas, utilizzando fondi propri, diocesani e dell’8xmille, nel 2022 e 2023 ha finanziato bandi per percorsi di formazione professionale. Ad oggi ne hanno beneficiato più di 40 persone e sono state avviate diverse piccole attività che contribuiscono a sostenere l’economia familiare.   «Inserirsi nella tradizione per costruire il futuro – aggiunge il direttore della Caritas di Trivento – non è uno slogan. È orientare a liberarsi dal bisogno assumendo responsabilità e diventando autonomi. Il messaggio che la Caritas vuole far passare è che anche qui possono rimanere le famiglie, i giovani, i disoccupati, gli anziani, aiutandosi, promuovendo alleanze, attivando quel capitale sociale che abbiamo avvertito mobilitarsi nei lunghi mesi dell’emergenza Covid. In una parola: costruendo comunità».

(Foto gentilmente concesse da don Alberto Conti)

di Chiara Santomiero (da unitineldono.it)

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