È tièmpe de véllegna

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Vendemmiare e vinificare solo qualche decennio fa

di Arnaldo Brunale - fb

10 settembre 2020

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Dopo tanta fatica da parte dei contadini per la cura della vigna c'erano la raccolta delle uve e la vendemmia. Nei tempi antichi la raccolta delle uve e la vendemmia (véllegna) erano una vera e propria festa di gioia per i contadini, non che non lo sia oggi. Questi lavori, una volta, si facevano tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre cantando, nell’arco delle giornate, vecchi motivi andati perduti nel tempo. L’uva raccolta si metteva nei tini per essere pestata con i piedi. L’operazione, riservata all’uomo, consentiva di ottenere il mosto che veniva fatto fermentare (nuvéllà’) in robusti tini di legno, dopo essere stato rimescolato più volte per far scendere in fondo al recipiente le vinacce. Il vino si travasava a dicembre in grosse botti di legno o, in casi rari, a gennaio, in una giornata priva di vento con la luna calante. La prima degustazione del vino nuovo avveniva l’11 novembre (Festività di S. Martino) accompagnato da una sostanziosa mangiata di castagne. Alla fine della vendemmia i nostri contadini amavano trascorrere la serata attorno ad una ricca tavolata tra abbondanti libagioni di vino genuino e ricche risate, terminando la giornata con balli al suono dell’organetto. Un saggio locale così recitava: L’acqua va a’la spalla e cu vine buōne la capa nén abballa! (L’acqua va alla spalla e con il vino buono la testa non balla!). Il vino prodotto era sufficiente alle strette esigenze della famiglia. Quando, però, la produzione risultava abbondante, i contadini vendevano la parte eccedente al privato facendo concorrenza alle osterie. Essi richiamavano l’attenzione della gente ponendo davanti alle loro case una botte vuota adornata da una frasca. Questo originale modo concorrenziale di vendere il vino al privato, da parte dei contadini, fece sì che per l’occasione fosse coniato dagli osti, cioè da coloro che vendevano il vino con una regolare licenza, una battuta rimasta indelebile nel tempo: U vine buōne sé venne pūre senza frasca! (Il vino buono si vende anche senza frasca!). Come per dire: Ricordatevi che anche noi vendiamo il vino buono!

Anche se il progresso ha cancellato molte delle abitudini di origine contadina dei campobassani, nella nostra città ancora resiste l’abitudine della vendemmia, per cui, non è infrequente che, durante il periodo autunnale, si avverta il forte odore del mosto provenire dagli scantinati di alcune abitazioni. 

di Arnaldo Brunale - fb

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