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L’artigianato nella storia di Campobasso

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Campobasso è una città che non ha mai goduto di grandi iniziative industriali, tuttavia alcune preminenze imprenditoriali l’hanno resa famosa in Italia e nel mondo, soprattutto nella prima metà del secolo passato

di Arnaldo Brunale* - fb

16 marzo 2022

Il fiorire di attività, prima di tipo artigianale, successivamente a livello industriale, hanno fatto sì che la nostra città si imponesse all’attenzione dei mercati come la città della pasta, della lavorazione dell’acciaio traforato e del ferro, dei laterizi e dei latticini. Non vanno sottaciute, tuttavia, antiche eccellenze artigianali come la lavorazione della tela e della canapa e la colorazione dei tessuti che una volta si facevano presso il convento di San Giovanni dei Gelsi; la produzione di Poncio della famiglia Fiacco e del bar Lupacchioli; la Crema Milk di Di Zinno, di Trevisani e dello stesso bar Lupacchioli; la produzione delle polveri per le acque da tavola e del dentifricio della Ditta Iaverone (Dentifricio Iaverone, denti da leone!); lo stabilimento tipografico editoriale Colitti; il saponificio Marinelli; il colorificio della famiglia Giampaolo; la fabbrica di cioccolato Carile; gli studi fotografici di Antonio ed Alfredo Trombetta, di Clelio Benevento, ecc.
La creta
La lavorazione della creta in Molise, più in particolare a Campobasso e a Guardiaregia, era un’attività artigianale molto fiorente, anche se non aveva i caratteri della impresa industriale. Il “pignataro” si limitava ad una produzione artigianale di vasellame molto originale, legata soprattutto ad una fatturazione ispirata a canoni estetici, che rendevano il prodotto unico e pregiato nel suo genere, lontano e totalmente diverso da quello industriale. Campobasso, differentemente da Guardiaregia che trattava un tipo di argilla definita “amara” per la sua durezza, lavorava un impasto chiamato “dolce”, per la sua morbidezza. Il vasellame della nostra città, concepito a rilievo, era generalmente di colore marrone, ocra, blu o verde, mentre la parte ornamentale raffigurava soggetti animaleschi (uccelli, serpi, cani, ecc.) o botanici (foglie di varia foggia o frutta). La famiglia di pignatari più nota a Campobasso era quella dei Villani, il cui capostipite, Giovannino, aveva la bottega in Via Sant’Antonio Abate a ridosso dell’omonima chiesa.
La pasta
Fra gli opifici della pasta più importanti di Campobasso si ricordano: La Molisana della famiglia Carlone, il cui capostipite ed iniziatore dell’attività nel1912 fu Nicola, ceduta di recente alla famiglia Enzo Ferro e figli; il Mulino Martino,dei fratelli Martino, che ha cessato l’attività verso la fine degli anni ’70 delsecolo passato; Guacci dell’omonima famiglia, la cui licenza fu ceduta prima allafamiglia Antonio Pallante, in seguito alla famiglia Scasserra che detiene la titolarità tuttoraproducendo la pasta Colavita; Fontanavecchia di Antonio Pallante, che ha chiusolo stabilimento campobassano verso la fine del secolo passato.
L’acciaio
Uno dei settori più fiorenti che ha caratterizzato nel tempo la nostra città, in Italia e nel mondo, è stato quello della lavorazione dell’acciaio con cui venivano forgiate soprattutto le lame da combattimento. Lo scrittore inglese Walter Scott, in uno dei suoi romanzi, parla delle lame di Campobasso ritenendole le migliori del mondo e le più richieste dagli uomini d’armi. Anche nelle scuole, quando si parlava di Campobasso, si ricordavano le iniziative imprenditoriali nella lavorazione e nella produzione delle lame e dei coltelli. Esse si fanno risalire addirittura al 1300, quando i Conti Monforte promossero la forgiatura di lame e spade, ma videro la definitiva affermazione solo nel 1530 circa, sotto la signoria di Ferrante Gonzaga. Questa attività artigianale prosperò in Campobasso fino al 1570, quando Carlo III di Borbone, con un suo editto, proibì la forgiatura delle armi da taglio e da combattimento a tutte le botteghe che operavano sul nostro territorio, con particolare riferimento a quelle di Campobasso e di Frosolone. Gli artigiani del settore non si diedero per vinti, indirizzando la loro attività nella lavorazione artistica dell’acciaio, inventandosi il traforo ed il cesello delle lame da taglio e della posateria prodotte soprattutto nella vicina Frosolone, anche se Campobasso non fu da meno alla prima. In questo campo si distinsero eccelsi artigiani che, con la loro arte, hanno dato lustro, nel tempo, alla nostra città. Tra i più bravi si ricordano: Carlo Rinaldi ed i figli Pasquale e Nicola, Scipione Santangelo che, in seguito, trasferì la sua bottega a Napoli, i fratelli Terzano, di essi Bartolomeo era ritenuto il più bravo nella traforazione e nel cesello dell’acciaio, Angelo Cicchese, Gennaro Lattanzio, Egidio Cancellario, Francesco Di Stefano, abile artigiano nella lavorazione dei ferri chirurgici, Michelangelo e Gregorio Eliseo, Domenico Venditti, Michelangelo Gravina, Giovanni e Mario Villani, Raffaele e Nicola Mastropietro, Giuseppe Lanza e, per finire, Cosimo di Tota, che esercitò la sua arte fino agli inizi degli anni ’80 del secolo passato in una modesta bottega di Via Cardarelli. Oggi, questo tipo di attività è quasi del tutto scomparso. Campobasso annovera ancora pochissimi Maestri nella traforazione e nel decoro dell’acciaio tra cui si distinguono Aldo Perrella, allievo di Mario Villani, Nicola Francescone e Antonio Muccino.
