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Requiem per una Biblioteca

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Dal 1° luglio la Biblioteca Provinciale di Isernia chiuderà, dopo 42 anni, dicono per sempre

di Agostino Rocco

30 giugno 2022

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Permettetemi un po' di forte malinconia, perché ne ero il padre. Imperfetto, limitato, a volte distratto, ma era mia figlia. So già che finché vivrò mi porterò nel cuore i miei 35 anni passati alla mia scrivania intarsiata, tra giorni dolci e amari, piccole vittorie e grandi lotte per l'intento di migliorarla, ingrandirla, renderla "bella". L'avevo pensata, immaginata, curata e sognata già nel 1976,  presidente della Provincia Giovanni Memmi. Era troppo presto, ma il suo successore Angelo Iovine fu d'accordo, gli sembrò una bella idea dotare Isernia di una biblioteca nuova, dopo le due "comunali". Gettammo le basi e con il presidente Ettore Rufo, nel giugno 1979, il Consiglio provinciale votò unanime l'istituzione "...di una Biblioteca provinciale come fulcro per la crescita cultura e sociale dell'Alto Molise".

Era fatta, ci ero riuscito, tutti i documenti per la approvazione della delibera li avevo redatti con la massima attenzione, sotto la guida del segretario generale Vittorio de Angelis, un amico. Fui nominato vice bibliotecario, ero già di ruolo in Provincia dal 1972, poi fu bandito un concorso pubblico e divenni il primo direttore della neo biblioteca. Bisognava "inventarsi" tutto, dal tipo di scaffali da adottare allo schedario, gli stampati, i registri, mille altre cose e, soprattutto, i libri.

Proposi cinque sezioni, narrativa e letteratura, scienze, urbanistica e territorio, storia, sezione Molise. Poi, col passare degli anni, dai primi duemila volumi del1978, ceduti dalla Provincia di Campobasso, si arrivò a 10, 20, 30mila, alla fine circa 70mila. 

Alla fine del 2010, quando andai in pensione, lasciai una grande emeroteca, una sala mediateca, dodici postazioni PC per gli utenti, schermo digitale, sei postazioni per musica e multimediali. Arredi nuovi, grandi sale di lettura, spazi open. Soprattutto lasciai una utenza giornaliera media di 180/210 unità.  Gli studenti delle Superiori avevano fatto della Biblioteca provinciale il luogo di studio, di amicizie, il rifugio tranquillo dove passare uggiosi giorni d'inverno e bei pomeriggi di primavera. Li conoscevo quasi tutti, ragazzi educati, molti dei quali sono oggi ottimi professionisti, padri e cittadini perbene. Agli universitari procuravo i testi d'esame tramite l'ottima libreria Enzo Della Corte, avvalendomi della consulenza e collaborazione della titolare, la signora Rita, professoressa divenuta libraria dopo la prematura scomparsa del marito Enzo, un grande amico. A volte i "ragazzi" mi portavano i confetti rossi. "Ti sei laureato, complimenti" e li chiamavo "dottore" e loro si schernivano "grazie direttore, grazie di tutto." Poi sparivano, ed ero contento perché avevano un lavoro, finalmente, dopo anni di studio e sacrifici. Nella grande sala di lettura ci sono passati per conferenze e lezioni, tra gli altri, Antonio Spinosa, noto scrittore e giornalista, Angelica Dell'Utri, Consigliere di Stato, Gianfranco Miglio, giurista e politologo, Giorgio Nebbia, grande ambientalista e professore universitario, e una mattina degli Anni Ottanta Giulio Andreotti, allora Capo del Governo. 

Nel 2011, appena dopo il mio pensionamento, la Biblioteca venne relegata tra le cose poco utili, mentre la riforma Renzi delle province fece il resto. Pian piano, i "ragazzi" presero altre mete, io stesso preferii non andarci, in quella Biblioteca dimessa, silenziosa e già moribonda. Ora l'epilogo, triste e dirompente. Chiusura, senza aver nemmeno deciso a chi cedere, vendere o donare quel patrimonio costato alla Provincia, nei suoi 44 di vita, non meno di 4 o 5 milioni di euro. 

Dico l'addio ai miei anni migliori, quando, forse immeritatamente, ma col cuore, ero il direttore della Biblioteca provinciale di Isernia. Il grande mosaico nella mia ormai lunga vita.

di Agostino Rocco (fondatore ed ex direttore della Biblioteca Provinciale di IS) - fb

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