Le architetture della transumanza

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Le vie della transumanza e le fortificazioni lungo i tratturi

di Simona Carnevale - fb

13 Gennaio 2023

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Le opere fortificate lungo i tratturi
In ogni epoca della storia del territorio molisano, il problema della difesa da attacchi esterni è stato affrontato e risolto con differenti metodi, tecniche e sistemi organizzativi. Tutto ciò era conseguente alle particolari capacità economiche delle popolazioni dominanti, agli obiettivi che si volevano raggiungere, alla estensione dell’area da tutelare e, ovviamente, alle situazioni politiche.
La presenza di opere fortificate nel Molise è costante nel tempo: recinti di epoca sannita, accampamenti fortificati e città murate di epoca romana; insediamenti, installazioni ed opere difensive longobarde, normanne, sveve ed angioine, residenze difensive di epoca aragonese. Il Molise conserva testimonianze di architettura militare; documentazioni d’archivio, certamente, ma soprattutto resti di edifici (torri e castelli, recinti e borghi ancora in buone condizioni) e tracce di manufatti allo stato di rudere.
Le architetture fortificate si presentano talvolta deformate da interventi successivi ma possono in ogni caso contribuire a dimensionare, con buona precisione, un’importante sezione della storia del controllo e della gestione del I processi di attribuzione e di riconoscimento degli elementi costruttivi e funzionali, peculiari di un certo periodo, sono spesso fortemente condizionati dalla sopravvivenza di caratteri più antichi e dalla permanenza di modelli il cui impiego si prolunga (almeno un alcune parti delle opere fortificate) in tempi successivi senza subire sostanziali e riconoscibili trasformazioni.

Le vie di transumanza
Nel Sannio, preesistente all’occupazione antropica, esisteva una rete di percorsi naturali tracciati dal continuo spostamento stagionale degli animali allo stato brado in cerca di pascoli. Il termine tratturo, deformazione fonetica del termine latino trattoria, compare durante gli ultimi secoli dell’impero romano. I tratturi (con i percorsi secondari: tratturelli e bracci), attualmente, risultano spesso poco percepibili perché non esistono, lungo il percorso, elementi costruiti con funzione di delimitazione viaria (le piste sono determinate solo dall’usura ripetuta al passaggio degli animali). Il loro tracciato è ancora ben rilevabile in alcune aree mentre più frequentemente risultano deformate dalle ripetute espansioni dei terreni limitrofi messi a coltura e dall’invasione di aree di abbandono. La larghezza originaria (111 m.) è visibile solo in brevi tratti del percorso; i resti architettonici più originali ed interessanti che si incontrano lungo i tratturi sono i ricoveri dei pastori e le taverne (le più antiche sono di epoca romana).

Tra i principali tratturi che attraversano il Molise ci sono:
– il tratturo Pescasseroli-Candela: è lungo 211 km e attraversa ed unisce le ampie vallate fluviali dove, sulle montuosità che ne limitano l’ampiezza, sono state edificate fortificazioni sannite. L’importanza di questo tracciato consiste nell’attraversare la maggior parte delle zone dove sono ubicate le sorgenti dei maggiori fiumi della regione e dove sono presenti alcuni importanti insediamenti religiosi: il tempio italico di Vastogirardi alle sorgenti del Trigno, Bovianum (posto all’incrocio di due vie di comunicazione; il toponimo sembra derivi dagli importanti mercati di bovini che vi si svolgevano) alle sorgenti del Biferno, Saepinum (nasce tra il Il e il I sec. a. C. ed è detta anche “città del tratturo”) alle sorgenti del Tammaro;
– il tratturo Castel di Sangro Lucera: la località Ponte Zittola (in Abruzzo) segna l’inizio del tratturo che collega i territori del fiume Sangro con quelli del fiume Fortore; si sviluppa principalmente nel Molise, conservando, rispetto agli altri tratturi, la quasi integrità del percorso originale. Questo tratturo attraversa la zona più ricca di centri fortificati: Roccasicura, Pescolanciano, Duronia, Castropignano, S. Stefano, Oratino, Campobasso e Gambatesa.

