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Storia del Capoluogo 

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Campobasso 1790 ed anni successivi al riscatto della città: i “SALOTTI CULTURALI” raccontati alla mia maniera

di Carlo Musenga - fb

19 aprile 2022

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Dopo l’eversione feudale, i Campobassani furono (non tutti) affascinati dalle nuove idee di libertà che si andavano affermando dalla Francia al resto di Europa. 
L’epicentro di questa rivoluzione culturale in Molise fu il “salotto” illuministico di Olimpia Frangipane. La duchessa, nacque a Mirabello Sannitico nel 1761; fu definita” donna bellissima ed affascinante con corpo giunonico ed armonioso ma soprattutto colta, amante della poesia e della musica”.
Mi piace iniziare da lei per descrivere il contesto in cui il desiderio di cultura e di libertà dei molisani fu alimentato; fu sostenuto da nomi eccelsi della scuola più elevata, quella di Napoli. 
A vent’anni Olimpia era così bella e così colta che in tanti facevano la fila per sposarla. Le chiese la mano pure il Barone Francesco Cardone, di ventisei anni più anziano di lei: titubò ma il padre, il duca Frangipane, forse sapendola un po’ “freccecarella”, donna libera e generosa, “incline alle novità più ardite” (lo scrive il Masciotta) le disse: “pigliat a quisse, siente a me”
Il Barone Cardone di Castelbottaccio, era pure una brava persona ma non di sublime intelletto e, a quanto pare, di forti pulsioni sessuali.
La Frangipane ebbe 13 figli e qualcuno maligno diceva che quasi tutti somigliavano al marito. Lei, faceva i doveri coniugali, s’immergeva nella lettura, curava la sua beltà e diceva al marito: “dai vieni pure tu a sentire i grandi oratori del nostro salotto”; lui rispondeva “no, nn voglie sapè d si fatt”. “Prenditi tutti gli spazi di libertà culturale che vuoi per seguire il vento dell’innovazione illuministica”. Le concesse l'uso una "dipendence" del suo palazzo e lì ospitava la “creme” dei pensatori molisani e non. 
D’altro canto il Barone non era certo all’altezza di Vincenzo Cuoco, della vicina Civitampomarano, un mostro di cultura che fu amico intimo di Alessandro Manzoni. Il nostro immenso conterraneo, giurista, filosofo ed un sacco di cose ancora, frequentava con vera amicizia e stima e forse qualcosa in più, la casa della Frangipane (poi divennero pure parenti perchè la figlia Matilde sposò il fratello di Vincenzo). 
Donna Olimpia aspettava con ansia i ritorni di Vincenzo Cuoco, non vedeva l’ora di parlare con lui di problemi culturali e politici e forse le palpitava anche il cuore; poi andava nella sua residenza napoletana e continuava gli incontri nei salotti “buoni” dove si respirava aria di illuminismo e giacobinismo. Naturalmente rinvitava gli eccelsi pensatori partenopei a Castelbottacio laddove ben presto si creò, per logica conseguenza, un circolo, un cenacolo con idee repubblicane. 
Insomma queste cose accaddero intorno all’anno 1790 e oltre, periodo in cui l’oppressione fiscale borbonica e la Giustizia grossolana rendevano la nostra terra assetata di libertà ed egalitarismo. Il palazzo baronale di Castelbottaccio divenne il cuore pulsante del nuovo progetto repubblicano. Fra gli adepti grandi nomi della cultura molisana e napoletana: Cuoco, Genovesi, Filangieri, Lemaitre di Lupara (maestro di Cuoco), Sanchez, Vincelli, Andrea Valiante con l’amico ingegnere Bernardino Musenga, Galanti ecc. Ma il re di Napoli e soprattutto la moglie, della quale prossimamente scriverò, “tnevan e recchie appizzate” e, nel 1795, fece arrestare quasi tutti per “congiura giacobina”. Tre furono condannati a morte altri a molti anni di carcere, altri ancora sfuggirono all’arresto rifugiandosi in Francia. La fuga di Ferdinado IV da Napoli per l’arrivo delle truppe Napoleoniche, salvò tutti dal patibolo. 

di Carlo Musenga - fb

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