Il ferro
Campobasso si è resa famosa attraverso i secoli ugualmente per la lavorazione del ferro, anche se altre pregevoli iniziative artigianali, come ad esempio la lavorazione dell’oro, del rame, della concia delle pelli, della colorazione dei tessuti, non furono da meno alla prima. Queste importanti attività artigianali trovarono la loro massima espressione verso il XVI secolo, sotto la signoria di Ferrante Gonzaga, che favorì il sorgere ed il raggrupparsi, in determinati luoghi della città, di botteghe di artigiani. Non a caso la toponomastica di molte strade del borgo antico si caratterizzò con il nome dall’attività predominante che si svolgeva lungo il loro asse: via dei Ferrari o Férrarie, via degli Orefici, via delle Cunciarie, via delle Cérarie, ecc. Mentre alcune realtà artigianali, come la concia delle pelli, la colorazione dei tessuti e della lana, l’arte orafa, sono lentamente regredite con il trascorrere del tempo, probabilmente per mancanza di materia prima ma non di idee, quelle dell’acciaio e del ferro hanno accresciuto sempre di più la loro produzione. La forgiatura del ferro, soprattutto, non ha mai conosciuto crisi trovando la sua massima espressione artistica tra il XIX e XX secolo ad opera della famiglia Tucci. Antesignano di questa pregevole arte fu Nicola, nato nel 1856. A lui succedettero i figli Salvatore (1881-1965) e Giuseppe (1884-1947), che operarono dalla fine dell’800 fino al primo trentennio del ‘900. I loro degni eredi furono Nicola (1914- 2001), figlio di Salvatore ed il cugino Salvatore (1902-1948), che improntarono della loro arte i decenni successivi fino agli albori del 2000. Dalle officine Tucci sono usciti, nel tempo, autentici capolavori del ferro lavorato, come i lampioni che ingentiliscono la facciata del cinema-teatro Savoia; i cancelli, i lampioni e le panchine di Villa De Capoa e di Villetta Flora; le numerose balconate, dallo stile liberty al neo rococò, che arredano via Marconi (palazzo Grimaldi, palazzo Guerriero sopra tutti), corso Bucci, via Cavour, viale Elena, via Principe di Piemonte, ecc.; il cancello di palazzo San Giorgio; due grandi portalampade, il cancello della balaustra ed il grande candelabro per la cera pasquale nella chiesa della Madonna del Monte; il lampadario della Casa di Carità; il lampadario ed i portalampade con gigli e foglie di olivo della chiesa del Sacro Cuore; e, per finire, ma non ultima, la struttura del 13° Mistero, quello del SS. Sacro Cuore di Gesù. Dalla loro scuola è uscito Rolando Biondi che, poi, ha trasmesso la sua passione ai figli.
I laterizi
Tra gli opifici che lavoravano i laterizi, adoperando solo ed esclusivamente la materia prima del posto, l’argilla, vanno menzionati lo stabilimento del cav. Giuseppe Petrucciani, che ha cessato l’attività nella seconda metà del secolo passato, e quello dei fratelli Giampaolo che, a differenza di molti altri che sono stati costretti alla chiusura, ha continuato ad eccellere in campo nazionale per la qualità dei suoi prodotti, soprattutto nella produzione dei colori per l’edilizia.
I latticini
Nel settore lattiero-caseario Campobasso ha annoverato da sempre eccellenze produttive, anche se di rilievo artigianale. Fra di esse vanno ricordate la Latteria Centrale del Sannio di zio Pasquale, che di recente ha cessato l’attività, il Caseificio Monforte di Libero e Giuseppe Gianfagna, il Caseificio Valmolise dei fratelli Angelo e Nicola Di Paola, la Centrale del latte del Molise della famiglia Sassano. L’affermazione dei loro prodotti va attribuita alla ricchezza dei pascoli molisani ed alla bontà del latte di cui si servono per lavorare i loro prodotti.

*Prof. Arnaldo Brunale, campobassano doc, laureato in lettere moderne con indirizzo storico; studioso e docente del dialetto e delle tradizioni molisane; autore di poesie in vernacolo e in lingua; vincitore di numerosi concorsi di poesia e narrativa; già ricercatore esterno sugli studi dialettali per l’Università degli Studi di Firenze. Ha pubblicato una serie di scritti riguardanti la storia, il dialetto e i costumi campobassani. Ha in via di pubblicazione il Vocabolario Ragionato del dialetto di Campobasso (dall’italiano al campobassano).

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