Le fortificazioni di epoca sannita
Nel Molise, già prima della definitiva conquista romana, è presente una fitta rete di fortificazioni, con recinti che spesso raggiungono la lunghezza di alcuni chilometri e una concentrazione di “punti forti”, collocati a dominio delle valli e dei passaggi su alture che la configurazione morfologica stessa contribuisce a difendere.
Il problema della difesa del territorio è stato affrontato, in ogni epoca, con metodi, tecniche e sistemi organizzativi conseguenti alle particolari capacità economiche delle popolazioni, alla estensione dell’area da tutelare e alle singolarità delle situazioni politiche di volta in volta presenti.
La pratica della transumanza, in epoca sannita, era controllata da un sistema di fortificazioni realizzate in opera poligonale. Alcune cinte murarie individuano aree molto limitate per le quali si può pensare ad una frequentazione anche saltuaria, probabilmente determinata non tanto da necessità abitative, quanto piuttosto da esigenze occasionali poste dalla difesa del territorio o dalle diverse modalità di un suo sfruttamento economico. Per altre è chiaro il rapporto con abitati di una certa estensione: la cinta muraria è sempre collocata su un’altura, a ridosso del centro abitato. 
Alcune “aree campione” possono essere significative ai fini della valutazione dei criteri che hanno guidato l’organizzazione degli insediamenti sul territorio: le valli del Tappino e dell’Alto Trigno. Nel primo caso, il percorso del tratturo Castel di Sangro-Lucera costeggia il corso del fiume per tutto il tratto ad est di Campobasso, dal centro di Campodipietra fino alla confluenza con il Fortore. Gli insediamenti sannitici si distribuiscono in maniera omogenea sui due versanti della valle, secondo una logica che appare condizionata dalle caratteristiche orografiche.
Insieme a insediamenti di natura non ancora precisabile, si distinguono piccoli centri abitati, luoghi di culto, siti fortificati. Diversamente dalla valle del Tappino, il bacino dell’Alto Trigno è sempre stato considerato una delle aree più significative nell’ambito dei confini dei Pentri: è attraversato dai tratturi Celano-Foggia, a nord, e Castel di Sangro-Lucera, più a sud, che tagliano il territorio secondo tracciati spesso rettilinei che non tengono conto né della situazione orografica né dell’idrografia, limitandosi ad assecondare l’andamento altimetrico, quando sia possibile farlo, senza deviazioni che facciano allontanare sensibilmente dal percorso più lineare. È questa la zona dove maggiormente si verifica una distribuzione degli insediamenti collegata al tracciato dei tratturi. Si pensi in particolare al segmento del Castel di Sangro-Lucera compreso tra Carovilli e Duronia, lungo il quale si trovano, a breve distanza una dall’altra, le fortificazioni di Monte Ferrante (Carovilli), di S. Maria dei Vignali (Pescolanciano), di Colle S. Onofrio (Chiauci), della Civita di Civitanova del Sannio e della Civita di Duronia. Gli esempi presi in considerazione tendono a manifestare il prevalere di una logica distributiva degli insediamenti legata alle caratteristiche complessive del territorio piuttosto che dipendente da singoli assi viari. Le opere fortificate, infatti, sono sempre collocate sulle parti apicali di alture collegate visivamente tra loro ed individuate in maniera tale da costruire una rete, con punti di incrocio visivo situati ad un interasse variabile tra i 2500 ed i 3000 metri, secondo la caratteristica orografica del territorio.
Elemento caratteristico di queste fortificazioni è la presenza di murature a secco apparecchiate con blocchi di pietra locale non lavorata. La tecnica difensiva maggiormente utilizzata dai Sanniti era quella di costruire mura “a sacco” con le parti a vista costituite da blocchi di grandi dimensioni e la parte interna riempita con pietre di piccola pezzatura. La dimensione in larghezza di un muro, in generale, è raramente minore di 1,50 m. e quasi mai maggiore di 2,50 m. Le dimensioni in altezza sono difficilmente valutabili dato che le cinte murarie non conservano attualmente la loro altezza originaria che però può essere supposta tra i 3-4 metri. La presenza di torri inglobate nelle cinte murarie, non sembra essere una caratteristica delle fortificazioni sannite, ad eccezione di due siti: Le Tre Torrette (Campochiaro) e Monte Vairano (Busso).

