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Da Venafro a Portocannone

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L’olivicoltura nel Molise è tanta parte dell’agricoltura regionale e della stessa immagine del Molise: culla delle Città dell’olio

di Pasquale Di Lena (da lafonte.tv)

24 febbraio 2020

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L’olivicoltura nel Molise è tanta parte dell’agricoltura regionale e della stessa immagine del Molise: culla delle Città dell’olio; terra della biodiversità con 19 varietà autoctone e, con Larino – fatto unico al mondo – che ne ha ben tre e tutte legate al suo nome; sede del Parco regionale storico dell’olivo di Venafro;  prima esperienza “ASPEm- Agricoltura sociale per la promozione di empowerment nelle donne vittime di violenze e famiglie monoparentali con minorenni” con l’olivo protagonista del recupero dalla violenza e la produzione dell’ olio “La Terra delle donne”.

Una coltura di grande attualità che ha tutto per contribuire, con il biologico e la sostenibilità, a dare all’agricoltura, una volta rimessa al centro dello sviluppo, un domani certo al piccolo grande Molise, la città-campagna che ha tutto per essere un laboratorio di ricerca utile alle altre regioni del nostro Paese.

Un patrimonio enorme di biodiversità – come sopra sottolineavo – soprattutto di olivi e oliveti secolari, che sono lì a rappresentare il tempo, quello passato che ci ha portato non solo a vivere l’oggi, ma che, nella continuità, ci assicura il futuro, nostro e delle nuove generazioni.

Olivi secolari – testimoni di territori e, come tale, della nostra identità – che hanno la forza e la capacità di raccontare il tempo. E non solo, anche di essere interpreti preziosi del presente e del futuro dell’olivicoltura molisana, che con il Distretto BioMolise e le iniziative del Consorzio Tump, ha tutte le possibilità per segnare altri nuovi territori all’insegna del biologico e della sostenibilità.

Calpestare la terra che nutre e ospita uno o più olivi secolari è provare una sensazione molto bella con la luce filtrata dai fitti rami di piante che da anni, secoli, o, addirittura millenni, si toccano e, con il soffio leggero del vento, si accarezzano e si parlano come i bambini quando s’ incontrano la prima volta e si fissano per riconoscersi. Parlare con questi “patriarchi” è un’emozione.

Ci sono due luoghi nel Molise fortemente segnati da oliveti secolari: quello, all’inizio citato, delimitato dal ‘Parco regionale storico dell’olivo di Venafro’, ancora unico in Italia e nel mondo, dedicato agli ulivi e alla storia dell’olio italiano; l’altro, quello che contrassegna l’intero paesaggio olivicolo che circonda Portocannone, che ha tutto per diventare, allargando il discorso all’intera fascia litoranea che dal Saccione va al confine con l’Abruzzo, il ‘Parco degli oliveti secolari’.

Due luoghi che hanno nel valore ‘tempo’ il grande protagonista. Un valore, oggi più che mai, fondamentale per il cammino dell’uomo che vuole tagliare i traguardi che portano al futuro, soprattutto in questa fase di grande difficoltà e disorientamento con un pezzo di pianeta che ogni giorno scompare.

Due luoghi magici: nel caso di Venafro, quello che racconta la grande storia dell’olio italiano, soprattutto la sua qualità, quella riconosciuta e la più ricercata al tempo dell’impero romano; e, nel caso di Portocannone, quello che racconta, con il tratturo, le voci e i passi della transumanza; l’ospitalità, nella metà del secondo millennio, offerta alle genti arrivate dall’Albania, che hanno trovato nei rami possenti di questi giganti l’abbraccio rassicurante dopo l’abbandono della loro amata terra.

Uno straordinario patrimonio che, per essere salvaguardato, tutelato, ha bisogno di essere conosciuto, promosso, valorizzato, sapendo anche che, solo rispettando questi nostri patriarchi o giganti, possiamo costruire il futuro della nostra olivicoltura.

Se i territori più rappresentativi di questo spettacolo del tempo, dell’ambiente e del paesaggio, sono Venafro e Portocannone, è anche vero che lungo l’asse sud-ovest e nord-est, che collega questi due luoghi posti ai lati del Molise, si estende il resto dell’olivicoltura molisana, quella di oggi e, ancor più quella di domani. La presenza ovunque di piante secolari, una volta monitorate e mappate, possono servire a disegnare ‘le Vie del Tempo’, percorsi unici alla ricerca de ‘l’Olio del Tempo’, delle storie, dei racconti, delle tradizioni tutte legate alla ruralità, l’insieme di valori che il tanto declamato “progresso” ha distrutto e cancellato altrove.

Percorsi a disposizione degli amanti della natura, della storia, della cultura, delle tradizioni, che hanno voglia e piacere di godere il progresso vero, qual è quello del contatto con la natura, con la possibilità di dialogare e stare insieme, vivere esperienze, respirare aria pulita, mangiare cibo sano per la salute e il benessere. In pratica provare sensazioni ed emozioni seguendo il volo di una farfalla; ascoltando il ronzio di un’ape al lavoro, che si carica del polline di un fiore; accarezzando un olivo e parlando con quelli che, con voce silente, hanno secoli da raccontare, cioè il tempo. 

di Pasquale Di Lena (da lafonte.tv)

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