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Il Sud s’è desto

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Resoconto dell’incontro “Zero al Sud-La lotta dei Comuni per avere quanto gli spetta”

di Redazione de ilbenecomune.it

29 novembre 2019

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Si è svolto ieri, nel primo pomeriggio, presso la fin troppo piccola sede del Parlamentino regionale di via XXIV maggio a Campobasso, l’incontro promosso dal Coordinamento Sindaci Ricorso FSC (Fondo di Solidarietà Comunale), intitolato “ZERO AL SUD – La lotta dei Comuni per avere quanto gli spetta”

L’introduzione e la conduzione dei lavori sono state svolte brillantemente da Micaela Fanelli, Consigliera regionale, componente del direttivo ANCI (l’associazione dei Comuni italiani) e attivista della prima ora nella mobilitazione dei Comuni del centro-sud contro il progetto di autonomia differenziata di stampo leghista.

All’evento hanno partecipato Marco Esposito (giornalista e autore del libro inchiesta “Zero al Sud”), Pino Aprile (giornalista e scrittore meridionalista), l’avvocato Salvatore Di Pardo curatore del ricorso dei sindaci molisani e, fra gli altri, i Sindaci Roberto Gravina, Giacomo D’Apollonio, Antonio Cerio e Salvatore D’Amico. L’incontro ha offerto l’occasione di un ampio e articolato dibattito a cui hanno partecipato attivamente numerosi amministratori locali.

Marco Esposito ha fatto un’analisi dettagliata di come attualmente avvenga la ripartizione del Fondo di Solidarietà dei Comuni, una sperequazione sfacciatamente a favore delle Amministrazioni del Nord Italia. “Ciò succede – ha spiegato Esposito – perché la ripartizione non si basa sui LEP (livelli essenziali di prestazione), ma sullo “storico” delle prestazioni erogate dai Comuni“. 

Per cui si è determinata la situazione paradossale che a beneficiare maggiormente dei fondi siano quelle realtà che finora hanno speso di più perché più (ingiustamente) hanno ricevuto, mentre a rimanere penalizzate sono state proprio le aree costrette ad erogare meno servizi ai cittadini, in ragione dei minori finanziamenti ricevuti.

L’avvocato Salvatore Di Pardo ha fatto il punto sul ricorso amministrativo pendente dinanzi al Tar del Lazio (la cui decisione nel merito è attesa per il mese di maggio 2020) e si è detto convinto di una soluzione positiva, così come ha annunciato alcune novità contenute nel Decreto Fiscale che vanno nella direzione di un riequilibrio nella ripartizione del Fondo. 

Ha spiegato in dettaglio poi i primi e significativi effetti già ottenuti dal ricorso ancora in itinere.

Pino Aprile ha iniziato il suo intervento rispondendo alla domanda della Fanelli che gli chiedeva se al Sud stesse succedendo qualcosa o meno. L’autore di “Terroni” ha esordito con un “sì” secco mentre indicava la sala gremita di Sindaci e Amministratori. 

Ha poi svolto un lungo e appassionato intervento incentrato sulla psicologia del potere, sulle modalità attraverso cui i vincitori mantengono la cultura della sconfitta che lega i vinti alla loro condizione subalterna. Ma solo i vinti hanno un potere che è il motore della Storia: quello di progettare il futuro. 

Mentre i vincitori hanno interesse che tutto permanga così com’è, i vinti trovano nel presente indegno la spinta a lottare per il cambiamento. Perché sono schiavi, sono terroni, non hanno diritto alla sanità, agli asili, ai servizi elementari. Solo noi – ha esclamato – possiamo pensare l’Italia del domani, perché noi siamo i vinti della nostra Storia.

Particolarmente significativo il passaggio sul “Molise che non esiste”. Pino Aprile ha fatto l’esempio di Matera che un tempo era descritta come un luogo di cui vergognarsi, la città dei sassi, povera e indecorosa, fino a che Pier Paolo Pasolini non ne rovesciò la narrazione precorrendo, grazie alla sua capacità di visione, quello che sarebbe accaduto nei giorni nostri: Matera capitale della cultura. 

Abbiamo fatto grandi cose – questo è stato il succo del discorso – ma le abbiamo abbandonate perché i vincitori ci hanno indotto a vergognarci. 

Occorrerebbe una terapia psicoanalitica collettiva, come si fa con chi ha subito gravi violenze, per recuperare la memoria e tornare padroni di noi stessi. Il nostro problema è che ci comportiamo da sconfitti, come se si fosse impressa la sconfitta nel nostro DNA. Ma adesso – e questa è la rivoluzione – stiamo recuperando la nostra coscienza e ci accorgiamo di quello che finora non avevamo mai visto.

Per esempio, che il Nord stava fregando i soldi ai nostri Comuni…

di Redazione de ilbenecomune.it

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