Le più importanti fortificazioni presenti in Alto Molise.
Chiauci – Fortificazioni sul colle d’Onofrio
La densità dei rinvenimenti nella valle del Trigno è riflessa nel suo gran numero di centri fortificati e nella loro vicinanza uno all’altro. Solamente a tre chilometri da Santa Maria dei Vignali una fortificazione si estende sul Colle d’Onofrio (951 m.). Il recinto poligonale (possiede un’altezza di 2 m.), benché oggi occupato dal bosco, può essere individuato con facilità; sul versante occidentale sono presenti le tracce di un ingresso. Resti di ceramica, rinvenuti ad una quota molto più bassa, confermano le ipotesi di una successiva colonizzazione romana dell’area.

Carovilli – Fortificazioni sannite di Monte Ferrante
Su Monte Ferrante, in posizione intermedia tra i tratturi Castel di Sangro-Lucera e Celano-Foggia, è ubicato un centro fortificato di notevole entità (a quota 1051 m.), documentato da ceramica del IV-III secolo a.C. e da armi di ferro. Il monte domina il paese di Carovilli e la parte alta del Tirino ed è circondato da mura distribuite in alcuni tratti su diversi ordini con andamento parallelo; sul versante meridionale si allineano su tre tracciati a distanza regolare di pochi metri. Delle mura, attualmente, sopravvivono solamente alcuni resti mentre i ripidi versanti sono protetti da rocce a picco. Sul lato sudorientale ci sono tracce di un doppio circuito di mura per almeno 250 m., mentre sul versante a nord est, proprio sopra il centro abitato, un tratto con blocchi ben conservati per un’altezza di 3 m. si estende per 300 m.

Pescolanciano – Torre di S.Maria dei Vignali
Si tratta di una torre isolata, con una bassa scarpa, ridotta allo stato di Aere; posta sulla sommità di un rilevato roccioso, quasi una motta naturale che controlla il passo del tratturo Ponte della Zittola-Lucera, a breve distanza dai resti di una cinta sannitica e di quelli di un insediamento alto-medievale. Le murature sono costituite da elementi lapidei non squadrati e di pezzatura variabile con due paramenti e sacco interno, apparecchiati su filari in qualche modo regolarizzati, e presentano una bassa scarpa. Sembra che l’altezza totale possa essere stata di una quindicina di metri. Allo stato attuale non sopravvivono feritoie o altri apparati di difesa che possano facilitare datazione e definire le caratteristiche militari.
Tra il Monte Totila e a 1 km a ovest del paese e a sud del Monte Ferrante, sono visibili i resti di una fortificazione di epoca sannita, posta a quota 948 m. Il circuito principale delle mura poligonali possiede una circonferenza di circa 800 m., ma la sommità della montagna era stata delimitata da un recinto più interno di circa 300 m. di lunghezza.
La parte delle mura più facilmente riconoscibile è l’angolo più a sud del circuito interno, mentre quella che è in un migliore stato di conservazione è quella del circuito occidentale.

