Salutequità in Molise

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Ultima chiamata per il diritto alla salute nella nostra Regione

di Tamara Santoro (da colibrimagazine.it)

18 febbraio 2022

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L’assistenza domiciliare integrata (ADI) in Molise è tra quelle che in Italia assistono la maggiore percentuale di ultrasessantacinquenni.

Una medaglia importante se si considera che la Regione si caratterizza per un’alta presenza di aree montane e zone disagiate.

Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e se le prestazioni di ADI per 100mila abitanti sono tra le più numerose del Paese, il totale delle ore per singolo caso trattato nel 2019 è la metà rispetto alla media nazionale: 9 ore in Molise rispetto alle 18 dell’Italia e 50 del Lazio, 36 della Campania e della Sicilia.

Le “buone notizie”, però, finiscono sostanzialmente qui.

Per gli altri indicatori di salute ed efficienza dei servizi, il Molise, in piano di rientro da oltre 10 anni (dal 2007) e commissariata per la sanità, è oggi tra i fanalini di coda delle Regioni.

Secondo i dati del monitoraggio sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), nel 2019 (ultimo anno analizzato) è l’unica Regione insieme alla Calabria a non aver rispettato i LEA.

“Invertire la rotta si può. Il Molise può essere un laboratorio e un incubatore di innovazione, purché utilizzi bene e tempestivamente le opportunità del Piano nazionale ripresa e resilienza (PNRR) che cade fortunatamente per la Regione nel momento in cui si deve lavorare al Piano Operativo 2022-2024, con il quale ovviamente ci dovranno essere interrelazioni e integrazioni fortissime. In questo percorso, difficile e sfidante, la Regione non è sola: ci sono professionisti sanitari e cittadini pronti a collaborare e partecipare – Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, Organizzazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute – L’altra grande sfida è recuperare al più presto le cure sospese in questi due anni utilizzando bene le risorse previste in legge di Bilancio, migliorando ancora il piano regionale di recupero approvato recentemente anche nell’accountability. Per dare le risposte che servono è fondamentale risolvere le carenze del personale sanitario, che sconta anche la poca attrattività del Servizio Sanitario Regionale. E questo dovrà essere affrontato anche dal sub commissario che manca già da oltre 1 mese”.

Tra le inadempienze rilevate dal Ministero ci sono i programmi di screening oncologici organizzati (cervice uterina, mammella e colon retto), con un punteggio giudicato “non accettabile” (3 lo score del Molise rispetto al valore considerato normale >9).

Le cose non vanno – ma sono “in miglioramento” – anche per quanto riguarda i posti letto per gli anziani nelle strutture residenziali, mentre si ricade nel “non accettabile” per lo scostamento dai valori normali per l’assistenza ospedaliera e la salute mentale. Nel 2019 in Molise sono stati assistiti presso i dipartimenti di salute mentale 1,9 cittadini per 1000 residenti contro i 21,52 in Emilia-Romagna, con un peggioramento significativo rispetto agli anni precedenti.

Sull’assistenza ospedaliera la percentuale di over65 con frattura del femore operati entro i due giorni è del 28% (valori considerati normali superiori a 60%) contro il 63,8% di Abruzzo o 68% del Lazio.

Uno spaccato ad alto rischio quindi per la sanità regionale, che l’analisi di Salutequità ha messo in evidenza e sottolineato punto su punto nella review “Lo stato di Salute dell’Art. 32 della Costituzione in Molise”, presentata oggi a Campobasso.

I dati del Molise sulla sanità sono (quasi) tutti in rosso e non è un problema di finanziamento, in linea con il resto d’Italia. Alla base piuttosto c’è un difetto di programmazione sanitaria, organizzazione dei servizi e una carenza di personale, andato diminuendo negli anni, anche per colpa dei blocchi di turn over (ricambio rispetto a chi va in pensione) dovuti al piano di rientro e al commissariamento, ma non solo.

Tra il 2010 al 2018 la Regione ha perso 1027 unità di personale sanitario: di cui 204 medici e 366 infermieri.

E i cittadini molisani si spostano per curarsi: il tasso di ospedalizzazione fuori Regione per 1.000 abitanti è il più alto d’Italia (27,70).

Per non parlare degli investimenti per l’edilizia sanitaria, previsti – e via via incrementati – fin dal 1988: oltre 142 milioni ancora da utilizzare su poco meno di 170 a disposizione.

Il Molise ha difficoltà evidenti nell’implementazione delle decisioni assunte: è l’esempio dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA). Ne sono stati approvati 14 tra il 2016 e il 2019, ma dai dati del monitoraggio del Ministero la loro attuazione è critica e con difficoltà crescenti negli anni.

E ancora il fascicolo sanitario elettronico è attuato ma poco utilizzato, con valori percentuali che non raggiungono (al secondo trimestre 2021) nemmeno il 5% della popolazione, contro Regioni (quasi tutte al Nord a onor del vero) che raggiungono o comunque sfiorano il 100 per cento.

E le criticità sono anche nel Piano nazionale Cronicità: recepito con due anni di ritardo e rimasto per ora solo sulla carta: il gruppo di lavoro regionale di coordinamento e monitoraggio del Piano sembrerebbe non essere stato attivato e non si trovano informazioni sul sistema di stratificazione della popolazione nella Regione (a parte una sperimentazione del 2018 su dati del 2017).

di Tamara Santoro (da colibrimagazine.it)

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