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Il cortometraggio “Soffio” di Nicola Ragone

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Roma, E’ un racconto della ricerca di libertà e identità attraverso la sconcertante storia vera di una donna iraniana

di Anna Maria Salina (da ilquotidianodellazio.it)

19 novembre 2019

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Domenica 17 novembre, al Nuovo Cinema Aquila è stato proiettato il nuovo cortometraggio "Soffio", di Nicola Ragone. Il giovane e già affermato regista e sceneggiatore di origini lucane, classe 1986, vanta un curriculum di rilevante interesse. Tra i suoi lavori più importanti il cortometraggio Sonderkommando per merito del quale gli è stato conferito il Nastro d'Argento 2015, in questa sezione.

Ragone si distingue per i suoi lavori mirati alle realtà sociali attraverso la ricerca di dettagli, introspezione, ricchezza di immagini volte spesso a sostituire magistralmente dialoghi verbali. Ritroviamo queste sue doti creative in Soffio: istanti da osservare attentamente, tra il bianco e il nero, tra l'atrocità di un trauma subito e la consapevolezza di un non ritorno recepito come libertà. Attraverso questo limbo ogni gesto, ogni respiro che da soffio si trasforma nell'assordante rumore all'interno di una fredda cella, accompagnano la protagonista verso la necessità di riprovare desideri ed emozioni - seppur contrastanti - come se una fine imposta le garantisse la rinascita.

Su di un foglio le parole della donna attraverseranno ogni sorta di reclusione finendo tra le dita della madre. Lo spettatore spia la donna allo stesso modo di colui che lo fa attraverso uno spioncino di una porta sbarrata, senza via d'uscita. Soffio è questo: l'impatto con una realtà che molte donne vivono oggi nel mondo. Soffio è consapevolezza ed emozione, è il respiro sospeso tra le nostre vite piene di mostri da noi stessi creati e da quelli che si incontrano sotto umane sembianze. In entrambi i casi c'è chi decide di ucciderli e liberarsene... qualunque sia il prezzo da pagare. Rimane tutto sospeso, poiché tutto è relativo rispetto alla nostra identità e al nostro pensiero.

Girato nel carcere abbandonato di Irsina (Matera), il cortometraggio in questione rappresenta il grido di un'esistenza che continuerà a vivere nonostante la morte, considerato il fatto che esiste la memoria. E continuerà ad avere un senso ogni volta si deciderà di non girarsi dall'altra parte di fronte a gravi ed ignobili cotesti. Importante è la riflessione dinanzi a ciò che ci accade intorno e nella società globale. Si può e si deve trovare tempo per la riflessione, magari iniziando proprio dalla visione di questo eccellente lavoro.

di Anna Maria Salina (da ilquotidianodellazio.it)

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