S.Pietro Avellana – Insediamento fortificato di Monte Miglio
A forma di cono, Monte Miglio è protetto da ogni lato, eccetto quello a sud-ovest; i suoi versanti sono molto ripidi e la roccia a picco protegge la sommità sulle pendici a est e a nord. Un recinto di mura poligonali protegge la cima prolungandosi per circa 200 m. e, nella parte sud, per circa 75 m. dalla sommità. La caratteristica di questa fortificazione è di possedere altri due cinti murari oltre quello principale; una caratteristica non unica nella regione ma riservata, più frequentemente a insediamenti di dimensioni più grandi con versanti meno ripidi.
Il recinto meridionale ha una lunghezza di 1 km, mentre quello occidentale inizia dalla cima del monte da quota 1145 m. e poi si estende sul versante sud della montagna, scendendo per 1050 m. Il circuito più interno raggiunge quello esterno a quota 1325 m. e prosegue sul versante ovest a circa 1225 m. In molte fortificazioni che possiedono più di un circuito di mura, appare chiara l’esistenza di una suddivisione tra un’area di ridotto difensivo e un’altra posta ad una quota più bassa utilizzata per abitazioni e pascolo per gli animali.
Dalla Civita di Civitanova, il fiume Trigno costeggia il paese di Civitanova, prosegue verso nord est ed è raggiunto a destra dalla Fiumarella. Sopra questa confluenza dominano le imponenti rocce del centro fortificato di Civita di Duronia (925 m.). Qui la valle del Fiumarella forma un largo bacino e il percorso del tratturo Castel di Sangro-Lucera collega le due fortificazioni. Il centro fortificato domina il paesaggio per molti chilometri, con vedute dominanti in direzione di Civitanova ad ovest, Pietrabbondante e Monte Saraceno a nord e Frosolone e Matese più lontano a sud.
Sul suo versante più a sud le tre cime, l’impressionante dirupo e la valle più in basso rendono quasi superflua la presenza della fortificazione. Del recinto di mura che una volta circondava gli altri versanti, rimane attualmente solamente la parte occidentale. Questa è ben conservata, di forma romboidale (di dimensioni di circa 450 x 200 m.) e si estende per circa 150 m.; proprio al di sotto di questa, un argine artificiale corre parallelo alle mura. Altre tracce di fortificazioni sannite sono visibili in località la Montagnola mentre a S.Tommaso i ruderi delle fortificazioni medievali si sovrappongono a quelle sannite.

Altre fortificazioni
Nei paesi attraversati dai tratturi è consistente la presenza di castelli o centri fortificati. Nei pressi di Bojano, ad esempio, l’alta valle del Biferno, durante il medioevo, si strutturò in punti forti, nelle cui adiacenze sorsero recinti per la difesa di derrate, uomini e greggi. Importante è l’espansione di molti centri urbani ai margini del tratturo, soprattutto in territorio molisano. Lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, nacquero, tra gli altri, i castelli di Cantalupo, Roccamandolfi, San Massimo, Castelpetroso. Il tratturo Celano-Foggia costeggia, invece, castelli e cinte fortificate quali quelle di Pietrabbondante, Carovilli, Duronia.
Lo stato di conservazione dell’architettura fortificata del Molise comprende edifici in ottimo stato di conservazione e manufatti ridotti allo stato di rudere, talvolta, lasciati nel più completo abbandono. La collocazione in posizioni difficilmente raggiungibili spiega, in alcuni casi, il disinteresse generale e lo stato di incuria in cui si trovano. Altre volte sono opere fortificate urbane a presentare lo stesso stato di insufficienza conservativa peggiorata, in tali casi, dai frequenti spogli di materiali edili ancora riutilizzati fino a pochi anni fa. Una parte delle opere fortificate (soprattutto quelle isolate), di fatto, risulta inutilizzata; alcuni castelli di proprietà pubblica sono usati come musei o spazi espositivi. Una ridotta porzione delle opere fortificate private è oggetto di cura da parte dei proprietari che tentano con notevole impegno personale di mantenere in vita edifici difficilmente adattabili alle esigenze odierne.
È importante affrontare il problema della conservazione degli edifici fortificati. La frequente maggiore disponibilità di spazi rispetto ad altri edifici ed una buona flessibilità di soluzioni proponibili rendono i resti di architetture fortificate sufficientemente adattabili a nuove funzioni. 

di Simona Carnevale - fb

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