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Un bene comune abbandonato

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Il patrimonio culturale è un bene comune, un bene per il quale il vantaggio o beneficio che ciascuno trae dal suo uso è inscindibile dal vantaggio che pure altri traggono da esso

di Giuseppe La Serra (da lafonte.tv)

8 giugno 2022

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Il mese di maggio per i larinesi è il mese di due eventi importanti: il 15, la festa dei SS. martiri Primiano, Firmiano e Casto; il 25, 26 e 27, la festa del Santo patrono S. Pardo. Una maggiolata, dice lo storico locale Mammarella riportando il pensiero del poeta E. De Rosa, una “espressione di alta fede e di godimento dello spirito, dove l’animo esplode in una purezza di manifestazioni che si riannodano alle antiche memorie frentane”.

Due rievocazioni di fatti avvenuti tanti secoli fa e che rappresentano le fondamenta della comunità cristiana di Larino. Pasquale Ricci, nei suoi Fogli abbandonati di storia larinese così descrive l’accaduto: “Era il 15 Maggio, dal 303 al 305 (…) Pervenuti all’Anfiteatro, Primiano e Firmiano furono torturati, perché rinnegassero la fede; ma a nulla valsero i tormenti; (…) dinanzi al tempio di Marte, (…) con un colpo di scure furono tolti di vita, presente il piccolo Casto. (…) che il 16 maggio subì il martirio”. Così, l’anfiteatro, nella celebrazione di fede del popolo larinese, è diventato una tappa rievocativa fondamentale.
Ricordo che, quando l’intera area adiacente villa Zappone, ricolma delle vestigia romane, era territorio libero, la processione sostava nell’arena a ricordare il martirio dei tre concittadini, il coraggio e la fermezza con cui questi tre larinesi non rinnegarono la loro fede; a pregare per infondere al popolo quella grandezza morale che i pionieri del cristianesimo hanno testimoniato; “fondando la nostra azione proprio sulla meditazione del martirio di quelli che hanno dato la vita per Cristo”. Poi, la processione proseguiva verso il luogo della loro sepoltura.

Da quando la Sopraintendenza ha preso possesso di villa Zappone e della proprietà Calvitti (anfiteatro), la processione non ha accesso all’arena e fa una veloce sosta sulla SS 87, nei pressi della c.d. “porta settentrionale”. Quest’anno, ma non solo, l’incuria in cui versa lo storico monumento ha caratterizzato quel flash rievocativo. Tristezza, sconforto, rabbia, indignazione.
Dalle pagine web del MIBAC Molise, ci informano che: “secondo l’articolo 3 del Codice ‘tutela del patrimonio culturale’, la tutela è ogni attività diretta a riconoscere, proteggere e conservare un bene del nostro patrimonio culturale affinché possa essere offerto alla conoscenza e al godimento collettivi e affinché possa essere preservata la memoria della comunità nazionale e del suo territorio.” e, più avanti, “secondo l’articolo 6 del Codice, valorizzare significa promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica dello stesso anche da parte delle persone diversamente abili, così da promuovere e diffondere lo sviluppo della cultura”.
Tutela e valorizzazione. E, voglio ricordare che, l’articolo 1 del citato codice, in modo categorico afferma: “È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare”. Sembra che il legislatore abbia inteso il patrimonio culturale un bene comune, un bene per il quale il vantaggio o beneficio che ciascuno trae dal suo uso è inscindibile dal vantaggio che pure altri traggono da esso.

Perché questo a Larino non avviene? Ai turisti cui non è consentito visitarlo, agli occhi dei passanti che vedono l’incuria, ai larinesi che non possono fruire di un bene ereditato dai propri avi, appare chiaro chi non rispetta la legge.

Perché gli scavi a Santa Maria del Canneto non sono fruibili? Perché, questo è quanto appare agli occhi dei turisti, gli scavi di Pietrabbondante, Castel San Vincenzo e di Sepino sono visitabili, pagando, in alcuni casi giustamente, anche un biglietto di ingresso, a Larino e non solo, nonostante un avviso di orario, il parco archeologico di villa Zappone e l’area del foro, di fatto, restano chiusi al pubblico? Si ha l’impressione che queste aree, sotto la gestione della Soprintendenza archeologica, siano di loro esclusiva proprietà: altro che bene comune?

C’è da dire altresì, che alla politica larinese e a quella regionale, ormai da tantissimi anni, non interessa affrontare il tema in modo critico e costruttivo. Sembra che ci si accontenti di quanto viene concesso e, secondo una prassi consolidata nel tempo, si facciano pressioni solo per garantire il rispetto di interessi (non sempre legittimi) di natura edilizia.

Come si può fare promozione turistica se il patrimonio culturale di un territorio risulta riservato, abbandonato, trascurato, a volte fruibile secondo i capricci e mai di domenica? Che fare?

Essere un buon cittadino non significa solo essere rispettoso delle leggi e delle regole del gioco democratico, significa essere anche partecipe alla vita pubblica, ai processi deliberativi e decisori in base ai quali si determina il futuro di un territorio, della vita di un popolo.

Non basta indignarsi e aspettare di poter scegliere politici meno corrotti; non basta organizzarsi per influenzare decisioni e scelte politiche. Un buon cittadino incarna entrambe le modalità.  La buona politica sceglie questa strada.

di Giuseppe La Serra (da lafonte.tv)

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